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11 Novembre 2022

Come Thelma e Louise tra Loira e Bretagna: 15 foto per morire d’invidia

di Marco Colabraro e Giorgio Michieletto

Quest’anno ci siamo detti: “Basta vacanze in giro solo per cantine. Andiamo in Bretagna a rilassarci sull’oceano e sfondarci di frutti di mare”, “Ok, ma atterriamo a Nantes. Ci facciamo un giretto prima in Loira?”. “Andata!”. “Aspetta, aspetta, ce lo facciamo stare un salto nella zona del Muscadet?”. “Mi hai letto nel pensiero, campione!”.
Pronti? Via! Cartoline di viaggio senza soluzione di continuità.

Momento topico: un Clos de la Coulèe de Serrant scolato davanti agli allevamenti di ostriche a Cancale, in Bretagna.

Abbinamento ardito fra bassa e alta marea. Numero di ostriche compreso fra 30 e 40 e Clos de la Coulée de Serrant 2018, l’emozione della bevuta (mista al sale dell’ostrica) confonde i primi sorsi. Con le Belon (le ostriche piatte e selvagge dal gusto più dolce e dal ricordo di noce) l’assaggio con vista sull’orizzonte è godimento puro. Perché proprio l’annata ‘18? In cantina da Nicolas Joly abbiamo esplicitato la nostra destinazione e il nostro intento, si sono stupiti, è vero, ma guardandoci strano non hanno avuto dubbi nella scelta. Cercate verticalità e bevibilità? Eccovi serviti. Stiamo parlando di chenin blanc e di un terreno unico al mondo, di una cantina mitica e infatti la complessità non manca. Il sorso è lunghissimo, parte snello, si allarga riempiendo la bocca di gusto e chiude elegantissimo. Un signore in frac dal fascino bohémien difficile da dimenticare. Non contenti del primo abbinamento abbiamo aperto anche un Savennières Les Vieux Clos 2020 (sempre con le ostriche), più semplice del primo ma nell’abbinamento più centrato, meno meditativo, in equilibrio perfetto tra durezze e morbidezze direbbe qualcuno, per noi una botta di libidine.


Piriac-sur-mere, Loira Atlantica. In una terra di roccia, oceano e vento, dove la vite non cresce, vuoi non scolarti a mezzanotte Saumur-Champigny 2021 di Domaine des Roches Neuves, una sferzata di frutto e vegetale. Un vino semplice e al contempo così centrato della cantina di Thierry Germain. Se hai ancora fame dopo l’ennesima cena di frutti di mare, supplica un po’ di fromages et charcuteries all’unico bistrot del paese ancora aperto.

Non di solo vino vive l’uomo. Ma anche di cibo.


Gennes-Val-de-Loire ci spariamo un tramonto sulla Loira e un’anguilla cotta nel burro accompagnata dal Saumur-Champigny Les Poyeux 2017 di Antoine Sanzay. Abbinamento davvero wow, alla faccia del sommelier. Nel caso non vi sembrasse abbastanza porco, provate una andouillette (insaccato di intestino di maiale) grigliata sui tralci di vite con La Paonnerie Le Rouge de la Jacquerie 2016.

Prendi questo plateau (per una persona!) moltiplicalo più o meno per dieci e troverai la quantità di frutti di mare (a prezzi che noi ci scordiamo) ingurgitati e innaffiati di muscadet (molti dimenticabili, ma che comunque facevano il loro lavoro).
Crostacei appena bolliti (scampi e gamberi, enormi granseole e granciporri atlantici), molluschi, lumache di mare super, cozze, vongole e ovviamente ostriche. Di lato: una maionese all’aglio fatta in casa, buon pane di segale e burro non troppo salato.
Quando non beviamo, passeggiamo tra le case tipiche della Bretagna di un paese che dovrebbe essere Dinan.

Seconda colazione: birra acida rinfrescata nell’oceano. Alle nostre spalle immaginate una casa di pietra incastonata fra gli scogli.

Sogni: comprare un Savennières Coulée de Serrant 1987. Lo sapevi che da Nicolas Joly puoi acquistare praticamente tutte le annate?

E dopo la degustazione puoi farti una visita fai-da-te tra le vigne seguendo i cartelli fino in cima dove c’è una panchina di ferro. Alert: l’umidità è pazzesca, le vigne sono in pendenza, viaggia leggero e non fare troppe foto che tanto non rendono la bellezza del posto.

In vendemmia nella zona del Muscadet (che è a sud di Nantes) saluta i lavoratori: potresti ritrovarli quando visiti qualche cantina e ritrovarti a far festa con loro.

Visitare una fabbrica di Sidro in Bretagna è d’obbligo anche perché di sidri ne berrai tantissimi. Morale della favola: è buono quando è davvero secco. Di sidri davvero secchi ce ne sono pochi.

Sul Muscadet se ne dicono tante, ma se ne beve poco.
1. L’abbinamento con le ostriche funziona davvero.
2. Assaggia questi tre vini completamente diversi ma che fotografano bene il terroir: Amphibolite di Joe Landron, Gorges di Vincent Caillè, Goulaine di Bonnet-Huteau.

3. Se prenoti la visita da Landron ricordati di non fissarne altre lo stesso giorno.


Il vignaiolo in vendemmia è impegnato, ma se devi parlarci fai la domanda giusta. Lui si prende bene, ti fa assaggiare tutti i mosti e ti spiega i dettagli della vinificazione sur lies del muscadet nelle vasche di cemento interrate più grandi al mondo.


Ricordati che non puoi portare vini e bicchieri nel bagaglio a mano. Ma per bere in ogni angolo di Bretagna devi avere due calici: comprali cercando disperatamente il primo market, portali in giro come fossero la cosa più preziosa che hai in valigia e poi buttali via in aeroporto non prima di aver bevuto l’ultimo sidro (secco) di cui non sentirai la nostalgia.


E ricordati sempre: “Boire un canon c’est sauver un vigneron”.

Marco Colabraro e Giorgio Michieletto

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