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4 Gennaio 2023

Bordeaux tra vecchi e nuovi stili (Château Canon Pécresse edition)

Sono consapevole che per certi bevitori parlare di Bordeaux sia meno affascinante che approfondire Borgogna, Alto Piemonte, Botticino e Terre Tollesi ma nessuno è perfetto. I libri di storia andrebbero letti cominciando con chi la storia l’ha fatta. È che ogni tanto mi piace bere qualcosa vecchio stile; la sfida è scovare espressioni rappresentative di un’epoca ma non caricaturali.

Cosa significa però “vecchio stile” per Bordeaux? Vecchio vecchio da Haut Brion 1949, solo vecchio da anni ’80 con quei tannini duri e amari, moderno e marmellatoso anni ’90 oppure più recente e dallo stile indefinibile, visto che sembra non esistere più – per fortuna, direi – una linea comune in Aquitania?

Ho trovato buone sintesi, e dunque una buona espressione dell’enorme vigneto bordolese, in due annate di una AOC minore, Canon Fronsac, sottozona di Fronsac: siamo nel Libournais, a meno di dieci chilometri da Pomerol – questo spiega la prevalenza del merlot – stesso lato della Gironda ma sponda opposta dell’Isle. Azienda di dimensioni modeste, poco più di 4 ettari, biologica dal 2020; prezzi altamente competitivi, inferiori ai 20 euro per le ultime annate.

Château Canon Pécresse 2011 (80% merlot 20% cabernet franc, 13°)
Rosso porpora intensissimo, fitto e impenetrabile; al naso grande volume, con in evidenza confetture di frutta (ribes nero, prugne), spezie dolci (cacao, cannella, vaniglia) e una nota balsamica (ma potrebbe essere il dopobarba del mio vicino di tavolo); un po’ monocorde. In bocca è potente come ci si aspetta dal profumo, ma i tannini sono vellutati, rotondi, e la chiusura è pulitissima grazie ad una nota di amaro: in Francese suona molto più elegante, pointe d’amertume. 87

Château Canon Pécresse 2010 (90% merlot 10% cabernet franc, 14°)
Colore indistinguibile dal precedente; naso invece molto più discreto, quasi raccolto: scompaiono le note di confettura, ma rimane netto il frutto; scompare anche il balsamico (il mio vicino infatti ha cambiato sedia) e spuntano, accanto ad un legno assai più integrato, una nota eterea e un accenno terroso, molto gradevole. In bocca è più austero del fratello giovane, ma anche più diretto, persistente e complesso. Grande annata, con ulteriore potenziale di invecchiamento; peccato aver regalato le ultime bottiglie ad un amico lontano. 90

Dunque, più pronto e parkeriano il 2011, più classico – che in questo caso vuol dire paradossalmente più moderno – il 2010; non sarà che da un paio di lustri a quelle latitudini l’annata ha ricominciato a condizionare molto lo stile?

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