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30 Novembre 2022

Långmyre Vineri | In Svezia si fa vino (spoiler: da varietà PIWI). Intervista ad Andrea Guerra

Il cambiamento climatico e i suoi effetti sulla viticoltura sono ormai un argomento all’ordine del giorno. Uno dei riflessi più evidenti è il graduale spostamento verso nord della viticoltura: la vite sta iniziando a colonizzare zone geografiche da sempre considerate inospitali per la coltivazione di uva: oltre l’Inghilterra, anche i paesi scandinavi stanno diventando, con risultati diversi, paesi produttori di vino.

Per avere un punto di vista alternativo e speculare ho deciso quindi di porre qualche domanda ad Andrea Guerra, enologo italiano, che insieme alla compagna svedese Emma Serner ha impiantato la propria azienda vinicola sull’isola di Gotland, lembo di terra svedese nel Mar Baltico, latitudine 50° nord.

Ecco la storia di Långmyre Vineri.
Già a vedere dove sono piazzati sulla mappa viene la pelle d’oca.

 

Ciao Andrea, mi racconti qual è stato il percorso professionale e umano che vi ha portato a decidere di creare un’azienda vinicola sull’isola di Gotland?
Io ed Emma ci siamo incontrati in un’azienda vitivinicola in Toscana, nel Chianti Classico, dove io lavoravo come direttore tecnico ed Emma era responsabile della tasting room e dell’agriturismo. Da lì è nato il sogno di creare Långmyre Vineri, un’azienda che fosse sostenibile, con il più basso impatto ambientale possibile, in grado di fare fronte ai cambiamenti climatici incombenti. Piantare un vigneto qui sull’isola di Gotland parte da due presupposti. Emma possiede una casa sull’isola, dove è venuta a trascorrere le vacanze estive per buona parte della sua vita. È la stessa casa dove ci siamo stabiliti, proprio di fronte alla vigna. Ma la motivazione trainante di questa scelta è stata dettata dalle caratteristiche climatiche e del suolo che abbiamo trovato in questa area. La zona meridionale dell’isola, in cui si trova la cantina, è quella con il maggior numero di ore di sole di tutta la Svezia e, allo stesso tempo, con il clima più secco e precipitazioni intorno ai 600mm annui. Inoltre, l’intera isola ha suoli ricchi di calcare, che insieme al clima fresco, concorrono alla creazione di vini eleganti, aromatici e longevi.

Quanto c’è di Svezia e di Italia in questo progetto?
I nostri vini sono svedesi e, per quanto ci piaccia pensare il contrario, sono prima di tutto il clima ed il suolo locali che ne dettano lo stile e l’impronta. Ovviamente un po’ di Italia c’è, nel know how e nelle varietà scelte. Abbiamo deciso di piantare varietà resistenti, prodotte dai Vivai Rauscedo e dall’Università di Udine, adatte alle nostre latitudini e resistenti alle malattie fungine che ci permettono una conduzione della vigna completamente priva di pesticidi.

Che tipo di vini producete?
Al momento Långmyre Vineri produce un rosato (Come May), un bianco (Pinta), ed un rosso (Hamra). Da quest’anno abbiamo avviato la produzione di uno spumante metodo classico che in futuro speriamo diventi il focus principale dell’azienda. Tutti i vini sono accomunati da una spiccata mineralità e aromaticità, con una acidità ben presente ed un basso grado alcolico (11/12%). Sono vini nordici, dove la differenza con vini prodotti in Europa meridionale è molto spiccata. Come ti dicevo prima utilizziamo esclusivamente varietà PIWIfleurtai, soreli e sauvignon kretos come varietà a bacca bianca mentre a bacca rossa abbiamo cabernet volos e merlot kanthus. Nonostante stiamo ancora esplorando le possibilità offerte dalla nostra vigna, abbiamo già individuato uno stile, un’impronta che si ripropone di anno in anno. I vini sono minerali e aromatici, soprattutto il nostro bianco, Pinta, un blend di tutte e tre le varietà a bacca bianca, con forti note di fiore di sambuco e frutta tropicale ed un’acidità bilanciata nonostante le latitudini.
Il rosato, Come May, è 100% merlot kanthus e presenta note tipiche del merlot, che strizzano l’occhio alla foglia di pomodoro, erbe aromatiche e aromi fermentativi floreali. Qui l’acidità è molto più spiccata che nel bianco. Parte del vino fa una sosta breve in barrique non tostata. Il rosso è prodotto in piccole quantità, con entrambi i vitigni rossi, e da quest’anno le uve vengono sottoposte ad un appassimento, durante il quale perdono circa il 20% del volume. Il vino che ne deriva ha un’esplosione di frutta rossa matura ad una acidità spiccata idonea al lungo invecchiamento. Un vino unico e molto interessante. Il metodo classico, da uve soreli, è ancora in una fase embrionale visto che questa sarà la prima annata che produciamo però posso dire che le basi promettono bene. Al momento concentriamo la produzione su bianco e rosato prima di tutto perché ci crediamo e perché abbiamo deciso di investire su vini pronti da bere subito, vista anche la richiesta da parte dei clienti. Con l’aumentare dei volumi allungheremo l’invecchiamento del bianco prima di immetterlo sul mercato dal momento che possiede, come la maggioranza dei vini nordici, una grande predisposizione all’invecchiamento. In cantina non si fa niente di speciale, si cerca di conoscere di anno in anno le uve e di trattare i vini con rispetto. Il nostro pensiero è di provare a fare la differenza in vigna.
Che prezzi hanno i vostri vini e come siete organizzati dal punto di vista commerciale?
 Il rosato è sugli scaffali a 16 € mentre il bianco a 22 €. Verosimilmente lo spumante sarà intorno ai 60 €. Per il momento vendiamo unicamente qui in Svezia ma abbiamo numerosi contatti dall’Italia e da altri paesi extraeuropei con ristoranti ed enoteche (nonché il monopolio norvegese).
C’è un significato nel nome che avete dato alla vostra azienda?
 Långmyre è il nome storico della particella di terreno sulla quale giace la vigna.
Mi racconti qualcosa della vendemmia di quest’anno?
 Quest’anno è stata l’annata più complicata da quando la vigna ha iniziato a produrre. Ci sono state temperature altissime ad aprile con conseguente anticipo di germogliamento. A maggio abbiamo avuto gelate senza precedenti, ma dopo diverse notti insonni in vigna, siamo riusciti a salvare i giovani germogli. Durante il periodo vegetativo giugno-agosto c’è stata una totale assenza di bassa pressione, quasi senza piogge e sole costante. Questa siccità prolungata ha messo a dura prova le nostre giovani piante con ripercussioni sui volumi di produzione. Un autunno fresco e piovoso ci ha permesso di ritardare la vendemmia, conclusa a metà ottobre, e di portare a casa uve sane con un ottimale grado di maturazione.
Che approccio avete in vigna e in cantina?
Come dicevo prima, il grosso del lavoro si fa in vigna, con rispetto massimo per l’ambiente. Abbiamo ottenuto la certificazione KRAV, che è la certificazione bio più severa fra quelle scandinave. Semplicemente non permettono l’utilizzo di nessun prodotto pericoloso per l’ambiente, rame e insetticidi inclusi. Da quest’anno, abbiamo iniziato ad implementare ciò che in inglese si chiama carbon sequestration, una tecnica in grado di fissare carbonio atmosferico nel terreno, diminuendo l’impronta di CO2 dei nostri vini e al contempo migliorando le caratteristiche fisico-chimiche del terreno. Rese basse (un chilo per pianta) e sesti di impianto fitti fanno il resto, insieme ad innumerevoli ore di lavoro.

Piantare una vigna in un’isola svedese è una scelta che, immagino, abbia a che fare con i rischi legati al cambiamento climatico. Qual è il vostro punto di vista su questo problema?
Qualunque enologo in grado di cogliere e capire il linguaggio della vigna può confermarti senza indugi che le cose stanno cambiando molto in fretta. Quando abbiamo deciso di creare la nostra azienda abbiamo deciso di farlo in un posto con meno rischi legati ai cambiamenti climatici, soprattutto in ottica di un’azienda multigenerazionale. Ciò non vuol dire che a queste latitudini siamo al riparo da cambiamenti climatici che purtroppo coinvolgono tutto e tutti, dal momento che anche qui a Gotland i nostri problemi più gravi sono stati legati alle temperature alte ed alla forte siccità.

Qual è lo stato attuale della viticoltura in Svezia?
 Siamo ancora in una fase “pionieristica”. La Svezia è stata riconosciuta come paese produttore di vino dall’UE circa 20 anni fa. Al momento siamo una ventina di produttori con una superficie vitata totale di 150/200 ettari. Il settore è però in tumulto negli ultimi tempi grazie a una forte attenzione degli svedesi nei confronti dei prodotti locali e a un generale crescente interesse verso il vino svedese. Ovviamente questo trend è possibile grazie a un innalzamento costante della qualità.
Nuove aziende spuntano ogni anno e quelle esistenti si espandono progressivamente, al momento non riusciamo a soddisfare la domanda interna.
Un tratto distintivo della viticoltura svedese è il forte accento sulla sostenibilità. Infatti ben oltre il 95% della superficie vitata, è coperta da varietà resistenti, le cosiddette PIWI, varietà che nelle giuste condizioni non necessitano di trattamenti anticrittogamici.

Facciamo un salto in avanti di 10/15 anni. Come vedete nel prossimo futuro il panorama vinicolo nei paesi scandinavi?
Sicuramente il trend rimarrà tale, con molti nuovi produttori e una superficie vitata in forte espansione. Ci vorranno però molti decenni prima che la produzione svedese sia qualcosa di più che una goccia nell’oceano. Se dal punto di vista della quantità la produzione svedese può essere considerata “trascurabile” nel breve termine, non dubito che dal punto di vista qualitativo se ne parli sempre di più, soprattutto per quanto riguarda gli spumanti.

Quali sono i vostri progetti futuri?
 Al momento abbiamo altri 3 ettari di proprietà sui quali contiamo di piantare entro il 2025, portando la produzione potenziale di Långmyre Vineri intorno alle 45.000 bottiglie. Contiamo anche di espandere notevolmente la produzione di bollicine ed iniziare con l’export.
Che dire a un italiano che fa vino su un’isola in Svezia? Buona fortuna!
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