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10 Novembre 2022

Champagne Experience 2022 tra girl power, Bruno Paillard N.P.U. 2008 e bolgia dantesca

L’ottobre più caldo di sempre ha fornito un motivo in più ad oltre 6.000 persone per affollare i banchetti della ormai imprescindibile Champagne Experience a Modena. Un successo di pubblico talmente travolgente per un’iniziativa senza eguali in Italia e nel mondo che, a cercare il pelo nell’uovo, forse meriterebbe un qualche aggiustamento del format per rendere pienamente fruibile l’esperienza di degustazione, a tratti un po’ critica.

Oltre ai banchi di assaggio, non sono mancati momenti di approfondimento di grande interesse e, per quanto mi riguarda, due dei più significativi di questa edizione sono stati guidati dalla forza travolgente delle donne della Champagne. Un’energia che conoscevo poco e un girl power che probabilmente nessun’altra zona viticola può vantare.

La prima delle due occasioni riguarda la maison Bruno Paillard per la presentazione del Blanc de Blancs 2013. Un vino dal carattere perfettamente ascrivibile allo stile della maison: affilato, tagliente, vibrante e dalla prospettiva secolare. Caratteristiche incarnate dalla stessa Alice Paillard che ci guidati nella conoscenza di questo speciale millesimo. Tralascio l’analisi dettagliata per soffermarmi su un aspetto fondamentale: questo sarà uno degli ultimi champagne Paillard, se non l’ultimo, a conservare alti livelli di acidità, pari a più del 9% al momento della raccolta, perché il cambiamento climatico ne ha praticamente dimezzato le medie. Tante le suggestioni offerte da questa riflessione:

– In questo nuovo scenario la nostra idea di Champagne dovrà ritararsi?
– Quali contromosse adotteranno i produttori sia in termini di produzione che in termini di storytelling?
– Ci sono zone più penalizzate di altre?

Un tema enorme che dovrà necessariamente passare sotto lo scanner più di tanti altri.
Ad accompagnare la riflessione, uno Champagne che già nel nome tradisce una certa vocazione: Bruno Paillard N.P.U. 2008 (Nec Plus Ultra). Assemblaggio paritario di chardonnay e pinot nero, con oltre 10 anni di permanenza sui lieviti, è davvero una bomba. Il naso avvolge su note di caffellatte, pasticceria, burro, arancia candita, nocciola e accenni fumè, con un palato più rotondo, cremoso e ricco che tiene comunque salda la componente acido-sapida chiudendo sull’agrume.

Il secondo momento interessante è stato direttamente dedicato al ruolo delle donne in Champagne e, in particolare, alla loro capacità di fare squadra e di determinare il corso di alcune delle più importanti maison: Charline Drappier (Drappier), Chantal Gonet (Philippe Gonet), Anne Malassagne (A.R. Lenoble), Alice Paillard (Bruno Paillard), Vitalie Taittinger (Taittinger), Mélanie Tarlant (Tarlant).

Riunite sotto l’insegna de La Transmission – Femmes en Champagne, queste dirigenti e proprietarie hanno delineato uno scenario lucidissimo per il futuro della denominazione: favorire la condivisione di visione e competenze tra pari, sostenere il valore della diversità e dell’inclusione, rimettere in discussione le scelte fatte in passato alla luce della situazione attuale. Un coraggio e una fermezza nel “tramandare” – altro concetto chiave – la ricchezza del proprio territorio alle generazioni successive, in un continuum storico-familiare la cui importanza è stata ribadita da ciascuna delle protagoniste nella propria introduzione.

Vedersi all’interno di una tradizione, in certi casi molto lunga, è un modo per appoggiarsi su radici solide, ma lo sguardo di queste donne è rivolto agli scenari che verranno e al modo in cui affrontarli insieme, con un coraggio e una fermezza spesso non appannaggio degli uomini e ribadendo il principio che niente è immutabile, nemmeno in un territorio dove il vino è oro e il controllo delle famiglie storiche è fuor di dubbio.

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