FacebookTwitterIstagram
24 Gennaio 2023

Lettera a me stesso da giovane | Giovanna Tiezzi e Stefano Borsa di Pacina

Con questa lettera inauguriamo un nuovo filone narrativo, un altro capitolo di Intravino a cui teniamo molto.

La comunicazione – del cibo, del vino e non solo – viaggia veloce e spesso il tempo della riflessione è soggiogato da quello della condivisione rapida e superficiale. Si lancia il sasso nello stagno e si aspetta solo il ritorno di qualche piccola onda, spesso maligna e rude. Qui vogliamo provare a costruire uno spazio di pensiero dal riverbero più lungo di un’onda nello stagno che rapidamente scompare.

Esiste un bellissimo progetto editoriale di una magazine sportivo statunitense al quale mi sono ispirato: Letter to my younger self sul The Players Tribune. La rivista chiede ad atleti famosissimi di tutto il mondo – ormai ritiratisi dalle competizioni – di scrivere una lettera a loro stessi nel momento esatto in cui esordirono nelle rispettive carriere. Per intendersi, gente del calibro di Gigi Buffon, Kobe Bryant, Pete Sampras e tantissimi altri.

Con Lettera a me stesso da giovane ho pensato di fare la stessa cosa però coinvolgendo grandi vignaioli, gente del vino di cui spesso ci appassioniamo e vogliamo sapere più cose possibile, come fossero vere e proprie star. Sono andato alla ricerca del turning point, come lo chiamano in inglese, il momento topico e decisivo nella vita di un essere umano. Il momento degli inizi, il momento degli esordi di una giovane vita che sta anche inconsapevolmente virando verso lidi che solo nel presente poi riusciamo a decifrare. Spesso, non sempre.

Si parla troppo di vino – sentiamo ripetere spesso – ma sempre troppo poco di comunità, di politica, identità e storia. Della storia rurale e sociale del nostro paese. Con Lettera a me stesso da giovane sono andato alla ricerca di pagine non ancora scritte, o scritte solo parzialmente. Iniziamo oggi con due persone che hanno tanto da raccontare: Giovanna Tiezzi e Stefano Borsa di Pacina.

Buona lettura e buon viaggio.

Jacopo Manni

 

Pacina, vendemmia 1987

Cari Giovanna e Stefano,

in questo momento a Pacina si stanno prendendo delle decisioni che segneranno il nostro futuro. Giovanna, sei appena tornata a Pacina dopo la tua vita da ballerina con la compagnia Koteba in Costa d’Avorio e tu Stefano, dopo la laurea in Agraria a Milano e alcune esperienze di lavoro nelle campagne del centro Italia, stai arrivando in Toscana nel Chianti: tra pochi anni vi incontrerete.

Dovete essere pronti a comprendere l’importanza di quello che sta avvenendo. La Fattoria di Pacina, dopo il tempo della mezzadria, va avanti con nuovi sistemi di conduzione che però stanno già segnando il passo ed entrando in una criticità locale e globale. La particolare attenzione verso il mantenimento dell’equilibrio dell’agro-ecosistema nella conduzione dei terreni dell’azienda non basta.

Giovanna, i tuoi genitori – Lucia ed Enzo – hanno capito e sanno che così non si potrà andare avanti. La loro scienza e conoscenza, la loro sensibilità ed il loro umanesimo li fa guardare oltre e gli fa vedere il mondo che non sarà più, e l’incertezza del mondo che verrà. Bisogna fare un passo decisivo: subito e senza compromessi.

Come scrive il babbo Enzo a chi si occuperà manualmente della vendemmia e della vinificazione di questo 1987: “Il vino nella bottiglia oltre ad esser di buona qualità organolettica deve essere di buona qualità alimentare e quindi non contenere alterazioni dovute agli interventi chimici in vigna ed in cantina”.

Enzo e Lucia Tiezzi

Senza indugio e senza compromessi dovete perseguire questa strada!
Voi vivrete, lavorerete e crescerete i vostri figli a Pacina. Respirerete, mangerete e berrete quello che sta intorno a voi e vedrete il mondo che lentamente ma inesorabilmente presenterà delle terribili criticità ambientali e sociali. Non preoccupatevi se vi sembrerà di perdere le occasioni che il mercato vi metterà sotto gli occhi. Ci sarà un momento in cui sarà facile fare affari col vino, però si dovrebbe cambiare decisamente e velocemente direzione: siamo agli inizi degli anno ’90 e per perseguire veloci obiettivi commerciali bisognerebbe piantare altre vigne, alterando il già fragile equilibrio dell’agro-ecosistema ed intervenire in cantina con protocolli di vinificazione per ottenere prodotti alla moda, facili da presentare agli opinion leaders e facili da vendere in un mercato in grande fermento.

Abbiate pazienza, continuate con l’idea che è il momento di unire la storia millenaria di Pacina, le esperienze antiche e quotidiane, frutto dell’osservazione e delle necessità contingenti, con la conoscenza scientifica dei cicli biologici della vita e dei processi microbiologici: I tempi storici e i tempi biologici descritti nei libri di Enzo e Lucia. Senza fretta ma con rigore, e solo in questo modo, riuscirete a comprendere quello che Pacina vi può dare ora e che vi potrà dare ancora anche in futuro, quando i cambiamenti climatici incominceranno a manifestarsi in maniera continuativa. Se permetterete alle vostre colture di essere forti ed indipendenti, queste vi ripagheranno con frutti che veramente rappresenteranno l’unicità del vostro luogo.

In definitiva, perseguite la ricerca della forte identità del vostro prodotto, frutto della capacità della natura di manifestare le caratteristiche che troverete forti ed indipendenti anche, per esempio, nel vostro vino. Nel momento in cui siete, il riscaldamento globale è un argomento che agli occhi dei più sembra uscire dalle farneticazioni di qualche scienziato estremista, oppure essere argomento di una parte politica per fare presa sulle emozioni della gente. È un argomento fastidioso, che sembra frenare e frustare la capacità dell’uomo di poter fare quello che vuole e dove vuole ma ricordatevi: “Non esiste crescita infinita in un mondo finito”. Enzo lo ripete sempre e mamma Lucia continuamente ce lo fa capire con i gesti quotidiani a partire da quello che ogni giorno mette in tavola.

Cara Giovanna, tu sei l’unica che a scuola mangiava la mela invece che la merendina… che tristezza! Ora puoi capire invece che meraviglia di dono hai avuto: un luogo, un’educazione, una visione umanistica della vita sostenuta da una profonda conoscenza scientifica. Il tuo quotidiano, che sembra essere la normalità, è un momento di avanguardia storica. Tra 30/40 anni il mondo sarà già in difficoltà e la mela sana invece della merendina saranno punti chiave ed imprescindibili per vedere un futuro per questo pianeta. Pensa che fortuna e che responsabilità che hai: potete iniziare da subito un percorso di vita e di lavoro che si spera diverrà consuetudine per molti se non per tutti (e forse prima o poi, se ancora in tempo, sarà obbligatorio per tutti). Con Stefano puoi pensare di costruire qualche cosa di solido, di reale che funziona. Storia e tradizione, passione ed affetti, conoscenza ed incoscienza, istinto e razionalità, tante cose che messe insieme fanno la forza vitale per non fermarsi di fronte agli ostacoli, per non farsi venire la voglia di prendere le scorciatoie più facili. Se ci credete fino in fondo verrà il momento in cui la soddisfazione di quello che state facendo sarà forte dentro di voi ma anche riconosciuta intorno a voi.

Incontrerete lungo la strada altri che hanno intrapreso un percorso simile, magari con presupposti differenti, ma che porta nel caso del vino a svincolarsi dall’omologazione della globalizzazione e a dare valore all’unicità dell’origine e quindi a mettere l’ambiente al primo posto. All’inizio sarete in pochi ma nel giro di pochi anni molti altri, soprattutto tanti giovani come siete voi ora, saranno ben coscienti di quello che si deve fare per tentare di garantire un futuro al mondo.

Quindi, quando tra cinque anni deciderete definitivamente che questa sarà la vostra vita e che il nostro futuro dipenderà anche dalle vostre azioni quotidiane, dovrete essere fermi nelle vostre convinzioni ed ottimisti sul futuro. Siamo la prima generazione della nostra famiglia che diventa “contadino” e che vivrà di questo. Abbiate davvero la consapevolezza che tutti i giorni le vostre azioni avranno importanza per voi e per il mondo. Vi sembra un’esagerazione ma ricordatevi la favola del colibrì che poi racconterete ai vostri figli Maria e Carlo e così sarete ancora più forti e convinti e felici di quello che fate.

Nella giungla scoppia un grande incendio. Tutti gli animali scappano verso il grande lago. Il colibrì va al lago e con il piccolo becco prende una goccia d’acqua e torna verso la foresta lasciando cadere la goccia sul fuoco. E così molte volte, avanti ed indietro. Gli animali si fanno gioco di lui e il ghepardo, il re della giungla, gli dice: “Ma cosa credi di fare stupido, mettiti in salvo!”. Il colibrì senza fermarsi gli risponde: “Io faccio la mia parte!”. E così il giaguaro capisce e incomincia a fare come il colibrì e dietro di lui tutti gli altri animali della giungla. Così, in breve tempo, l’incendio verrà spento.

Giovanna e Stefano

[Foto di copertina: Triple A. Le altre foto sono una gentile concessione di Giovanna e Stefano.]

Generated by Feedzy