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11 Gennaio 2023

Test casalingo | Due vini in 3 diversi calici Zalto: risultato unanime. And the winner is…

Ci sono infinite variabili che possono esaltare o mortificare l’assaggio di un vino. La conservazione nel caso si tratti di un vino datato, la temperatura di servizio e perfino il contesto in cui lo beviamo possono influire sostanzialmente sulle nostre percezioni. Vi sono vini buoni e facili dotati di grande espressività e vini buoni ma difficilissimi da decifrare che hanno bisogno di silenzio, attenzione e poche chiacchiere.

Personalmente, faccio molta attenzione al calice nel quale un liquido mi viene servito. Questo aspetto è considerato ancora troppo poco, come se il bicchiere fosse un accessorio ornamentale e non uno strumento in grado di cambiare completamente il risultato di ciò che ci arriva al naso e in bocca.

In molti ristoranti, ancora oggi, c’è un tulipano classico – magari di vetro grosso – che viene usato per tutte le etichette, dalla bollicina al rosso importante e trovo che questa sia generalmente una mancanza enorme. Io non mi sognerei mai di giocare una partita di calcio con un paio di scarpe da running invece che con scarpe coi tacchetti eppure sono entrambe scarpe. Allo stesso modo, un parrucchiere non taglia i capelli con forbici da ufficio eppure sono forbici anche quelle. Perché allora io dovrei bere un Sangiovese – che ha uno sviluppo ed una dinamica di un certo tipo, e nel quale la trama tannica riveste un ruolo importante – nello stesso calice che uso per un Prosecco che magari finisco in tre minuti?

Questo è il motivo per cui bevo certe bottiglie solo a casa mia oppure in locali che hanno strumenti adatti a farmi godere appieno l’esperienza. A dicembre, ad esempio, ero in un wine bar in Francia con una carta dei vini da stellato ma con dei calici che mi hanno scoraggiato dall’ordinare un grande vino, optando infine per qualcosa di più easy. Con i bicchieri mi diverto parecchio: quando apro un vino cerco quello che più di tutti ne esalti le caratteristiche e posso assicurarvi che i risultati sono sorprendenti. Proprio da questo pensiero è nato l’esperimento casalingo che sto per raccontarvi.

Nella mia vetrina ho diverse marche e tipologie di calici e il test di oggi l’ho fatto con tre differenti Zalto: dopo alcuni pre-test, la scelta è caduta su Zalto perché ne ho di tre linee diverse e mi sembrava più interessante concentrare l’attenzione su come la forma cambi il risultato piuttosto che scatenare una disfida tra marchi differenti. Con gli Zalto, indubbiamente la prima sensazione è una grande leggerezza, cui segue a stretto giro di posta una innegabile bellezza. Due elementi che hanno contribuito indubbiamente al successo di questi bicchieri negli ultimi anni.

Da sinistra a destra: Zalto Bordeaux, Bourgogne e Universal

I vini – degustati alla presenza di due amici bevitori di lungo corso – sono stati un Sangiovese del 2019 ed un vino bianco a base trebbiano del 2020 e dico subito che i risultati sono stati unanimi, con stesse sensazioni e differenze gusto-olfattive rilevate da tutto il minipanel.

Ma entriamo nel dettaglio.

Da sinistra a destra: Zalto Bordeaux, Bourgogne, Universal

Zalto Universal
Una pistola con il silenziatore, è tutto più sussurrato al naso, occorre attendere più tempo perché il vino cominci a lavorare, il frutto del sangiovese e la florealità del trebbiano sono penalizzate dal calice stretto. Contrariamente al naso, al sorso entrambi i vini sono risultati più incisivi e sopratutto eleganti, il vino entra diretto e va giù in modo più scorrevole. La bocca non deve adattarsi a gestire la quantità di vino. Trovo che il Delta olfattivo-gustativo, soprattutto se si bevono vini importanti, sia troppo importante e penalizzante.

Zalto Bourgogne
Bicchiere dalla forma bellissima, largo sotto e stretto sopra. Il vino parte con il botto come avesse subito una sorta di decantazione con profumi più fusi e molto più impattanti ma meno definiti che sul precedente. La nota alcolica di entrambi i vini risulta più accentuata, nel bianco si avverte una nota volatile quasi impercettibile nelle altre due forme, il sorso va guidato visto il quantitativo di vino che arriva verso la bocca e anche fase di degustazione il quantitativo di ossigeno che si ingerisce nella deglutizione esalta ancor di più la nota alcolica, rendendo il vino più grossolano e meno slanciato. A mio avviso questo è un calice esteticamente perfetto che esalta ed amplifica a dismisura ogni sensazione, come una foto dal contrasto sparato che magari nasce perfetta e coi filtri diventa squilibrata

Zalto Bordeaux
Le sensazioni olfattive sono più nitide e delineate, aumenta molto la complessità dove sul rosso oltre ad un frutto più vibrante si percepiscono bene anche note di resine e selvatico-sanguigne: in questo bicchiere emerge un grande equilibrio gusto-olfattivo e l’alcol risulta più integrato. Anche il bianco ha uno spunto decisamente maggiore e un plus di precisone. Qui in bocca arriva una quantità di vino maggiore che nello Universal e inferiore rispetto al Bourgogne e la degustazione risulta a mio parere più veritiera e completa. La verità sta nel mezzo come spesso accade, prima troppo stretto, dopo troppo largo, senza ombra di dubbio il bicchiere che ho preferito per distacco.

Al netto delle preferenze, quello del giusto calice è un tema molto utile e appassionante tanto per i nuovi appassionati quanto per gli esperti. Bere un buon vino è un rituale esattamente come recarsi ad un primo appuntamento, e ad un primo appuntamento occorre presentarsi al meglio e fare bella figura perché spesso non abbiamo una seconda occasione per fare una buona impressione.

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