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20 Dicembre 2022

Intrawine #14: la svolta del Mugaritz, vade retro vetro, anni Settanta, rapaci in vigna, Prosecco in Australia

Eccoci arrivati a dicembre e quindi all’ultimo appuntamento dell’anno con Intrawine. Nuove storie e nuovi articoli che ci danno la misura di cosa succeda in giro per il globo sul tema vino. Come sempre tante segnalazioni che arrivano dai quattro angoli della Terra: la prima dalla Spagna e racconta la nuova carta vini del Mugaritz, ci spostiamo in Australia dove il termine prosecco è al centro di uno scontro internazionale, voliamo poi in Oregon per leggere di rapaci e vigne, un’altra sosta in Catalogna e via di seguito per diverse letture con cui concludere questo 2022.

Buona lettura e ci risentiamo nel 2023.

Una nuova carta dei vini al Mugaritz
La prima segnalazione di questo mese arriva dalla Spagna, più precisamente dal Mugaritz, ristorante bistellato dello chef Andoni Aduriz. La notizia riguarda la nuova carta dei vini che, dalla prossima stagione, vedrà entrare una selezione di vini prodotti in esclusiva per il ristorante, una sorta di carta private label. Vis à Vis, questo il nome del progetto, vede la collaborazione fra il Mugaritz e importanti produttori spagnoli e, secondo le parole di Aduriz, arriverà a rappresentare in futuro l’80% dell’intera proposta mentre una parte della cantina rimarrà dedicata a grandi bottiglie e vini iconici. Vis à Vis per il momento conta una quindicina di etichette più un sake e un sidro. L’esigenza è quella di superare l’abitudine ormai datata di avere carte chilometriche che pesano come macigni sul conto economico di un ristorante e scegliere modalità alternative dove l’aderenza al territorio di appartenenza, l’esclusività e la possibilità di far girare rapidamente la cantina contano di più rispetto al lusso di avere migliaia di bottiglie che prendono polvere in cantina.

Mugaritz kills the wine list to launch its own selection list of wines (Spanish Wine Lover)

Rapaci in difesa dei vigneti dell’Oregon
Se avete letto “Io e Mabel“, meraviglioso memoir scritto dalla naturalista e scrittrice britannica Helen McDonald con al centro l’addestramento di un astore e anche molto altro, questo pezzo uscito su Punch farà al caso vostro. In caso contrario, leggetelo ugualmente perché è una storia che merita attenzione. L’articolo racconta il lavoro di Alina Blankenship e di come questo si intrecci ai vigneti della Williamette Valley in Oregon. Blankenship è un falconiere professionista e con i suoi rapaci addestrati viene ingaggiata da diverse aziende per allontanare gli uccelli migratori e mantenere sicure le vigne dagli attacchi di questi ultimi. Nel pezzo si riporta come i flussi migratori di uccelli che attraversano queste zone abbiano causato negli scorsi anni la perdita anche di metà del raccolto. Nonostante esistano altri metodi di protezione dei vigneti, per esempio reti e dissuasori sonori, l’uso di falchi nei vigneti è più aderente ad una filosofia produttiva che mira all’armonia con l’ambiente circostante e sicuramente è una strategia meno dispendiosa e sicuramente con maggior fascino.

The vineyard falcon does not suffer fools (Punch Drink)

Non snobbate i Cava!
Quando si pensa al Cava, l’immagine ricorrente è quella manzoniana del vaso di argilla stretto fra vasi di ferro. Buona qualità, prezzi competitivi ma con la sfortuna di dover condividere il mercato degli spumanti con Champagne da una parte e Prosecco dall’altra. Questo pezzo, uscito su Club Oenologique, cerca di mettere a fuoco le qualità dello spumante iberico. Nonostante recenti tribolazioni legate anche ad una nuova classificazione con relativi dissidi interni, prezzi all’estero che spesso ne rovinano l’immagine e l’ingresso di uve internazionali in alcuni disciplinari, questi vini hanno tanto da offrire al bevitore smaliziato. Uve uniche, forte capacità di raccontare un territorio e un rapporto qualità prezzo commovente fanno si che siano spumanti di cui averne sempre una certa scorta.

Can Cava be the comeback kid? (Club Oenologique)

Il futuro delle bottiglie di vetro
Qui due segnalazioni per un unico, imprescindibile tema legato all’impatto che la produzione e il trasporto di bottiglie di vino ha sulla sostenibilità ambientale. Si stima che il 68% delle emissioni totali di gas serra prodotte dall’industria mondiale del vino siano riconducibili alla produzione del vetro per bottiglie e al trasporto di quest’ultime. Il 2022 ha poi aperto, in modo drammatico, gli occhi ai tanti attori della filiera sul fatto che la mancanza di vetro e bottiglie abbia generato un’alzata eccezionale dei prezzi con ricadute su tutta la catena. Quindi, come viene ribadito in entrambi i pezzi riportati, la necessità di nuove soluzioni riguardanti il packaging del vino è imminente. Anche perché, aggiungo, diventa inutile discutere di pratiche sostenibili in vigna e filosofie produttive bio se poi non si ricerca di percorrere strade alternative all’uso preponderante della bottiglia di vetro. Bag in box e utilizzo di materiali diversi dal vetro sono realtà che bisogna avere il coraggio di percorrere.

Kate Hawkings on what is the future of alternative wine packaging (The Buyer)

Wine packaging is going to change, sooner than later (The Wine Gourd)

Gli anni Settanta sono stati il più grande decennio per il vino?
Pezzi come questo di Robert Joseph mi incuriosiscono sempre molto perché, al di là della soggettività che muove classifiche simili, il discorso varrebbe anche per il miglior disco della storia o la migliore formazione del Brasile. Strumenti utili per dare una prospettiva evolutiva, per capire come i fenomeni, in questo caso il vino, evolvano e mutino forma. Non voglio svelare nulla ma la tesi proposta da Joseph funziona e le argomentazioni che porta a sostegno del fatto che gli anni Settanta siano stati la migliore decade nella storia del vino sono assolutamente condivisibili e danno la misura di un periodo il cui peso specifico si sente ancora oggi. Lettura consigliatissima.

Was the 1970’s the greatest decade in the history of wine? (Meininger’s Wine Business International)

Australia vs Europa per la battaglia del Prosecco
Dopo le proteste di qualche mese fa da parte dei produttori francesi che si sono visti vietare l’uso sulle proprie etichette del termine vermentino, eccoci nuovamente con un’altra battaglia che si sta profilando. In breve, nel pezzo si discute la posizione dell’Australian Grape&Wine di mettersi al fianco dei produttori locali che intendono utilizzare sulle proprie bottiglie la parola Prosecco, contestando il divieto della UE all’uso. La tesi è che prosecco sia una varietà d’uva e non un metodo codificato come quello champenoise e che quindi non ci debba essere alcuna limitazione come avviene per altri vitigni come chardonnay o merlot. Per inciso, il valore sul mercato dell’Australian Prosecco è di circa 200 milioni di dollari. Quella di vietare l’uso dei vitigni è battaglia che periodicamente ricompare nelle cronache, giusto per ricordare il caso del Tocai friulano o più recentemente il Prosek croato, e ogni volta si traduce in grandi crociate a difesa dell’identità nazionale con conseguenti appelli agli organismi europei. Modesta proposta: non sarebbe più semplice e ingegnoso abbandonare l’attaccamento al vitigno, apolide per definizione, per abbracciare zone geografiche, territori e denominazioni difficilmente replicabili altrove?

Winemakers fight plan to ban Australian Prosecco (Drinks Digest)

Siete pronti per le bevande alla cannabis?
Qui cambiamo decisamente argomento. I legami che fra bevande e cannabis continuano ad intensificarsi almeno negli Stati Uniti. Sono diversi gli stati in cui l’uso ricreazionale della cannabis è stato legalizzato negli ultimi tempi e quindi in tanti guardano interessati alle possibili implicazioni commerciali. Come riporta questo pezzo, diversi birrifici stanno iniziando a sperimentare birre e bevande di vario tipo con quantità fissate di THC al loro interno. Per il momento, nel mercato legato alla cannabis queste bevande valgono poco più dell’1% ma in tanti si stanno muovendo. Basti pensare che Constellation Brands, nel 2018, ha investito 4 miliardi di dollari per acquistare Canopy Growth, azienda canadese produttrice di cannabis. Dal momento che il mercato del vino vive congiunture strane e imprevedibili, e da più parti si leggono report che spiegano come le nuove generazioni non siano attratte dal vino, questi nuovi drinks e birre rischiano di rosicchiare consumatori ai produttori vinicoli in giro per il mondo.

Why breweries are moving into the cannabis-infused market (SevenFiftyDaily)

LE BREVI DI INTRAWINE

Did you know there are cool bars in Antarctica?
Siete in partenza per l’Antartide? Ecco qui i migliori bar dove farvi un bicchiere.

Vega Sicilia Unico 1942-2013
Verticale monumentale di un vino monumentale, niente da aggiungere.

This is what the wine trade really needs to worry about
Visione sulle possibili evoluzioni del mercato del vino nel prossimo futuro.

The New World: envisioning life after climate change
Qui non si parla di vino ma di come potrebbe essere il mondo dopo il cambiamento climatico. Vale la pena dare uno sguardo e poi articolo interattivo semplicemente meraviglioso.

FIVI, il mercato è un successo, e dunque va ripensato
Analisi ben fatta dell’ultima edizione del mercato dei vignaioli da parte di Angelo Peretti.

E anche per questa volta è tutto.

Ci ritroviamo a gennaio e per qualsiasi suggerimento, consiglio, critica o altro scrivete qui: dillo@intravino.com

Tutto su IntraWine, la rassegna stampa di Intravino:

– IntraWine: la rassegna stampa di Intravino #1 Febbraio 2022
– IntraWine #2: Melania Battiston, fumetti, Buttafuoco, gusto “salato” e DRC
– IntraWine #3: vino “croccante”, Barolo a La Place, terroir di Internet e guerra in Ucraina

– Intrawine #4: Chianina & Syrah, Libano, NFT, bicchieri da osteria e cure palliative
– Intrawine #5: Auf Wiedersehen Pét, Blind Ambition, Asti Spumante & Ucraina e baby Bordeaux
– Intrawine #6: Geoffroy in Franciacorta, progettare cavatappi, clean wine e cosa fa un wine consultant
– Intrawine #7: Amazon, bottiglie di plastica, Burlotto, AVA e Albéric Bichot, vignaiolo-esploratore
– Intrawine #8: bere in Antartide, Tik Tok, caos delle spedizioni, Muvin e bianchi di Rodano e Spagna

– Intrawine #9: Vino e mistificazioni, uve perdute dalla Gran Bretagna, Vorberg e l’annata 2018 a Barolo
– Intrawine #10: Il futuro di bordeaux, il prosecco di Kylie Minogue, Radice di Paltrinieri, Algeria e zeitgeist
– Intrawine #11: Suicidi tra i vignaioli, l’eredità di Robert Parker, bere con moderazione e the World of Fine Wine
– Intrawine #12: Perché bere non è più figo, Ucraina e bombe, caos a Barolo e tesori di una libreria
– Intrawine #13: Grande Cina, maledetta Bordeaux, Roundup, aste, black power e Sudafrica

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