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6 Dicembre 2022

Certe notti la macchina è calda e ti porta all’Entrà per una verticale di Chateau Palmer con Thomas Duroux

Sono le due di notte mentre attraverso la campagna modenese, in giro non c’è anima viva: guidare da solo a quest’ora mi dà un senso di pace e aiuta a mettere ordine tra i pensieri. Ho da poco salutato Thomas Duroux – CEO di Chateau Palmer – con un abbraccio perché l’invito a questa serata è stato un grande regalo. La parte fumosa di Chateau Palmer 1995 è ancora lì che mi gira in testa mentre parte Il cielo in una stanza, e mi è subito chiaro che questo presente è destinato a diventare un bellissimo ricordo.

Antefatto. Ho avuto modo di incontrare Thomas Duroux casualmente un paio di mesi fa a Modena, lui era con un caro amico – il miglior organizzatore di serate che possiate immaginare. Bevemmo Lambrusco chiacchierando amabilmente e non mi sembrò vero quando mi dissero che a breve Thomas sarebbe tornato dalle nostre parti e che avremmo organizzato una cena.

Ed eccoci qua alla Trattoria Entrà a Finale Emilia, da Antonio ed Elvira Previdi, per me posto del cuore e in questo caso aperto solo per venti commensali con il direttore di Château Palmer, stella di grandezza assoluta a Bordeaux.

Amo la Borgogna e venero Bordeaux ma da buon “bordolista“ perverso sono abituato a bere i vini del Medoc con almeno una trentina di anni sulle spalle. Il motivo è semplice: classe e precisione sono indiscutibili ma i tagli bordolesi hanno un profilo aromatico più povero di altri vini e la magia di queste bottiglie sta nella fusione che raggiungono tutti gli elementi aromatici e gustativi dopo una lunga permanenza in vetro.

Château Palmer è un troisième cru classé nel comune di Margaux, famoso per l’omonimo Château (di cui ho già scritto in occasione di uno Château Margaux 1983). La classificazione ufficiale dei Bordeaux è del 1855 ed eccettuato il caso di Mouton Rothschild non è mai stata cambiata; tuttavia il mercato sa bene chi premiare e chi no, quindi l’altissima qualità di Palmer lo fa entrare in un gruppo ristretto, con vini come Leoville Las Cases e Pichon Longueville Comtesse de Lalande, il cui valore è considerato pari a quello dei premier cru classé. Mini nota a margine: quello che differenzia Palmer dagli altri vini del comune di Margaux è una presenza più alta di merlot e un second vin, ovvero Alter Ego, che non è il classico vino meno pregiato, ma un vero e proprio fratellino minore con un’identità precisa e sul quale gli sforzi aziendali sono importanti per dare un vino di grande qualità e con una personalità ben definita.

Un po’ di Champagne per facilitare le presentazioni tra chi non si conosce al tavolo, Thomas Duroux ovviamente al centro per avere tutti vicini e magnum aperte quindici ore prima, scaraffate e ritappate.
Si parte.

Thomas Duroux e Antonio Previdi a fine serata

Alter Ego 2017
Si apre floreale e sul mirtillo, speziatura piccante di gioventù, buona struttura e tannino presente ma fine; mi colpisce per precisione e definizione, ha tanti cavalli nel motore ma non riesce ancora a scaricarli a terra. Diamogli tempo.

Alter Ego 2012
Parte in sordina, si concede poco, sembra non voglia unirsi a noi per far festa poi pian piano prende forma e volume; la parte fruttata comincia a uscire con ciliegia, ribes nero e prugna, ha spalle larghe ma si mostra gentile in bocca con le parti dure perfettamente integrate, il bicchiere ha una dinamica più interessante del precedente e mentre ci ragiono sù mi accorgo di averlo finito. Chi va piano, va sano e lontano. Molto buono.

Mentre Duroux ci racconta un po’ di cose sul loro modo di lavorare, non mancano battute e interventi all’insegna del puro divertimento, i salumi hanno già fatto alzare il livello di buonumore e di colesterolo e prima dell’arrivo dei tortellini con burro e tartufo ci vengono serviti Alter Ego e Palmer, entrambi in annata 2009, millesimo da incorniciare a Bordeaux.

Alter Ego 2009
Che piacere berlo ora in tutta la sua dolcezza: cassis, confettura di more e cedro, un vino ampio, confortevole e dialogante, il respiro della grande annata si sente e ha ancora buoni margini di miglioramento. Buona lunghezza e puro godimento, l’unico suo problema è stare a fianco di Palmer 2009.

Palmer 2009
Raramente bevo Bordeaux così giovani, leggerli non è affar semplice se non li si conosce bene; messo al naso ho pensato ”Mamma mia!“, un vino tumultuoso, come fosse pronto ad esplodere. Color porpora ancora carico, frutto scuro, molto balsamico e teso ma con animo solare, cioccolato amaro e una parte vegetale nobile preparano a una bocca tridimensionale e stratificata con una trama tannica di assoluto livello. Gli diamo troppo poco tempo per distendersi a dovere ma regala squarci di luce e la voglia di metterne una bottiglia in cantina. A mio avviso la bottiglia più difficile della serata perché è quella che più di tutte necessita di un “bevuto” per essere apprezzata.

E anche questa coppia è andata. Al tavolom insieme alle immancabili tagliatelle al ragù arriva pure il lambrusco che a Modena prende il posto dell’acqua, c’è fermento per le prove della Formula Uno, mi guardo intorno e mi sembra di essere all’opera quando c’è la pausa tra il primo e il secondo atto: la gente si alza, si cambia di posto, il clima è già caldo e dopo un po’ Antonio ci riporta all’ordine perché sta per arrivare il germano, che accompagneremo con la coppia d’assi: Palmer 1999 e 1995.

Palmer 1999
Vengo colpito dall’equilibrio, centro bocca con buona pressione, sento un pizzico di lavanda avvolta da frutti neri di bosco e tabacco. Vino molto buono con tannino che può snellirsi ancora, ha buona lunghezza ma non è ancora pronto per farci girare la testa. Mi è sembrato un viaggiatore che si stesse riposando un po’ prima di riprendere un cammino che lo porterà lontano.

Palmer 1995
Senza dubbio il vino più espressivo della serata, anche grazie all’annata più concessiva; rappresenta la cartina di tornasole di quello che si cerca in un grand vin de Bordeaux. Fiori secchi, vaniglia e frutta rossa, finalmente si comincia a vedere una marcata evoluzione dei profumi, scatola di sigaro, liquirizia e un po’ di torrefazione lasciano posto a un timbro boschivo di fogliame e funghi freschi. Vino ancora fresco ed energico ma già in una buona finestra di beva, chiusura lunga dove risalta una bellissima parte fumosa. Grande bottiglia.

Fine serata.
Oltre al vino, porto a casa il tratto umano dei partecipanti – alcuni dei quali arrivati addirittura da Lecce – e la simpatia di Thomas Duroux, intorno al quale la serata è girata: non si è mai tirato indietro quando era il momento di fare una battuta o ascoltare le nostre opinioni. Se è vero che da una parte il formato magnum ha un po’ falsato lo stato evolutivo dei vini, è innegabile che il loro incedere più lento li abbia resi migliori, quindi direi che possiamo ritenerci soddisfatti e grati di questa rara occasione.

Nota personale conclusiva. Ho avuto modo di bere vini mitici di Palmer, su tutti 1961 e il 1983. Sono molto legato a quelle versioni ma occorre dire che le rese di oggi sono drasticamente calate rispetto a quegli anni e le tecnologie hanno apportato quel plus di precisone che prima non c’era. Oggi i vini risultano più concentrati e con un frutto più definito. La curiosità di sapere cosa diventeranno questi dopo una trentina d’anni io ce l’ho, quindi penso sia necessario mantenersi in salute perché da vecchietto mi piacerebbe proprio ribere questo 2009 ripensando a una serata così. Grazie, Thomas.

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