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13 Dicembre 2022

Antonelli San Marco tra cantina nuova, Trebbiano Spoletino e Montefalco Sagrantino (verticali)

La vendemmia 2022 ha portato le uve di Antonelli San Marco in una nuova cantina molto più grande, moderna ed efficiente di quella utilizzata finora e con soluzioni scenografiche che ne ampliano gli orizzonti enoturistici. Per dimostrare il notevole stato di salute dei vini, curati in regia dall’enologo Paolo Salvi (lo abbiamo conosciuto a Montevertine ma lo apprezziamo molto anche da Pandolfa/Noelia Ricci in Romagna e da Lisini a Montalcino) e in pratica da Massimiliano Caburazzi, enologo interno, è andata in scena qualche mese fa una doppia verticale dei vini bandiera a base sagrantino e trebbiano spoletino. Il tutto nel contesto di una bellissima festa che ha visto riunirsi in cantina tanti colleghi produttori, sommelier, giornalisti non solo della zona e alcune delle più belle realtà enogastromiche locali: la pizza e le focacce di Meunier Champagne & Pizza di Pietro Marchi (Corciano, PG), la cucina di Giuglio Gigli del Ristorante UNE (Capodacqua, Foligno, PG) e il gelato di Amandola (Foligno, PG).

Si inizia con il Trebbiano Spoletino e d’ora in poi anche solamente #Spoletino dato il carattere molto diverso dagli altri trebbiani italici. Nel corso delle ultime annate, piuttosto calde ma non torride, questo vitigno tardivo è stato capace di sopportare molto bene il picco di luglio-agosto ed è riuscito a mantenere un bel tono di acidità senza sacrificare troppo gli aromi. Dal punto di vista dei dati quantitativi ha un’acidità simile al Greco di Tufo, molto pimpante sempre ma con in più tanta presenza gustativa, dagli agrumi al tropicale e non solo.

È un vitigno di grande plasticità, capace di trasmettere in modo didascalico lo stile di questo o di quel produttore, gli assaggi in varie occasioni hanno mostrato quanto ogni vino da spoletino abbia una dignità tutta sua, con peculiarità uniche che lo rendono affascinante a prescindere. Visto da un altro punto di vista è anche un vino esagerato, che perdona molti esperimenti, duttile perché l’acidità tiene sempre botta e sopra ci si può costruire un po’ quello che si vuole. Assaggiando i suoi exploit in casa Antonelli (passati, presenti e futuri, alcuni vini erano in anteprima) si legge in controluce il profilo di un vino mediterraneo eppure nordico, un prototipo di vino europeo decisamente ricco e ancora in crescita nel territorio.

Antonelli San Marco Spoletino 2007 – Ricco e caldo (15%, molto raro), legno nuovo, tè allo zenzero, ricco e saporito, caldo e piacevolissimo, tartufo bianco, carrube e mediterraneo, ossidazione e piacevolezze agrumate, confettura di pompelmo e scorza d’arancio, ancora acidità da vendere. 90

Antonelli San Marco Spoletino 2010 – Nota terziaria, caramello e tè al bergamotto, canditi di limoni e cedro, erbaceo, verdognolo da baccello, legumi e papaya, yogurt ai cereali, mango, grande passo e succosità, acidità tranquilla e piacevole, balsamico nel finale, candore e fumé leggero. 91

Antonelli San Marco Spoletino 2013 – Sali da bagno, cumino, zenzero, pompelmo e sapidità bella, passo maestoso e ricco, saporito, lunghezza stile e ricchezza opulenta che ammanta il bicchiere di lucentezza, canfora, anice, sambuco, corpo sottile ma muscoloso, grande ritmo. 92

Antonelli San Marco Spoletino 2016 – Fine, esile, canfora e pinoli, sorso di bella semplicità e discreta tensione, sottile e saporito, finale balsamico e di agrumi in confettura, miele di tarassaco e pepe bianco, non ha una profonda lunghezza da incantare ma si beve adesso con grandissimo piacere. 87

Antonelli San Marco Spoletino 2019 – Ricco e denso, sapidissimo, acidità tambureggiante già dal naso, menta eucalipto e alloro, sorso con energia sottesa molto bella e una sensazione quasi tannica che lascia sorpresi, divertente e lungimirante. 91

Antonelli San Marco Spoletino 2021 – Annata calda e molto recente, compresso e fine, sambuco, glicine e rosa thea, sali da bagno, canfora, resina, pepe bianco, ancora rabbioso e molto giovanile ma la grinta è quella giusta. 92+

Antonelli San Marco Spoletino Anteprima Tonda 2019 (in uscita nel 2024, singola vigna) – Macerazione e ossidazione, sulle sue bucce per 6-7 mesi, anfora cemento e clayver (grès), vinificazione semplice alla georgiana, uva solo diraspata, molto buccioso con ossidazioni che si fanno sentire, sottile e tannico, allungo bello ma con polpa molto sottile al centro bocca. 87

Si passa quindi al Montefalco Sagrantino, un vino che secondo l’enologo Paolo Salvi nasce attorno a un’uva difficilissima con potenzialità enormi, che va interpretata giorno per giorno e che ha grande variabilità espressiva in base a esposizioni, terreni, annata: «a volte sembra che sia anticipato poi si blocca improvvisamente per poi ripartire in condizioni tutte sue». Il tannino è la sfida vera ogni volta, per non parlare del legno, che serve ad arrotondare ma senza abusare, pena l’appesantimento complessivo della beva.

Secondo Antonio Boco, che ha condotto entrambe le verticali insieme a Filippo Antonelli e Paolo Salvi, può rientrare nel filone delle uve mediterranee, tra i vini del sud, di sole, simili ad alcuni del sud della Francia (tipo tannat o grenache) o ad alcune espressioni della Spagna. Ha sempre note assolate, calde, e un notevole tono balsamico a fare da contraltare, non è affatto monotematico, c’è sempre bilanciamento al suo interno: mora, mirtillo, arbusti ed erbe aromatiche, arancio rosso sono descrittori classici su cui si innestano molte variazioni sul tema. Dal punto di vista scientifico, da San Michele all’Adige oltre a confermare l’alta concentrazione tannica viene fatta rilevare la particolarità di avere precursori aromatici più da uve bianche che rosse.

Antonelli San Marco Montefalco Sagrantino 1988 – Colore fitto e denso, scuro e con bordi aranciati affascinanti, arancio rosso, liquirizia, frutta nera sotto spirito, pepe e senape, juta, ribes rosso e nero, arioso e teso, polpa fruttata che invita e attira, sorso di compiutezza e rugosità affascinante, balsamico da mentolo, timo, eucalipto, resina e mallo di noce, grande eleganza nettezza ed evoluzione intrigante. Vino integro e sostenuto con pochissimi cenni di cedimento, anzi. 93

Antonelli San Marco Montefalco Sagrantino 1996 – Un classico “96” che non sarà forse mai pronto e men che mai questo. Mallo di noce confettura di fragola e rabarbaro, pepe nero e alloro, macchia mediterranea e nocciole tostate, sorso asciutto con irruenza placata che da spazio a tanta piacevolezza ed eleganza, tannino che incalza e pizzica tantissimo il palato e che potrebbe ancora dare sorprese. 91

Antonelli San Marco Montefalco Sagrantino 1999 – Un gorgo nero, tapenade e pepe nero, sorso di arancio sanguinella, piccante, saporito, lungo, serratissimo, corposo e fresco, con uno slancio molto verticale e da abbinare senza provare a degustarlo da solo, sorso con note nervose e un poco erbacee, vegetale, fresco, corroborante e sapido nel finale boschivo. 89

Antonelli San Marco Montefalco Sagrantino 2001 – Dolcezza e frutto rosso molto fresco, viola e rose marocchine, cuoio e caramello, prugne, fumé, tracce sottili di ebanisteria, iodio e salinità, legno di castagno e pomodori confit, sorso di piacevolezza e succosità, beva agile e sottile con un equilibrio mirabile dove tocchi tannici sono lievi pennellate così come il frutto meno scuro e potente di altre annate. Equilibrio e piacere, grande vino in un’annata grandiosa. 96

Antonelli San Marco Montefalco Sagrantino 2008 – Mirtillo e arancio, balsamico di eucalipto e resine, intenso e ricchissimo, fitto e denso, esuberanza giovanile che non lascia per ora passare la sua grazia e la sua ricchezza ma che mostra muscoli torniti e affascinanti. Finale di tapenade e pepe, ben alternati a rivoli balsamici. 91+

Antonelli San Marco Montefalco Sagrantino 2016 – Annata del futuro, balsamico e fruttato, mirtilli e lamponi in confettura, incenso, elicriso e mandorlo, pesca sciroppata, sostanza ricchezza e floreale rosso, tannino ben presente ma con una sua gradevolezza intrinseca, maturazione precisa. 92

L’espressione del Montefalco Sagrantino di Antonelli può concorrere a definire molto bene la zona dove si trova la cantina. Un’area che riassume versanti diversi, che comprendono una zona con un terreno di origine lacustre, molto calcareo, e anche zone più argillose, con terreni più caldi (di recente nel mix dell’assemblaggio anche uve da terreni di origine marina, silicati con note più balsamiche). Se non siete amanti della tipologia potrebbe essere un vino per riconciliarvi con il vitigno a patto però come sempre di aspettare qualche anno di bottiglia, anche le migliori annate rendono al meglio non prima di 10/15 anni dalla vendemmia.

PS: le diciture dei vini indicate non sono tutte propriamente corrette: prendetele come un auspicio.

[Foto cover: Antonelli San Marco]

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