FacebookTwitterIstagram
11 Novembre 2022

La sostanziale differenza tra degustare e bere vino

Una foto, per quanto bella, fissa un momento del quale ci è sconosciuto il prosieguo: può ritrarvi felici con la persona che amate e dopo qualche mese può essere che non stiate più insieme.

Viaggiare non è fare il turista e chi lo ha fatto sa che ci sono due modi per viaggiare.
Il primo è andare lontano cercando di vedere quanti più posti possibile ma in modo più superficiale, per avere una idea d’insieme nel poco tempo che abbiamo a disposizione. Il secondo invece è farlo in poche tappe, due o tre al massimo, in modo da entrare meglio dentro alle dinamiche di uno specifico posto, conoscere persone seguendo l’onda ed avendo quindi un quadro più chiaro e preciso. Vanno bene entrambe perché non esiste mai un solo modo giusto di fare le cose, esiste quel modo che sentiamo nostro.

Nel mio mondo, bere una bottiglia è la cosa che più assomiglia a un viaggio ed è proprio qua che sta il dilemma.
Comprai questo Musigny 2001 di Jacques Prieur quando la scelta era tra andare fuori a cena con gli amici e poi a ballare o comprare una bella bottiglia, non erano necessari mezzi economici particolari per “viaggiare” coi bicchieri e lo si faceva a cuor leggero, senza ansie né sensi di colpa per l’aver speso un patrimonio.

Il vino è buonissimo nonostante Prieur non sia annoverato tra i fenomeni borgognoni. D’altro canto, stiamo parlando della vigna più celebrata del pianeta. La parte di frutto presente ed affusolata dal tempo fa emergere ancor di più la sua gentilezza, integro e solare, perfettamente compiuto, accarezza il palato con un tannino risolto, ha una buona pressione che esalta la parte floreale secca e le note fumose, chiude pulito con rimandi vegetali e terrosi. Un gran bel vino.

E quindi?
Se degustassi questo vino con un mezzo calice, ne apprezzerei eleganza e precisione (cosa che non faccio mai) punteggiandolo molto bene, ma avendolo bevuto con un amico – bevuto, non degustato – durante la serata, il vino non ha disegnato la parabola che mi aspetto da un’etichetta di questa importanza.

Aspettavo quel poco che fa la differenza ma non è arrivato, e questo è il più grande limite della degustazione tecnica: non lascia al vino il giusto spazio/tempo per esprimersi in pieno, mozzando la conoscenza profonda e privandola di elementi fondamentali. Io stesso, che sono tutto fuorché infallibile, mi sono trovato a comprare vini assaggiati in mezzo ad altri cinquanta, salvo poi pentirmene a distanza di tempo.

Era una foto. Il modo migliore per cercare di capire dove un vino può arrivare rimane andare dai vignaioli, prendersi un po’ di tempo e conoscere loro insieme ai vini. La cosa ovviamente non è sempre possibile ma l’importante è essere consci che tutti i vini che abbiamo in cantina sono in fondo una scommessa. Spesso vinta, talvolta persa. In parte, fatte le dovute distinzioni, come al Casinò, dove vincere o perdere fa parte del gioco: ciò che dispiace è che ora giocare è diventato un esercizio troppo costoso coi prezzi che girano per certe bottiglie.
Il tempo dell’azzardo, per certi versi, è terminato.

Generated by Feedzy