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2 Gennaio 2023

Ancora su vino e salute. Arriva il Simposio di Assoenologi tra alimentazione e benessere (gulp!)

Sorvolando sull’attacco e sul fatto Riccardo Cotarella nell’ultimo editoriale dell’Enologo si paragoni a Martin Luther King temo tocchi insistere sul tema, e sottolineare quanto questa battaglia che Assoenologi sta portando avanti sul vino che fa bene alla salute appaia vista da qui come vecchia, polverosa, anacronistica oltre che profondamente sbagliata.

Il presidente della più importante associazione di settore italiana se la prende con chi “in ambienti non estranei all’Unione europea e all’Organizzazione mondiale della sanità sta additando il vino come un prodotto cancerogeno”. Non lo è, forse? Ci siamo persi qualche novità delle ultime settimane?

Di più, proprio a questo tema Assoenologi dedicherà nientepopodimeno che un congresso nazionale: “un tema di cui ci stiamo ormai occupando quotidianamente e torneremo a farlo in gennaio con una grande Simposio a Napoli che si concentrerà proprio su “Vino e Salute”. Assoenologi ha deciso di farsi capofila della resistenza, necessaria per ricacciare indietro questi folli attacchi che rischiano, prima o poi, di creare seriamente dei danni inestimabili al vino, patrimonio della nostra storia e tradizione culturale e gastronomica.

Un appuntamento durante il quale si alterneranno, sul palco, personalità anche molto diverse tra loro con interventi caratterizzati da un comune denominatore: nel vino c’è sempre qualcosa che può fare più o meno bene. Qui la locandina, apre PDF.

Qualche titolo?
Vincenzo Montemurro, cardiologo, membro del consiglio direttivo della Società italiana di Cardiologia: “Vino: antico e moderno rimedio cardioprotettivo e antivirale”; Giorgio Calabrese, medico dietologo, Presidente Comitato nazionale sicurezza alimentare ministero della Salute: “Bere vino durante i pasti è associato a un minor rischio di diabete di tipo due”; Michele Scognamiglio, specialista in scienza dell’alimentazione, in biochimica e patologia clinica: “Molecole bioattive del vino e salute umana” e tanti altri, tutti sul genere.

Partecipanti al Simposio 2023 organizzato da Assoenologi

Niente di nuovo purtroppo, non più tardi di un paio di mesi pubblicavo proprio su Intravino un post dal titolo “Vino e salute, smettiamola una volta per tutte”, enfatizzando quanto ogni contributo in tal senso appaia oggi come fuori fuoco. Certo che il vino può essere un cardioprotettivo, ma si tratta del più tipico esempio di cherry picking: una fallacia logica caratterizzata da un’attitudine volta a ignorare tutte le prove che potrebbero confutare una tesi ed evidenziando solo quelle a proprio favore. Una pratica utilizzata anche da parte di chi cerca di convincere il pubblico ad accettare le proprie posizioni portando prove che ignorano appositamente tutte le controargomentazioni possibili. Suona familiare?

Quello che sta portando avanti Assoenologi sembra sembra essere un chiaro, e legittimo, tentativo di posizionamento anche politico. Un noi contro loro (istituzioni tanto europee quanto internazionali) utile ad ergersi paladini in difesa del vino italiano e quindi di tutto il settore, dimenticando però che a proposito della pericolosità dell’alcol, e quindi anche del vino, si sono espresse la stragrande maggioranza delle istituzioni anche italiane. Una cosa è fare lobbying specie a Roma e a Bruxelles, altra è organizzare convegni che provano a influenzare l’opinione pubblica su un tema che non dovrebbe indurre alcun tipo di dubbio.

Lo stesso CREA, Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, ente nazionale di ricerca vigilato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, nell’ultimo report dedicato alle linee guida per una sana alimentazione dedica un paragrafo al tema intitolandolo “Bevande alcoliche: il meno possibile”. Questo un estratto:

Secondo le principali Agenzie Internazionali di salute pubblica, l’alcol è una sostanza tossica e cancerogena, tanto che la IARC (International Agency for Research on Cancer) classifica le bevande alcoliche nel gruppo 1 (sicuramente cancerogene per l’uomo). Il suo consumo prolungato e cronico è associato quindi ad aumentato rischio di cancro ed è molto difficile stabilire una quantità assolutamente priva da rischi per la salute. Va inoltre sottolineato che l’alcol può indurre assuefazione, dipendenza e alcolismo ed è responsabile di danni sociali, mentali ed emotivi.

Il consumo di alcol rappresenta un importante problema di salute pubblica, in quanto responsabile in Europa di circa il 4% di tutte le morti e di circa il 5% degli anni di vita persi per disabilità. Piccole quantità di bevande alcoliche, configurabili in una modalità di consumo a basso rischio, sono state associate a un minore rischio di mortalità, soprattutto per la riduzione del rischio di malattie cardiovascolari ischemiche. Non sorprende che questa associazione abbia generato grande entusiasmo, sia nell’opinione pubblica che nei media. Tuttavia, da studi più recenti emerge che gli effetti protettivi stimati per la cardiopatia ischemica sono compensati da aumento di rischio per cancro. In questi ultimi anni, infatti, sempre maggiori evidenze scientifiche indicano che le stesse quantità a cui sono associati effetti protettivi sul cuore, possano aumentare il rischio di altre patologie come il cancro.

E ancora, con esplicito riferimento al vino:

La comunicazione indirizzata al grande pubblico sul consumo di bevande alcoliche rappresenta un problema delicatissimo, poiché da una parte queste fanno parte della nostra cultura e della nostra tradizione, ma dall’altra non bisogna dimenticare che l’alcol è una sostanza per la quale non sono identificate modalità e quantità di assunzione esenti da rischio. Pur trattandosi di bevande piacevoli al palato, che vengono ampiamente consumate e che fanno parte delle tradizioni alimentari del nostro Paese, occorre evitare di generare fraintendimenti, di fornire alibi di salute al consumo di bevande alcoliche e persino di indurre nuovi comportamenti pericolosi per la salute, in quanto non è sensato, né etico suggerire agli astemi di cominciare a bere, seppure in quantità riconducibili al consumo a basso rischio. Anche l’indulgenza nei confronti di vino e birra, ritenuti diversi dai superalcolici, deve essere considerata con attenzione: è vero che contengono una quantità inferiore di alcol in confronto con altre bevande alcoliche, ma restano comunque la fonte principale di alcol, e al riguardo è irrilevante la piccola quantità di componenti bioattivi in esse contenuta.

Parole che è possibile trovare, quasi identiche, anche sul sito del Ministero della Salute in una pagina il cui titolo non lascia spazio a interpretazioni: “Alcol, zero o il meno possibile”.

Infine, sempre dal report del CREA:

È fondamentale evitare di presentare, sia pure larvatamente, il consumo di bevande alcoliche come una forma di medicamento. Si dovrà invece insistere fino alla noia sui concetti del basso rischio, del consumo frazionato in occasione dei pasti e delle quantità da non superare nell’arco della giornata, per coniugare il piacere del bere con il minore rischio possibile.

Questo ultimo paragrafo credo dica tutto quello che serve a proposito della nostra passione più grande: beviamo poco, beviamo bene, spassiamocela alla grande ma con tutta la consapevolezza possibile relativamente ai rischi legati al vino, alla birra, alle bevande alcoliche in generale. E buone feste.

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