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19 Dicembre 2022

IntravinoCup – Selezione Naturale | Ultimi 8 in gara e il vino naturale fa bene alla salute? No

329 voti per decidere le cantine che hanno passato quello che confermo essere stato un turno interlocutorio.
Passano tutti quelli con pronostico a favore. Arianna Occhipinti supera Monte Dall’Ora, così come Foradori sopravanza la sorpresa Patrick Uccelli, Gravner ha facilmente ragione di Fattoria San Lorenzo e infine Radikon dimostra di avere fra i lettori di Intravino una solida base di estimatori che lo portano al successo nella sfida con Casa Coste Piane.
C’erano sfide più difficili da pronosticare che però si sono chiuse con un’espressione di preferenza piuttosto chiara a favore di uno dei due giocatori. È il caso ad esempio della sfida tra amici Barraco-Amerighi, superata da quest’ultimo con buon margine; oppure di quella tra Emidio Pepe e Cascina degli Ulivi, a vantaggio del primo con un buon distacco. Il confronto più in equilibrio è stato poi quello tra Le Boncie e Monte dei Ragni. Alla fine prevale la cantina toscana per una trentina di preferenze ma è stata una bella sfida fino all’ultimo.

Qui tutti i risultati per chi volesse veder in dettaglio l’esito di questo turno.

Vi dico sin da ora che il prossimo sarà un turno pazzesco, con delle sfide che… ma prima, il solito pippone.

Se volete risparmiarvelo vi metto qui la versione breve.
Il vino naturale fa bene alla salute? No.
Fa meno male di quello tradizionale, industriale o chiamatelo come vi pare? No.

La natura, la salute… il marketing e…

Non da ieri la questione della salute, legata alla dieta, è diventata un veicolo di promozione dei prodotti alimentari. Nel corso del XX secolo, le innovazioni in campo agroindustriale, ma anche quelle legate alla tecnologia per la conservazione degli alimenti, hanno permesso a larga parte della popolazione mondiale di avere accesso ad una quantità di calorie senza precedenti nella storia dell’umanità. In una relativamente piccola parte del pianeta, poi, questa disponibilità si è rapidamente andata a connotare come sovrabbondanza ed eccesso (e qui ci sarebbe bisogno un discorso a parte per chiarire come gli squilibri peggiori si siano avuti con la diffusione di bevande ad alto contenuto zuccherino, perché siamo adesso a concentrarci sui rischi delle bevande alcoliche, ma credo di poter dire con ragionevole certezza, che i danni fatti dalle bevande ad alto contenuto zuccherino – per un organismo come quello umano non certo abituato a quel veicolo di apporto calorico – siano ampiamente sottostimate nella percezione comune) [1].

Il passaggio dalla scarsità alla sovrabbondanza è stato così rapido da determinare una serie di conseguenze di carattere non solo economico ma anche sociale, culturale, politico e perfino estetico (pensate ai canoni di bellezza in relazione al corpo e al loro mutare frenetico nel corso dei decenni passati). Questi mutamenti sono stati letti e interpretati dal mercato e dalla sua anima: la pubblicità. 

Raccontare un prodotto come sano è stata una scelta vincente da parte di tanti marchi ed i casi scuola per illustrarlo sono infinti. I più caratteristici  credo siano quelli legati ai prodotti alimentari che puntarono fin dall’inizio sulle farmacie come canale di vendita privilegiato e su un’immagine da “prodotto per bambini”. Se un prodotto alimentare è venduto in farmacia, per questo solo e semplice fatto, avrò istintivamente a pensare che si tratti di qualcosa che fa genericamente bene. Se poi ci aggiungo anche una connotazione peculiare di prodotto rivolto ai bambini (alla cui salute un genitore è anche più sensibile che alla propria), il gioco è fatto. Qualcuno di voi è abbastanza grande da ricordarsi l’Olio Sasso? Per chi è più giovane basterà invece menzionare i biscotti Plasmon.

… E la scienza?

Piaccia o meno ma la natura e il suo impiego per fini di marketing sono stati un filone altrettanto fecondo in anni recenti (ed ormai neanche tanto recenti). Naturale=salutare è un assioma ripetuto in milioni di salse e il vino naturale non è rimasto immune all’impiego strumentale di tale aggettivo.

C’è una credenza diffusa per cui il vino naturale faccia meno male di quello industriale? Non sarà certo un pensiero diffuso tra i consumatori più avveduti e coscienti, ma anche in questo caso è difficile negare che vi sia un’ampia percezione di questa convinzione destituita da ogni fondamento scientifico.

A dare rassegna dei luoghi comuni da sfatare in relazione al vino naturale che non fa male o almeno non come quello industriale ci ha pensato di recente un articolo del New York Times che potete leggere qui. Ve ne do una breve rassegna prima di introdurvi le sfide del prossimo turno.

Affermazione 1: meno pesticidi
Un’argomentazione ricorrente è che i vini convenzionali possano essere carichi di pesticidi tossici, mentre i vini naturali – coltivati con pratiche di viticoltura biologica – non lo sono.
Le prove: Secondo la dott.ssa Oberholster dell’università di Davis, tutti i vini venduti negli Stati Uniti – convenzionali o meno – possono contenere solo quantità infinitesimali di residui di pesticidi […]. “Oggi non ci sono prove che queste piccole esposizioni ai pesticidi possano avere effetti sulla salute” (ma specifica anche che la ricerca su questo settore è sempre in aggiornamento).

Affermazione 2: postumi meno pesanti
Tra gli appassionati c’è la sensazione che il vino naturale sia “sia più delicato per il nostro sistema”, come ha detto Simon Woolf, giornalista ed esperto di vino, in un’intervista del 2020 a Wine Scholar Guild.
Le prove: Andrew Waterhouse, professore emerito e direttore del Robert Mondavi Institute of Wine and Food Science dell’Università della California, Davis, ha affermato che il vino naturale non renderà meno severi i postumi della sbornia. “Non c’è assolutamente alcuna prova che la sbornia da vino naturale sia meno pesante“.

Affermazione 3: meno solfiti
Su questa permetterete: sorvoliamo che non credo ci sia bisogno di ribadire.

Affermazione 4: migliore salute dell’intestino
Infine, alcuni appassionati sostengono che, poiché il vino naturale è ricco di batteri buoni, che non vengono filtrati o ridotti al minimo durante il processo di vinificazione, il vino naturale può migliorare la salute dell’intestino.
Le prove: Diversi studi limitati hanno indicato con cautela che il vino rosso potrebbe avere effetti benefici sulla digestione, ma sono necessarie ulteriori ricerche. Nessuno di questi studi ha fatto una distinzione tra vini naturali e vini convenzionali, né dovrebbe farlo, ha affermato David Mills, biologo molecolare e illustre professore presso i dipartimenti di scienze e tecnologie alimentari e di viticoltura ed enologia dell’Università della California, Davis.
“Non ci sarebbe alcuna differenza significativa nel contenuto microbico se si trattasse di un vino cosiddetto naturale o meno”, ha affermato il dottor Mills, che si è detto scettico riguardo a significativi benefici per la salute dell’intestino derivanti dal consumo di qualsiasi tipo di vino. “L’alcol uccide comunque la maggior parte dei batteri benefici, quindi non è che il vino si avvicini ai livelli del kimchi o dello yogurt“.

Il prossimo turno

Chiarito che l’alcol fa male, anche quello contenuto nei vini naturali, rimane il fatto che una vita senz’alcol – almeno per molti che conosco – sarebbe senz’altro peggiore di quella attuale. Ma qua ci premeva chiarire un punto che spero sia condiviso in merito al rapporto tra vino e salute.

Ora però veniamo al prossimo turno e … poche storie: ecco il tabellone

Arianna Occhipinti – Foradori

Le Boncie – Emidio Pepe

Stefano Amerighi – Gravner

Zidarich – Radikon

Qui, parliamoci chiaro, siamo davanti ad 8 aziende che per storia e prospettiva rappresentano – non voglio dire il meglio, ma certo – uno spaccato di assoluto rilievo di quella che è la dimensione del vino naturale in Italia. Ora si tratta di vedere quali, tra queste, siano le preferite dai lettori di Intravino, ai quali però chiederei una cosa ben più difficile del semplice votare: fateci i vostri pronostici. Perché qui ci sono sfide completamente imprevedibili. Amerighi-Gravner vale tranquillamente una finale, ma se guardo le altre potrei dire lo stesso di ciascuna.

Mi va di fare una piccola notazione rispetto alla questione di genere.
Non sono un appassionato del tema per come viene di norma utilizzato, ma tante volte si dice della sovrarappresentanza maschile nel mondo del vino. La prima IntravinoCup dedicata al Chianti Classico è stata vinta da Castello di Monsanto, guidato oggi da Laura Bianchi. Qua su 8 aziende, ne abbiamo 4 guidate da donne (anche se forse Mateja Gravner sarebbe la prima a dirmi che non è così nel suo caso).

Vedremo chi arriverà in fondo, ma intanto vi lascio il link per votare (avete tempo fino a venerdì sera) e se volete fare i vostri pronostici, lo spazio è nei commenti qua sotto.

Ci vediamo lunedì prossimo per le semifinali e prometto che stavolta niente pipponi, ma solo ritratti dedicati ai 4 semifinalisti.

CLICCA QUI O IL BANNER SOTTO PER VOTARE

 

[1] https://www.nature.com/articles/s41574-021-00627-6

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