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29 Dicembre 2022

Alta Langa, l’affaire delle modifiche al disciplinare si ingrossa

Alla fine è arrivata la dichiarazione-bomba di Giorgi Rivetti sulle recenti vicende dell’Alta Langa:«Più attenzione alle esigenze dei piccoli produttori e a un percorso di assoluta qualità. Altrimenti il rischio è che molti escano dal progetto».

Dopo il pasticcio brutto di una modifica di disciplinare passata per una manciata di voti, con certi trasformismi da fare impallidire Saragat, il Consorzio di Tutela dominato dai numeri dei big pensava di avere messo in cassaforte le scelte che vi avevamo raccontato in Alta Langa, bassi istinti. (Cinque quesiti sul nuovo disciplinare).

In particolare, e nonostante il voto contrario di un consigliere di amministrazione di peso come Sergio Germano, l’assemblea del 26 ottobre scorso aveva approvato la contestatissima norma che impone, se si fa la sboccatura presso un contoterzista, di scriverlo in etichetta indicando per esteso il nome e l’indirizzo di quest’ultimo. Una norma, dice expressis verbis Rivetti, contro i piccoli in generale e sostanzialmente ad personam: l’unica azienda sul territorio a svolgere questa attività per decine di operatori è la Enosol di Neive (CN). Ma soprattutto una norma doppiamente iniqua.

Iniqua perché se Enosol viene con la propria postazione mobile a fare lo stesso lavoro preso la cantina di cui effettua la sboccatura, non si deve indicare nulla in etichetta: stessa lavorazione, stesso macchinario, stesse persone che fanno il lavoro, ma niente indicazioni in etichetta, con buona pace dell’uguaglianza giuridica, che consisterebbe poi sempre nel trattare nello stesso modo situazioni simili e in modo diverso situazioni dissimili.

E poi, una norma iniqua perché nel frattempo, ricorda opportunamente Rivetti, si continua tranquillamente a permettere il commercio di bottiglie sur lattes, ovvero in affinamento, senza alcun obbligo di informare il consumatore: quest’ultimo può comprare una bottiglia di Alfa, che in realtà è stata riempita da Beta, con vino fatto da Gamma, e non saprà mai un bel nulla. Però, se Alfa porta le bottiglie a sboccare in quel di Neive, l’etichetta glielo dirà. Quando si dice privilegiare le informazioni rilevanti per i consumatori.

Insomma, il Consorzio che solo pochi giorni fa, a beneficio dell’inclito (ancorché localissimo) pubblico, celebrava le proprie sorti progressive e i successi sfolgoranti, sembra avere più di un problema da gestire, visto che Contratto non produce esattamente duemila bottiglie ma è una delle quattro cantine-cattedrali di Canelli oltre che una delle più antiche maison spumantiere del Paese.

Ci sentiamo di fare una riflessione, in attesa delle prossime puntate.
Già si vocifera – e Intravino ha a proprie mani un documento che lo attesta – come nella proposta di gestione dei nuovi impianti, il mai domo Consorzio vorrebbe premiare quelle aziende che NON fanno la sboccatura presso contoterzisti, il che certifica l’impressione di una modifica di disciplinare voluta dai maggiorenti in odio ai piccoli, ma non senza qualche ulteriore interesse.

Si direbbe, davvero tristissima la sorte dei Consorzi di Tutela quando chi li regge non si rende conto di due cose:
a) la dittatura della maggioranza NON è l’espressione della democrazia;
b) fare gli interessi della propria parte, quando si governa, è meschino e controproducente perché dimostra miopia, dilania il tessuto che sorregge l’istituzione, stimola la voglia di rivalsa invece della condivisione degli obbiettivi.

Speriamo davvero che l’anno nuovo porti un pronto recupero della capacità di interpretare il territorio e preparare il futuro da parte dei maggiorenti delle bollicine metodo classico made in Piedmont.

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