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4 Novembre 2022

In loving memory di quel mito che è stato Gerard Basset (e un’asta benefica semplicemente unica)

Bollinger Vieilles Vignes Françaises 1981, Château Haut-Brion Blanc 1982 & 1996, Henri Jayer Vosne-Romanée Cros Parantoux 1990, Emmanuel Rouget Vosne-Romanée Cros Parantoux 1990 e Château d’Yquem 1983: quanto sareste disposti a pagare per una cassa di vino così composta? E per un’esperienza personalizzata con Peter Gago, enologo di Penfold’s, una 6 litri di Grange 2016 autografata da lui medesimo e una notte all’interno del resort dell’azienda australiana tra mille coccole?

Ci sono esperienze che “money can’t buy”, i soldi non possono comprare, come recita il motto di The Golden Vines® Fine Wine, Rare Spirit & Experience Global Online Charity Auction. Si tratta dell’asta che si è tenuta a Firenze all’interno di Palazzo Vecchio il 16 ottobre scorso. I lotti presenti partivano da una base monetaria da 750 £ a 100.000 £ e il leitmotiv di ciascun lotto era sempre lo stesso: bottiglie introvabili, in annate straordinarie, formati giganti, etichette d’artista, experience uniche in aziende ultra lusso, pranzo o gita col produttore e pernottamento. Inutile dire che tutti i maggiori collezionisti del mondo sono accorsi a Firenze per parteciparvi.

I ricavati dell’asta, condotta da Zachys (l’anno scorso sono state raccolte 1,2 milioni di sterline), andranno in borse di studio gestite dalla fondazione Liquid Icons fondata da Gerard Basset. I beneficiari saranno studenti discriminati per motivi razziali o a causa di handicap fisici e vittime di conflitti, ma intenzionati ad intraprendere una carriera all’interno del mondo del vino.

Chi era Gerard Basset?

Un supereroe vivente. L’unico uomo al mondo che è riuscito a diventare Master Sommelier nel 1989, Master of Wine nel 1998, Miglior Sommelier d’Europa nel 1996, Miglior Sommelier del Mondo nel 2010 (ma solo al sesto tentativo, a dimostrazione che era umano) e infine Officer of the Order of the British Empire. Purtroppo Gerard Basset è venuto a mancare prematuramente il 17 Gennaio 2019, lasciando orfani centinaia di sommelier che si erano formati al suo fianco durante gli anni dell’Hotel du Vin a Winchester (UK) e che ora, seguendo i suoi insegnamenti, sono tra i migliori addetti del settore a livello mondiale.

Vi consiglio vivamente di guardare il documentario creato da 67 Pall Mall per rendere omaggio alla sua memoria e opera in vita.

Gerard Basset era umano, un immigrato francese in Inghilterra, non un nerd della degustazione: ha studiato e lavorato sodo per tutta la vita per raggiungere i suoi traguardi ed è sempre stato al servizio degli altri attraverso il vino, sia come sommelier che come collega-guida in sala.

Negli ultimi anni, quando ormai era a conoscenza del suo male, aveva dato vita, insieme all’amico Lewis Chester, alla fondazione Liquid Icons per aiutare tutti coloro che non avevano accesso alle stesse opportunità lavorative all’interno del mondo del vino. La fondazione Liquid Icons era anche un modo per Gerard di divertirsi, “do stuff in wine”, fare cose nel vino, e di creare contenuti a tema vino: statistiche, report sul futuro dell’enologia mondiale e altro.

Tornando a 2 settimane fa, a Firenze, tutto è iniziato in sordina con una serie di masterclass sui vini presenti nei lotti a catalogo guidate da Master of Wine (col nostro Gabriele Gorelli MW in prima linea) o dai produttori stessi.

Queste degustazioni di vini stratosferici si sono tenute in alcuni dei palazzi più belli della città e l’uditorio era composto da giornalisti delle migliori testate di luxury mondiale (Robb Report, per citarne uno), collezionisti che si bevono annualmente il PIL di un Paese in via di sviluppo e colleghi produttori scelti per l’autorevolezza raggiunta a livello mondiale. Allo stesso tavolo, era possibile sentire i commenti che si scambiavano produttori/sponsor come Jean Trimbach e Frédéric Panaiotis (chef de cave di Ruinart), Luca Roagna e Chiara Pepe delle omonime aziende, tra Alessandro Mori de Il Marroneto (soprannominato “the irreprensibile” nel catalogo) e Loic Pasquet (enologo di rara simpatia, energia e allegria, lavora presso Liber Pater, il vino più costoso al mondo: Liber Pater è l’azienda che ha messo a disposizione il lotto col prezzo di partenza più alto, 100.000£).

No, non sono un’ereditiera milionaria collezionista di vini ma una mescitrice che ha avuto l’opportunità di servire vino a 2 delle masterclass che hanno avuto luogo a Firenze e quindi me le sono godute dal mio punto di vista esterno, ma per molti aspetti privilegiato. La prima masterclass era sui vini di Montalcino, declinati nelle migliori annate, nello specifico 2010, 2013 e 2016, una tavolata composta da ilcinesi, giornalisti e collezionisti, ma anche colleghi di altre regioni vitivinicole del mondo, un bel modo per assaggiare in anteprima quei vini che sarebbero poi stati presentati come lotti all’asta. La seconda invece con Arnoux Lachaux, eletto nella scorsa edizione come l’astro nascente dell’enologia mondiale, un piccolo Domaine a Vosne- Romanée, che con molta umiltà ha messo in scena una panoramica delle ultime vendemmie svolte nella sua piccola azienda, per dimostrare come da quando sono è avvenuta la conversione biodinamica, il vino è migliorato nettamente.

L’ultima serata si è svolta nel blindatissimo Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, e vista da fuori era come essere invitati alla notte degli Oscar ad Hollywood. C’erano proprio tutti e se disgraziatamente fosse caduta una bomba su Firenze in poche ore si sarebbero persi mille punti di riferimento enologico: l’immortalità fatta Champagne di P2 Dom Pérignon, il paradosso liquido insito nello Château d’Yquem, quel mix sexy ed elegante (“like lace on suede”, per dirla alla Alice Cooper) che ho trovato solo in Cheval Blanc, l’acidità succosa sotto forma di spada laser del Clos St.Hune di Trimbach. Mi dicono che solo le bottiglie migliori siano state servite con generosità agli ospiti e che ogni bottiglia vagamente difettosa sia stata gettata per evitarne inopportuni riciclaggi.

Se la stampa internazionale ha ampiamente raccontato l’evento che era in arrivo a Firenze, quella locale, salvo un paio di eccezioni, ha diramato i comunicati solo al termine della manifestazione. Resta da capire se l’ufficio stampa di The Golden Vines® abbia volutamente tenuto tutto nascosto per non far trapelare informazioni che avrebbero attirato le attenzioni di curiosi molesti, figure indesiderate ai clienti dell’evento che molto lautamente hanno pagato per parteciparvi (si parla di biglietti venduti tra le 6.000£ e 14.000£). Ci vediamo a Parigi nel 2023 e mi raccomando, non dimenticatevi di Gerard Basset: se l’era dei sommelier spocchiosi è terminata, è soprattutto grazie a lui.

[Per chi fosse curioso di approfondire, intervistammo Gerard Basset qui su Intravino nel 2013]

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