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7 Dicembre 2022

La Terra Trema 2022 | Evento ferocemente imperdibile e segnalazioni varie

Un’altra fiera, nei giorni della Fivi, di cui avevamo bisogno.
Torna dopo tre anni La Terra Trema a Milano e registra il pienone, con ore di fila e vignaioli che mettono alla prova la voce nel cercare di raccontare i loro vini.
Eccovi qualche motivo per cui considero l’evento imperdibile e segnalazioni varie.

• Il linguaggio
LA TERRA TREMA – “Fiera Feroce di vini cibi relazioni – vieni tempesta”
Recita così il manifesto, grafica accattivante, nessuna virgola, minuscole e maiuscole usate di proposito. Un invito alla tempesta intesa come schiaffo che si incassa nell’affrontare le intemperie e il mondo, la presa di coscienza della situazione geo politica in cui viviamo, le preoccupazioni che impongono i cambiamenti climatici, la sensazione di precarietà che spesso ci sopravanza. Si poteva sconfinare nella retorica e invece no, boom bello, schietto, diretto e via. Emotivamente coinvolgente.

• Il clima
Bella gente! È una vera e propria festa. L’atmosfera del Leoncavallo aiuta. Musica in sottofondo, ambiente street, cemento, graffiti e uno spazio all’aperto dove è possibile sedersi, parlare, confrontarsi e bere. Nascono amori, amicizie, nascono discussioni e confronti. Cosa per niente scontata. Qui viene l’appassionato di vino, viene il sommelier, viene il ristoratore, ma anche chi ha voglia di un pomeriggio diverso. Tanti bambini, tante famiglie. Si degusta ma si fa gran festa! E la sera si balla!

• I vignaioli
Dal randagio al raffinato, ognuno recita la sua parte al meglio. Non si avverte la competizione, gli artigiani fanno squadra, si sostengono quando la gente è così tanta che li sovrasta, anche quando, dopo una cert’ora, girano tra i banchi più avvinazzati che curiosi. Raccontano i loro vini con passione, mai troppo cerimoniosi, mai troppo pedanti (e questa è una gran cosa).

Ahimè, qualche nota dolente…
• I rifermentati
Pensaci davvero se vuoi fare un rifermentato in una terra che non ha tradizione. Ok, si vendono, sono di moda, ma li ho trovati perlopiù simili uno all’altro, fatti di un’acidità senza equilibrio. Qualcuno buono però c’è: i lambruschi e la malvasia, spergola e moscato di Podere Cipolla. Denny Bini ha mestiere in una terra dove i rifermentati si fanno da sempre.

• La Carbo ha stufato
Ok, sono vini beverini, ok, sono di moda pure loro. Ma quando è troppa è troppa. Meno macerazioni carboniche, per favore. Ve lo chiede un ex-fan.

I vini assaggiati da segnalare 
 Sardegna. Cantina Carta fa una rara malvasia ossidativa che è la fine del mondo: bottiglia da 50cl, etichetta raffinata, Il Filet 2020 è da avere in cantina. Peccato il prezzo sia schizzato alle stelle. Deperu Holler si distingue per il Cannonau Oberaia 2020 macerato a vasca aperta: verticale, scarico, speziato, davvero notevole. Nella versione di Orgosa, invece, lo stesso vitigno rosso, sempre 2020, si presenta carico, pieno, saporito, complesso e allo stesso tempo dinamico.

• L’Eretico 2019 di Orto Tellinum. Qui ci si sbatte parecchio per recuperare vigne abbandonate e conservare vecchi vitigni. Il risultato è una chiavennasca di Valtellina davvero viva che si distingue per slancio e verticalità. Bella spezia, frutto integro; per niente immediato, vi avverto.

• Il Juan 2015 di Agricola Garella. Da Masserano in provincia di Biella un nebbiolo, croatina, vespolina e altre varietà a bacca nera del territorio; acciaio e barrique. Il 2015 è in gran forma: pieno, generoso, complesso, territoriale. Il Piemonte a questa edizione è presente in massa ma non tutto è degno di nota. Mi va di segnalare però, immediato e intrigante, il Panikos, grignolino del Monferrato Casalese 2020 di Monfrà.

• Il Vermentino Nero 2019 di Terre Apuane, vermentino 85% e massaretta 15%. Cemento e bottiglia. Prodotto unico dalla spezia coinvolgente. 12 € spesi benissimo. Da aspettare ancora un po’.
• Le albana dell’azienda agricola Baccagnano a Brisighella, appennino emiliano. Una in acciaio (2021), l’altra in anfora (2020), rispettivamente 12 e 14€, due giovincelle che promettono un gran bene. Buono anche il Vermouth.

Ci sarà stato senz’altro molto altro degno di citazione, ma una certa ora del pomeriggio sono stato sorpreso da un assalto fatto di corpi, entusiasmo, gioia, sudore, urla, un momento di celebrazione spontanea del vino e dell’incontro; quando la gente è davvero troppa la degustazione finisce e ci si abbandona alla festa.

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