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8 Novembre 2022

A Fornovo 2022 tra alcol test all’uscita e i nostri 10 migliori assaggi

di Marco Colabraro e Giorgio Michieletto

Forse è stata l’edizione più attesa di sempre. Era la numero 21, sembrava la prima. Gran fermento, grande voglia di rivedere vecchi amici e assaggiare cose nuove. Dopo due anni, riecco Vini di Vignaioli, riecco Fornovo. Più di 210 vignaioli da tutta Italia, Slovenia, Francia con una piccola “rivoluzione” – secondo l’organizzatrice Christine Cogez Marzani – cioè il debutto di molti nuovi produttori, circa il 30% del totale era alla prima edizione.
Prima di partire in quarta coi nostri dieci assaggi-colpo di fulmine, cominciamo dalla fine: alcol test appena usciti dalla fiera. Sì, un controllo all’ingresso dell’autostrada. L’incubo si materializza dopo una giornata di degustazioni. Si può essere sobri? La risposta è sì. Per fortuna è andata bene, quindi (ri)partiamo.

Riflesso Rosi 2021 – Eugenio Rosi
Rosato da merenda di gran classe. Eugenio Rosi ha una bella mano e fare un grande vino semplice, si sa, è la cosa più difficile. Siamo in Trentino. Cabernet sauvignon, marzemino, merlot, due giorni di macerazione poi “ripassato” nelle vinacce di uve bianche, nosiola e pinot bianco. Vi sembra troppo? Una bottiglia è troppo poco!

Soave Doc Monteseroni 2020 – Filippi 
La garganega di Filippi non ha bisogno di molte presentazioni, ma se Castelcerino e Vigne della Brà (i suoi vini più noti) nascono dai tipici suoli vulcanici della zona, le vigne vecchie di Monteseroni, immerse nel bosco di querce, affondano le radici nel calcare. Sorso importante, avvolgente ma sorretto dal sale: Finale lunghissimo e di grande pulizia. Un vino da aspettare ma che può stare su grandi tavole.

Lady Perry 2020 – Crocizia 
Ottenuto da vecchie varietà dell’appenino parmense il sidro di pere di Crocizia è una goduria. Acidità e dolcezza del frutto perfettamente in equilibrio. Le digressioni nel mondo del sidro di questa cantina (affermatissima nel mondo della rifermentazione in bottiglia) sono ormai più che semplici esperimenti.

Massimo 2019 – Terre di Giotto 
L’azienda di Stefano Lorenzetti a Gattaia, frazione di Vicchio del Mugello, tira fuori da una microscopica vigna a 500 metri d’altezza uno dei riesling (renani) italiani più interessanti assaggiati negli ultimi tempi: finezza e potenza, agrumi ed erbe aromatiche in scansione, un bosco dopo la pioggia, tanto sale. Grande complessità senza rinunciare alla freschezza.

Vitovska 2020 – Čotar
Il suolo di Gojansko: c’è, l’influenza del vicino mare pure. Bel giallo da macerazione per questa vitovska slovena schietta e gessosa, dall’eleganza algida. Il naso è complesso, non barocco. Il sorso è pieno, coniuga orizzontalità e verticalità, finale pulito e piuttosto lungo.

Etna Rosso Doc Neromagno 2019 – Emilio Sciacca
Dal versante nord dell’Etna, a 700 metri, un rosso da viti vecchie ad alberello. nerello mascalese e cappuccio: sentori di macchia mediterranea dominano le spezie dolci. Gran struttura e sorso che cambia in continuazione. Interessante il confronto con assaggi da vasca del 2020 e 2021: annate caldissime, diverse dalla 2019, che fanno pensare a futuri vini non meno buoni, ma più morbidi e meno verticali.

Alberello 2019 – Fonterenza
Viti ad alberello su quarzo e galestro. Il sangiovese (un Rosso di Montalcino volutamente declassato Igt Toscana) qui si esprime a livelli altissimi. Al naso è tutto quello che ti aspetti: erbe, spezie e frutta scura, ma è la balsamicità ad ammaliare. Il sorso è elegante, equilibrato e fresco, non si siede mai, anzi, è un continuo risveglio.

Trifalco 2021 – Poderesottoilnoce
Lambrusco di Fiorano, varietà del modenese pedemontano praticamente sconosciuta e una volta usata per i tagli, descritto come “ottimo vitigno, assai fertile e che dà un vino di buona gradazione e sapidissimo”. Potete gustare l’interpretazione di Max Brondolo in poche bottiglie, un curiosissimo rifermentato di tradizione emiliana, piacevole e, appunto, sapidissimo.

Gewürztraminer 2020 – Tenuta Dornach
Starete dicendo: “un Gewürztraminer?!”. Se – come molto probabile – non amate gli aromatici, mettete comunque il naso nell’interpretazione di Patrick Uccelli: la troverete sorprendente. Naso ampio, floreale e dolce, sì, ma non stucchevole. Bocca verticale e snella. Se cominci a pensare ai possibili abbinamenti e al nome del vino (Dornach chiama i vini per numero progressivo di imbottigliamento per valorizzarne l’unicità…) ti perdi.

Monte di Grazia Bianco 2020 – Monte di Grazia
Vigne vecchie, pendenze, un microclima unico e il mare vicino; e ancora: quei vitigni che insieme sembrano una poesia: pepella, biancatenera e ginestra. Al naso ci trovi la costiera Amalfitana e Tramonti: erbe aromatiche, fiori, frutti, tanta terra bianca e poi sale e mare in un sorso leggero ma insieme complesso.

Marco Colabraro e Giorgio Michieletto

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