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5 Dicembre 2022

IntravinoCup – Selezione Naturale | 32 in gara, sfide pazzesche e la retorica di cui fare a meno

725 votanti (e come sapete non c’è modo di votare più di una volta). Una sfida finita all’ultimo voto (realmente all’ultimo voto) e svariate altre decine per uno scarto di 3 o 4 voti. Un risultato pazzesco e la prova che non solo il movimento dei vini naturali racconta una storia che ai lettori di Intravino risulta particolarmente cara, ma anche che allargare il primo turno a 64 cantine è stata una scelta saggia. Perché il quadro offerto è stato senza dubbio ampio e rappresentativo (al netto delle inevitabili lacune e relative obiezioni), perché le sfide sono state generalmente equilibrate e l’afflusso dei voti costante nel tempo. Bravi voi, bravi noi, bravi tutti, ma a breve guarderemo i risultati definitivi e vedremo il prossimo turno che presenta una serie di sfide che nemmeno Sergio Leone.

La retorica del morte vs vita

Per evitare che tutto si risolva semplicemente nel gioco – che pure è divertente ed è per questo che l’abbiamo lanciato – vale la pena continuare a tenere il filo di una riflessione sul tema del “naturale”. Il 5 dicembre è la giornata che la FAO dedica al suolo (#WorldSoilDay) e proprio la salute del suolo è un tema che viene posto al centro dei distinguo che i vignaioli “naturali” utilizzano per marcare il senso del proprio lavoro rispetto a quello di chi pratica una viticoltura più focalizzata sulla necessità di rese puntuali ed ampiamente poggiante sulla chimica.

Credo sia un punto condiviso il considerare che interventi numericamente ridotti e più organici possibili siano più compatibili con una maggiore biodiversità del suolo. Nel caso non fosse un dato condiviso, è bene condividere i dati. Partendo dall’indice di riferimento – QBS-ar (Qualità Biologica del Suolo, attraverso microartropodi) – che si basa sul grado di adattamento anatomico di un organismo alla vita nel suolo: se l’ecosistema suolo è indisturbato prevarranno i gruppi particolarmente adattati a questo ambiente, se il suolo subisce invece impatti disturbanti, i gruppi più adattati tenderanno a scomparire mentre prevarranno altri. Valori dell’indice QBS-ar superiori a 150 si riscontrano solamente in ambienti indisturbati e particolarmente ricchi di sostanze organiche, come le foreste, e si possono considerare indicativi di una buona qualità biologica del suolo. Nei suoli agricoli, che vengono periodicamente lavorati, l’indice assume valori inferiori a 100: in questo intervallo, valori inferiori a 50 indicano situazioni di qualità scadente mentre valori attorno a 100 sono indice qualità del suolo sufficiente. In agricoltura, indici come il QBS-ar possono essere utilizzati per valutare la bontà delle pratiche agronomiche utilizzate e la salute complessiva dei terreni, oltre al loro livello di “stanchezza” dovuta a sovraccarico colturale [1].

Ecco che, anche se si parla di terreni, la natura è un mondo, l’agricoltura un altro. Ma è altresì vero che un’agricoltura meno impattante ha valori migliori (se vogliamo mantenere il giudizio di qualità biologica) di un’agricoltura che si pone meno vincoli rispetto all’impiego degli strumenti disponibili, privilegiando il fine produttivo. Come sempre è giusto ribadire che la vitivinicoltura (specie quella di qualità) è una nicchia tendenzialmente privilegiata dell’agricoltura, ma cionondimeno questo punto è un argomento importante da utilizzare per una riflessione che segnali come la perdita di nutrienti del suolo è uno dei principali processi di degrado del suolo che minaccia la nutrizione ed è riconosciuto come uno dei problemi più importanti a livello globale per la sicurezza alimentare e la sostenibilità in tutto il mondo [2].

Purtroppo capita sovente che invece di essere avvio per una riflessione più ampia, l’argomento della salute del suolo si risolva sovente in una semplificazione da schema: vita vs morte. C’è chi la usa per definire il vino naturale come qualcosa di vitale, in contrapposizione alla morte che sarebbe rappresentata da tutti gli altri vini, spesso catalogati alla voce “vini zombie”.
La semplificazione del “vita vs morte” è la stessa identica usata, ad esempio, dagli antiabortisti. Se la mia parte sostiene la vita e alla tua parte assegno di sostenere la morte, tu sei il male.

Questa è un’astrazione banale e violenta, da rifiutare in quanto tale ancor prima del considerare come su un presupposto del genere non vi sia margine di dibattito, ma solo di sterile guerricciola (anche perché si sta parlando di produzione di vino – se in quel vicolo ci si chiude – non esattamente di salvare vite o di sfamare popoli).

Per un pugno di voti

725 votanti, dicevamo. Ebbene la sfida Cornelissen – Vittorio Graziano si è decisa per un voto, quella La Biancara – Ca’ del Vent per 11, quella Collecapretta – Dornach di Patrick Uccelli per 13 e tante altre sono rimaste in bilico fino all’ultimo giorno.
Poi certo, ci sono quelli che sembrano già candidarsi ad arrivare lontano e giusto per menzionare qualcuno: Arianna Occhipinti raccoglie 444 voti nella sfida con Barbacan (pur forte di una presenza social senza eguali), Lino Maga fa anche di più contro una azienda celebrata come Ampeleia (anche se poi Foradori raccoglie 487 voti nella sfida con Paolo Babini). Potrei andare avanti, ma la faccio breve segnalando solo che Dettori raccoglie il massimo dei voti in questo turno, 529, nella sfida con Raìna.

Qui trovate la schermata con tutti i risultati.

I capostipiti

Giampiero Bea, Angiolino Maule, Edi Kante, La Castellada di Nico Bensa e Walter Mlecnik sono alcuni dei capostipiti del movimento dei vini naturali in Italia. Li avevo menzionati nello scorso articolo per introdurre questo gioco, abbozzare il racconto di come è nato il movimento dei vini naturali in Italia ed allo stesso tempo fare ammenda delle mie dimenticanze (infatti tutti questi nomi non erano presenti nella lista dei 32 nomi che avevo proposto affinché fosse integrata coi vostri e la cosa mi era stata fatta ripetutamente notare). Alla fine però, proprio quei nomi non hanno passato il primo turno. Sorpresi?

Forse no, anche se la cosa può avere spiegazioni diverse per ciascuno dei nomi citati (ed in effetti ve ne sono alcuni che sono rimasti in un ambito che, al netto della storicità, è stato lontano dalla ribalta). Ci sono però due nomi in particolare – quelli di Bea e Maule – la cui eliminazione al primo turno fa un po’ pensare. Non so come siano oggi i rapporti tra i due, ma certo in passati non sono stati esattamente idilliaci e anche questo è un dato che racconta di divisioni e attriti che avranno giovato alla varietà associativa, ma forse un po’ meno alla consistenza. C’è poi che gli anni sono passati e forse anche quei protagonisti hanno ceduto il passo ad altri. E non mancherei di menzionare il fatto che il mondo del vino per come lo si racconta oggi ha memoria storica molto breve e l’ambito dei vini naturali non fa eccezione. O forse ci sono altre ragioni e magari vi andrà di scriverle nei commenti.

Le nuove sfide

Perché è ora di passare prossimo turno.
32 cantine, solo 16 passeranno al turno successivo. Ecco le sfide:

Arianna Occhipinti – Lino Maga
Paradiso di Manfredi – Monte Dall’Ora
Ca’ del Vent – Dornach (Patrick Uccelli)
Foradori – Ca’ dei Zago
Paolo Marchionni – Emidio Pepe
Massa Vecchia (Fabrizio Niccolaini) – Cascina degli Ulivi
Bressan – Monte dei Ragni
Le Boncie – Dario Princic
Fonterenza – Nino Barraco
Ferdinando Principiano – Stefano Amerighi
Vittorio Graziano – Fattoria San Lorenzo
La Stoppa – Gravner
Zidarich – La Distesa (Corrado Dottori)
Camillo Donati – Radikon
Casa Coste Piane – Le Coste di Gradoli

Mi fermo qui, perché ora non resta che darvi i link, ricordarvi che avete tempo per votare fino a venerdì pomeriggio.
E noi ci rivediamo lunedì prossimo con gli aggiornamenti!
Buon voto. Naturalmente.

CLICCATE QUI O L’IMMAGINE SOTTO PER VOTARE

[1] https://www.arpa.veneto.it/temi-ambientali/suolo/monitoraggio-dei-suoli/qualita-biologica
[2] https://www.fao.org/world-soil-day/about-wsd/en/

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