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15 Novembre 2022

Intrawine #13: Grande Cina, maledetta Bordeaux, Roundup, aste, black power e Sudafrica

Con la nuova cadenza mensile torna Intrawine e il solito, imprescindibile carico di articoli da tutto il mondo da leggere. Ogni segnalazione meriterebbe un post singolo vista la quantità di temi che il mondo del vino è in grado di offrire quasi ogni giorno. Quindi non pensate che quello che si può raccontare del vino giri soltanto intorno a quello che avete nel bicchiere!

Dopo la consueta premessa, possiamo cominciare.

La prima cantina di colore in Sudafrica
La storia raccontata in questo articolo sa di riscatto e disuguaglianza allo stesso tempo. Riscatto e disuguglianza perché Paul Siguqa, figlio di una donna che per tutta la vita ha lavorato come bracciante in cantine possedute da persone bianche, ha fondato la prima azienda vincola “fully black owned” in un paese, il Sud Africa, in cui l’80% della popolazione è nera. Nonostante la fine dell’apartheid risalga al 1991, il paese sudafricano vive ancora forti disparità fra le classi bianche più abbienti  e una maggioranza nera. Basti pensare che nel settore vinicolo la popolazione nera possiede soltanto il 2,5% dell’intero vigneto sudafricano mentre i bianchi detengono il 79% dell’intero territorio agricolo, come riporta il pezzo segnalato. L’impresa di Siguqa diventa quindi significativa non soltanto per la sua vicenda personale ma anche per il segnale che lancia in un comparto come quello vinicolo in cui, non soltanto in Sudafrica, il colore della pelle è ancora oggi un elemento che favorisce o ostacola chi vuole intraprendere una propria impresa personale.

His mom labored on a winery under apartheid. Now, he owns one. (The New York Times)

Chi ha paura del Roundup? Un documentario lo spiega
I documentari dedicati al mondo del vino sono uno spazio divulgativo ancora poco esplorato in cui gli esempi che si distinguono per qualità e interesse si contano sulle dita di una mano. L’apripista di questo genere è stato sicuramente Mondovino del regista Jonathan Nossiter mentre in Italia Langhe doc e Barolo Boys – entrambi di Paolo Casalis – hanno fatto un degnissimo lavoro. Anche un maestro come Ermanno Olmi ci ha lasciato un interessante documentario dedicato alla Valtellina e i suoi vini. Questo preambolo per segnalare un pezzo che presenta un documentario del regista americano Brian Lilla che indaga l’utilizzo massivo che nei vigneti californiani di Napa e Sonoma si fa del famigerato Roundup, erbicida con un alto contenuto di glifosato. Per inciso, nel 2015 L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stabilito che il glifosato è potenzialmente cancerogeno per gli esseri umani. Children of the vine – questo il titolo del documentario – approfondisce quanto l’uso dell’erbicida della Monsanto sia trasversale nel mondo agricolo americano e come a ricaduta lo si possa trovare in svariati prodotti alimentari. Se vi interessa approfondire l’argomento, qui trovate il trailer del documentario.

Has the rise of Roundup in wine country made it toxic? (The Press Democrat)

Pic taken from The Press Democrat

Definire funky il vino naturale ha i giorni contati
Ci si sofferma sempre troppo poco sul linguaggio che usiamo per parlare in generale di vino e sull’uso che si fa della terminologia specifica per descrivere una particolare bottiglia. Questo articolo di Esther Mobley punta il dito sull’utilizzo abusato e ridondante del termine funky, soprattutto nel campo dei vini naturali. Senza fare della scienza etimologica, il termine funk nasce durante gli anni Sessanta fra gli afroamericani per descrivere in diversi ambiti musicali qualcosa di autentico, libero e genuino. In territorio vinicolo, il termine funky è stato appiccicato, a seconda dei casi, a vini non convenzionali, con sentori e sapori spinti al limite del potabile, cercando con questa spericolata legittimità linguistica di sdoganare tanti vini con difetti evidenti. Funky è diventato così un termine abbastanza vago da poter essere utilizzato senza una reale corrispondenza, una parola svuotata del proprio significato a causa di un uso improprio e poco ragionato. Quale sarà il prossimo tormentone?

Why natural wine people desperately want you to stop saying ‘funky’ (San Francisco Chronicle)

Il futuro del vetro nel mondo del vino
Ancora Esther Mobley in questa segnalazione. La wine critic californiana indaga una questione che anche qui in Europa sta iniziando ad essere di forte attualità. Visti i costi ambientali, energetici ed economici nella produzione del vetro è possibile che in futuro prenda sempre più piede la pratica di restituire i vuoti alle cantine in modo da poterli riutilizzare. Il pezzo spiega che sulle bottiglie di vino pesano diversi capi d’imputazione: sono pesanti, ingombranti, fragili e costose. Tutti elementi che spingono nella direzione di trovare alternative sostenibili alla produzione di bottiglie. Gli ultimi due anni hanno poi messo ben in chiaro come l’approvvigionamento del vetro sia diventato un incubo per tanti produttori in giro per il mondo. La strada per avere risultati concreti è tortuosa ma l’obiettivo è quello prospettato da un produttore che, in un virgolettato all’interno dell’articolo, vede un futuro in cui le pesanti bottiglie vengano considerate come oggi valutiamo le macchine d’epoca: manufatti dei tempi andati, pittoresche ma poco funzionali all’uso corrente.

Some Bay Area wineries will soon ask you to return bottles after drinking (San Francisco Chronicle)

La maledizione di Bordeaux
Questo pezzo analizza come la Bordeaux del vino e la costruzione di un metodo produttivo peculiare – vini rossi da lunghi invecchiamenti in legno – abbiano influenzato buona parte del panorama enologico mondiale. L’articolo menziona come Bolgheri ma anche Rioja e Barolo senza l’esempio bordolese avrebbero intrapreso probabilmente altre strade produttive. Ma le scelte che hanno plasmato i vini di Bordeaux furono influenzate da un contesto climatico unico e il ricorso all’invecchiamento in legno era funzionale alle uve scelte e all’opportunità che botti di legno davano nel domare sensazioni tanniche particolarmente agguerrite. Oggi, alla luce del cambiamento climatico questa prassi sta venendo meno. I vini prodotti sono pronti già dopo 4/5 anni dalla vendemmia e un approccio easy drinking si sta affacciando anche nella regione atlantica, con evidenti ricadute sui mercati. Probabilmente nei prossimi anni assisteremo a cambiamenti epocali in una delle regioni più legate al proprio tradizionale savoir faire enologico.

The curse of Bordeaux (Tim Atkin)

Come cambia il mondo delle aste internazionali
Qui qualcosa di diverso, cioè il mondo delle aste declinato in due articoli interessanti. Il primo è un’intervista a Raimondo Romani, comproprietario dell’unica casa d’aste specializzata in vino italiano a Honk Kong. L’intervista è una interessante analisi per capire come si muovano i vini italiani sul più importante mercato asiatico, porta d’ingresso della Cina. Le parole di Romani ci aiutano a capire meglio come il mondo delle aste viva di fluttuazioni e mutamenti continui e quanto questo sia cambiato negli anni post Covid. Il secondo pezzo è composto da una serie di dieci interviste a dirigenti e responsabili delle maggiori case d’aste mondiali. Si va dalle classicissime Christie’s e Sotheby’s fino ai nuovi players digitali. Ne esce un quadro anche qui in continuo movimento, fatto di innovazioni tecnologiche, crypto e NFT, nuovi approcci post pandemici e apertura sempre più marcata verso i mercati asiatici.

Il mercato delle aste del vino in Asia è cambiato radicalmente. Ecco come (Gambero Rosso)

Wine auctions in 2022: A changed world (The world of fine wine)

Nuove frontiere contro la contraffazione di bottiglie
Il tema delle contraffazioni di grandi bottiglie negli ultimi anni ha assunto dimensioni preoccupanti e da più parti si cercano modi per evitarle. Codici a barre, QR code, blockchain, sono diverse le strategie adottate per evitare falsi e garantire il consumatore che la bottiglia acquistata è realmente il vino dichiarato in etichetta. Dalla Nuova Zelanda, come riporta questo articolo, arriva un nuovo sistema che promette passi avanti nell’autenticazione di vini pregiati. Promosso dall’azienda Oritain, questo sistema di fingerprint dovrebbe essere in grado, attraverso un QR code, di risalire fino alla vigna di provenienza, quindi un certificato integrale del terroir dal quale il vino nasce.

NZ winery uses terroir ‘fingerprint’ to verify fine wine origin (Decanter)

Il vino naturale sta perdendo il proprio appeal
Il vino naturale è argomento che continua ad essere divisivo, onnipresente nelle discussioni e, come spiega questo pezzo, ormai ridotto ad una memeification di se stesso. Cosa significa? Se fino a qualche anno fa bere naturale dimostrava la propria appartenenza ad una nicchia, oggi mostrarsi mentre si beve un vino naturale, postare una foto sui social assieme ad etichette che richiamano gli stessi motivi, fa parte di una trend ormai diventato mainstream. Allo stesso modo, le liste vini di wine bar ed enoteche che servono vini biodinamici e biologici sembrano fotocopie l’una dell’altra e Instagram è diventata l’arena in cui dare sfogo alle pulsioni più elementari dell’essere naturali. L’articolo è lungo e denso ma merita una lettura per come mette alla berlina comportamenti e pose che hanno fatto più danni al mondo dei vini naturali rispetto ai benefici e per come cerca di dare una visione critica di un movimento che sta progressivamente perdendo la propria energia iniziale.

Is Natural Wine Losing Its Cool Factor? (bon appétit)

A Bordeaux si chiedono aiuti economici per estirpare le vigne
Un altro pezzo che tratta di Bordeaux. Il tema qui è la richiesta da parte di un collettivo di aziende bordolesi di aiuti economici al governo per estirpare 15.000 ettari di vigneto. La proposta avanzata mira ad ottenere un indennizzo – circa 10.000 euro ad ettaro – per superare una crisi che vede diverse aziende in serie difficoltà economiche a causa di un’offerta di vino che supera abbondantemente la domanda. È la faccia meno visibile della Bordeaux minore che fatica a vendere il proprio vino, lontana anni luce dai fasti e dalle quotazioni dei vini dei grandi chateaux e dalle denominazioni di maggior prestigio.

10 000 €/ha, la prime d’arrachage demandée par le vignoble de Bordeaux (Vitishpere)

La crescita inarrestabile del mercato cinese
Da diversi anni il mercato cinese è diventato the place to be per le cantine di tutto il mondo, l’Eldorado enoico al quale si guarda per fare affari e aprire nuovi mercati. Questo articolo riporta alcuni numeri di un’indagine della compagnia GlobalData sul futuro del mercato cinese e sono numeri che, se confermati, faranno brillare gli occhi di tanti export manager. Si prevede infatti che nel 2026 il mercato del vino nel paese raddoppierà passando dai 42 miliardi di dollari del 2021 ai 72 previsti. Allo stesso modo, aumenterà anche la spesa media dei consumatori che si attesterà intorno ai 60 dollari pro capite. Le motivazioni dietro a questi dati sono diverse: le generazioni più giovani si stanno affacciando al mondo del vino e i grandi player delle vendite online, come Alibaba, stanno accogliendo i grandi brands mondiali all’interno delle loro piattaforme. Per ora sono ancora i grandi marchi locali a trainare il mercato ma le aziende di mezzo mondo sono pronte per aggredire questo gigantesco mercato in potenza, visto anche il contenzioso commerciale fra Cina e Australia che ha di fatto tolto di mezzo un rivale agguerrito come il vino australiano.

GlobalData: China’s wine market size will almost double in 2026 (Vino Joy News)

LE BREVI DI INTRAWINE

 

Echoes of a World War in wines from the early 1940’s
Eric Asimov e una serie di bottiglie per raccontare la Seconda Guerra Mondiale.

The Masters of Wine exam – relevant to non-MW-students?
Siete pronti a misurarvi con l’esame per diventare Master of Wine? Qui trovate un esempio.

Liquid gold: celebrating the wines of Macedonia
È il momento di scoprire i vini macedoni

The Mosel
Una panoramica sulla Mosella

Has Burgundy reached a peak?
La Borgogna sta raggiungendo il proprio apice?

Il sapore del vino di domani
Un pezzo di Stefano Liberti su vino e cambiamento climatico

Ci risentiamo tra un mese.
Buona lettura (e se avete suggerimenti, vi aspetto: dillo@intravino.com).

Tutto su IntraWine, la rassegna stampa di Intravino:

– IntraWine: la rassegna stampa di Intravino #1 Febbraio 2022
– IntraWine #2: Melania Battiston, fumetti, Buttafuoco, gusto “salato” e DRC
– IntraWine #3: vino “croccante”, Barolo a La Place, terroir di Internet e guerra in Ucraina

– Intrawine #4: Chianina & Syrah, Libano, NFT, bicchieri da osteria e cure palliative
– Intrawine #5: Auf Wiedersehen Pét, Blind Ambition, Asti Spumante & Ucraina e baby Bordeaux
– Intrawine #6: Geoffroy in Franciacorta, progettare cavatappi, clean wine e cosa fa un wine consultant
– Intrawine #7: Amazon, bottiglie di plastica, Burlotto, AVA e Albéric Bichot, vignaiolo-esploratore
– Intrawine #8: bere in Antartide, Tik Tok, caos delle spedizioni, Muvin e bianchi di Rodano e Spagna

– Intrawine #9: Vino e mistificazioni, uve perdute dalla Gran Bretagna, Vorberg e l’annata 2018 a Barolo
– Intrawine #10: Il futuro di bordeaux, il prosecco di Kylie Minogue, Radice di Paltrinieri, Algeria e zeitgeist
– Intrawine #11: Suicidi tra i vignaioli, l’eredità di Robert Parker, bere con moderazione e the World of Fine Wine
– Intrawine #12: Perché bere non è più figo, Ucraina e bombe, caos a Barolo e tesori di una libreria

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