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28 Novembre 2022

IntravinoCup – Selezione Naturale | Ecco i 64 contendenti da votare e tutte le premesse necessarie

Quando inizia una IntravinoCup è necessario introdurre non solo le regole del gioco ma anche i criteri di selezione. In questo caso, come sapete, abbiamo effettuato noi la scelta di 32 nomi a cui poi aggiungerne altri 32 che ci avete suggerito voi, nei commenti e con messaggi di ogni tipo. Grazie!

È un segno che questa IntravinoCup dedicata ai vini “naturali” sia davvero speciale e attiri un’attenzione che impone di essere il più seri possibile nello spiegare le scelte fatte. Perché i giochi son cose serie e ogni bambino potrebbe spiegarvi facilmente il perché.

Innanzitutto, sappiamo che non esistono disciplinari del vino naturale e sappiamo anche che la dicitura “naturale” non è quanto di più corretto si possa chiedere per inquadrare, con un semplice aggettivo qualificativo, un prodotto agricolo ottenuto per volontà dell’uomo. Verrebbe infatti da dire che se qualcuno amasse la natura sopra ogni cosa, il vino migliore che dovrebbe produrre sarebbe… nessun vino [1].

Su questo torneremo più avanti nel corso di questa IntravinoCup, che oltre ad essere un gioco, può essere l’occasione per una riflessione da condividere su vino, natura, artigianalità e mercato (i commenti di Intravino mi fanno incazzare perché sono aperti a chiunque, ma a tratti sanno essere anche opportunità di ricchezza).

Tornando ai criteri, abbiamo inserito per rilevanza storica – su invito di molti commentatori, su tutti Nicola Cereda aka Nic Marsèl – le principali cantine che hanno avviato il corso dei vini naturali in Italia. Citerò un vecchio pezzo di gustodivino.it per ripercorrere le prime tappe di quella storia: Tra scissioni e distinguo: la storia del movimento del vino naturale da Vini Veri a VinNatur (con la digressione del Vivit).

Il movimento del vino naturale nasce all’inizio degli anni duemila. L’eco della storia romanzata di un operatore di borsa che aveva iniziato a lavorare con JP Morgan, e che abbandonava tutto per dedicarsi alla campagna e al vino fondando un movimento naturalista di rinascita delle denominazioni e del territorio, faceva vibrare le corde dell’anima di vignaioli e opinione pubblica.

Il nome di quell’operatore di borsa è un nome destinato a rimanere nella storia. Nicolas Joly, fondatore della Renaissance des Appellations. Un manipolo di vignaioli artigianali, Fabrizio Niccolaini, motore principale, Stanko Radikon, Nico Bensa, Angiolino Maule, Dario Princic, Walter Mlecnik, Edi Kante, rimangono affascinati da Joly, che suggerisce loro di costituire un’associazione di produttori naturali italiani. Nel 2004 nasce Vini Veri, la prima associazione italiana di vignaioli naturali. I soci fondatori sono Angiolino Maule, Fabrizio Niccolaini, Stanko Radikon e Giampiero Bea.

Lev Trockij che forse non c’entra nulla col vino naturale, o forse sì

Un tempo i partiti comunisti, compreso quello italiano, avevano nel proprio statuto norme che vietavano il cosiddetto “frazionismo”. Nonostante questo le scissioni non si sono mai fermate (chiedere al PCI per info). E le scissioni non sono mancate nemmeno all’interno del movimento dei vini naturali. Finché si tratta di trovarsi sulle ispirazioni è più facile andare d’accordo, altra cosa è trovarsi sulle maledette questioni pratiche.

Gli attriti e gli scontri all’interno dell’associazione Vini Veri iniziano subito. Il primo che sconfessa l’operato di Vini Veri è proprio Nicolas Joly, che sfiducia la leadership e incarica Stefano Bellotti di fondare una succursale italiana de La Renaissance des Appellations. Gli attriti all’interno di Vini Veri sono solo all’inizio, e si trasformano in vere e proprie liti. I due protagonisti di questo clima burrascoso sono Angiolino Maule e Giampiero Bea.

Angiolino decide di abbandonare l’associazione, seguito da altri vignaioli naturali. Nel 2006 fonderà VinNatur […] Giampiero Bea viene nominato presidente “pro tempore” dell’associazione Vini Veri, incarico che ricopre tutt’ora. Organizzerà l’annuale manifestazione sociale presso l’Area Expo di Cerea, a sud di Verona. Questa è stata la rottura più importante e pesante nel mondo del vino naturale. Le accuse tra i due protagonisti sono aspre e reiterate nel tempo. I vinoveristi accusano Maule di eccessivo dirigismo e di un eccessivo controllo nei confronti degli iscritti. Angiolino Maule adduce la responsabilità della scissione esclusivamente a Giampiero Bea: in quest’intervista rilasciata a un periodico di enogastronomia, alla domanda diretta di quale sia l’ostacolo a una riunificazione, Maule risponde seccamente “Bea”.

Ma all’interno di Vini Veri i dissidi non finiscono. Un altro drappello di produttori, insieme ai rappresentanti di Renaissance Italia, fondano Vi.Te., un’altra associazione che decide di organizzare la propria manifestazione annuale in un padiglione all’interno del Vinitaly, sede dalla quale unanimemente negli anni passati i produttori naturali si erano allontanati, in aperta polemica con una gestione meramente industriale e commerciale del vino. Nasce così il padiglione del Vivit, che vedrà nel suo primo anno di vita anche la partecipazione di Nicolas Joly.

Serviva chiarire l’inizio di questa storia, serviva recuperarne i protagonisti nella selezione dei nomi in gioco. A questi abbiamo aggiunto da un lato alcuni nomi che hanno addirittura anticipato il montare di quella prima onda (un nome su tutti: Gravner) e dall’altro quelli che ne hanno rinnovato lo slancio arricchendolo di complessità d’analisi (un nome su tutti: Corrado Dottori, di cui qui segnalo un contributo per Intravino del 2010).

Infine ci sono diverse realtà davvero recenti, che rappresentano anche territori riscoperti proprio grazie a questo nuovo indirizzo produttivo e alle opportunità commerciali aperte dal movimento dei vini naturali (un nome su tutti, anzi due: Le Coste di Gradoli e Andrea Occhipinti che raccontano la riscoperta di un territorio come quello intorno al lago di Bolsena).
Credo sia interessante notare come in questa selezione ci siano parecchi produttori di zone lontane dalle classiche aree di DOCG famose, a segnalare come i “vini naturali” abbiano contribuito a dare opportunità anche a chi difficilmente ne avrebbe avute altrimenti.

Nonostante gli sforzi di dare un quadro sintetico ma esaustivo, la selezione fatta è, inevitabilmente, parziale e parzialissima. Speriamo tuttavia che possiate trovarci dentro tanto della storia del “vino naturale” in Italia. Una storia che Intravino ha seguito e raccontato negli anni e per questo mi piacerebbe riproporre, turno dopo turno, alcuni articoli che sono andato a rileggermi nei giorni di preparazione a questa IntravinoCup. Oggi vi propongo un articolo del 2012 di Fiorenzo Sartore, dal titolo che invita ad una lettura intelligente e attuale ancora oggi: Il denigration marketing rende indigesti i vini naturali.

Ad ogni buon conto, vi piacciano o meno i produttori che abbiamo selezionato, ora tocca a voi.
Vi ricordo le regole del gioco.
Ciascun utente ha un solo voto a disposizione.
Non sono possibili voti multipli.
Per votare è necessario essere loggati con un profilo Google.

Si vota a partire dalla pubblicazione del post qui su Intravino fino al venerdì successivo intorno alle ore 20.00.

Queste sono le regole. Semplici, facili, comprensibili da chiunque e per questo confido che ci saranno polemiche e recriminazioni. In palio non c’è assolutamente niente. Se non la gloria (e di questi tempi toccherà pure accontentarsi).

 

Ci vediamo la prossima settimana con i risultati e il prossimo turno.


[1] Vedi not 9 di  Vino, clima ed emissioni di CO2, tutto quello che c’è da sapere. “i risultati mostrano che il valore massimo di Qualità Biologica del Suolo (QBS) si è ottenuto per il campione F (QBS-ar = 142) ovvero il terreno prelevato nel bosco, quindi non interessato da pratiche agricole. Seguono i campioni provenienti da due vigneti biologici (campione B QBS-ar = 102), (campione C QBS-ar = 92). Il campione D (QBS-ar = 77) è stato prelevato nell’uliveto. Un valore più basso si è registrato per il campione A proveniente da vigneto tradizionale (non biologico) (QBS-ar = 62) in zona assimilabile ma esterna alle proprietà di Argiano.

[Photo editor/Art designer: Simone Di Vito. L’opera originale è il meraviglioso quadro Taught by nature di Henry Rousseau]

 

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