FacebookTwitterIstagram
2 Dicembre 2022

Luci e ombre del mercato FIVI 2022 (con i migliori vini assaggiati)

Sveglia impostata alle 4 di mattina.
Grazie ai pupi però sono già in piedi alle 3.
Colazione, doccia e partenza da Roma alle 4,30 per essere all’ingresso alle 10:30. Direzione Piacenza, Mercato dei vignaioli FIVI. È stata una faticaccia ma partecipare ad un evento così grande e sentito mi aveva reso talmente elettrico e di buon umore che appena arrivato ho letteralmente lanciato la macchina nel primo buco e mi sono tuffato nella mischia.

In un evento di questa portata – 24.000 accessi in tre giorni, ennesimo record – molto è funzionato alla grande, qualcosa poteva andare meglio. A mente fredda, nel day after, ho riordinato le idee (luci e ombre appunto), dai migliori vini assaggiati agli aspetti più curiosi legati all’organizzazione di una macchina da 870 aziende (!!).

Luci

Dinamiche da “apertura gabbie al giardino zoologico”
Clima di festa in stile Koninginnedag (Giorno della Regina di Amsterdam): c’era casino, allegria, si beveva, si scherzava. Il periodo del covid ci aveva tolto tanta di questa ilarità, e ci mancava molto. Bentornati eventi del vino.

Area Food ampia e ben fornita
In un evento di queste proporzioni non è così scontato, ma qui oltre alla praticità di tavoli e panche in stile Oktoberfest, grazie ai vari van a mo’ di street food la scelta era ampia: io per esempio sono andato su un tradizionale ragù bolognese (neanche così acciò) ma c’è stato anche chi ha preso pesce o addirittura un piatto di lumache.

La lista dei migliori vini assaggiati, in collaborazione con Giorgio Michieletto

Colfondo Agricolo 2019 – Terre di Boscaratto (€10 in fiera)
Abbiamo fatto incetta di Colfondo, ma questo si è rivelato il migliore, ed è stata dura poi scucire un paio di bottiglie al produttore (poca disponibilità dell’annata 2019). Spumoso, verticale e con la giusta profondità di bocca, da aperitivo, pranzo, cena e colazione, ottimo!

Colfondo Agricolo  In un Sol bianco 2020 – Siro Merotto (€10 in fiera)
Altro bel Colfondo, anche questo ben diverso da quelli frizzosi e friccicherelli in cui ti sembra di masticare anidride carbonica. Qui ci sono cremosità e compattezza, invece del banalissimo agrume aranciato ci trovi roccia, pesca, susina e salinità: da berne a vagonate.

Igt Pavia Pinot 2019 – Grazioli (€13 in fiera)
Una rapsodia del pinot nero fermo dell’Oltrepó: fine, pulito, allegro e profondissimo, un plauso al nostro lettore Mattia Grazioli per il suo omaggio in etichetta a Freddie Mercury.

Canavese Nebbiolo Doc Ros 2020 – Camillo Favaro (€20 in fiera)
Dal vitigno uno può pensare a materia e tannini da vendere ma vola come una farfalla e punge come un ape: un Moahmed Alì rosso dal canavese.

Sangiovese Rubicone Giogió 2019 – Giovannini (€12 in fiera)
Chiudi gli occhi e senti Toscana, sangiovese, grosso, poi li riapri e il vitigno è quello ma siamo sui colli imolesi, Bologna. Ciccia giusta, tanto grip e scorrevolezza: buonissimo.

Cannonau di Sardegna Ghirada Elisi 2019 – Francesco Cadinu (€45 in fiera)
Scuro, estratto, carico, ma anche agile, succoso e levigato, questa è Mamojada.

Rosso di Montalcino 2019 – San Guglielmo (€25)
Come da etichetta, c’è eleganza, fierezza e agilità dell’abile cavaliere, ma anche il calore del fuoco, un sorso sia affilato che ruvido come le squame di un drago. Etichetta e vino bellissimi.

Vino rosso Macchiusanelle 2019 – Fabio de Beumont
(€20)
Barbera irpina da viti a piede franco con più di 150 anni, già basterebbe questo per dargli una chance, ma c’è molta più Irpinia che vitigno in questo vino e da non amante di barbera ho veramente goduto.

Chianti Classico Riserva 2019 – Fattoria di Pomona (€25 in fiera)
Confesso che qui ero un po’ di parte, così ho chiesto a Giorgio cosa ne pensasse, e ne è uscito un parere all’unisono: bella, profumata e ancor più splendente e cesellata del solito grazie anche all’ottima annata. Una Riserva super.

Greco di Tufo Riserva Picoli 2019 – Bambinuto 2019 (€24 in fiera)
L’annata è di quelle che meritano e lui anche con un rapido assaggio ci dimostra tutta la sua espressività, leggiadria e concretezza. Più che Picoli un Grandi (battutona 🙂.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Kypra 2020 – Ca’ Liptra
(€12 in fiera)
Al palato è grasso e robusto ma eleganza e verticalità lo rendono comunque agile ed avvenente: a Cupramontana, un’annata calda ma gestita benissimo.

Cirò Rosso 2019 – Vigneti Vumbaca (€14 in fiera)
Abbiamo provato diversi gaglioppo ma loro non li conoscevamo. Da vigne di età media 40 anni, cangiante e dal naso elegantissimo, succoso, ordinato, una bella scoperta.

Ombre

Code, code e code
Per uno che ha visto Bangkok e abita nei pressi del Raccordo Anulare di Roma potrebbero essere la normalità, ma forse organizzare meglio gli ingressi (specie per chi aveva già preso il biglietto online) non guasterebbe. Code ai carrelli, code all’area Food, code ai servizi igienici. Per la mole di gente che ormai muove il Mercato dei vignaioli forse è il caso di pensare a location più grandi dell’Expo di Piacenza, o magari fare più di una fiera in giro per l’Italia, andando anche incontro a chi magari viene dal sud; ricordo con piacere una piccola ma significativa edizione passata presso gli studi di Cinecittà a Roma.

Gente in coda all’apertura

Boria e pipponi
Due facce della stessa medaglia. Da una parte c’è quel produttore che pretende tu lo segua in ogni minimo dettaglio dei suoi racconti altrimenti quasi non ti versa il vino, dall’altra c’è il cliente professorone, un mix onirico tra Mughini e Cassano, che oltre a disquisire su ogni vino e assaggio, si stampa davanti al banco non permettendo di assaggiare a nessun altro. Spiace eh, ma con otto ore di fiera non ho tempo da perdere, passo.

Prezzo dei vini
Chi va in fiera vuole comprare ma la domanda sorge spontanea: con che criterio vengono prezzati i vini? Non è il massimo controllare sul cellulare se il prezzo sia migliore o peggiore della media che si trova online ma questo non succederebbe se si stabilisse a monte una sorta di regola da rispettare.

Ordine casuale delle aziende
Comprendo la scelta di dar spazio e visibilità ad aziende, territori e regioni meno in voga ma difficilmente chi viene a queste fiere gira “alla cavolo”. Immagino che ognuno abbia il proprio schema, che tenterà di perseguire in ogni modo, generando quindi solo più caos per tutti. Un disordine che a mio avviso non porta nessun vantaggio se non quello di creare problemi a chi vuol muoversi in maniera ordinata, portandoti a visitare molto meno di quello che vorresti. Io per esempio, volevo visitare 80 produttori ma sono riuscito a vederne solo la metà e non senza poche difficoltà.

Generated by Feedzy