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2 Novembre 2022

Miti d’oggi | La presentazione di un mostruoso Krug Clos du Mesnil 2008 feat. Ryūichi Sakamoto

Cosa cercate nello chardonnay in Champagne?

Ricchezza, opulenza, burrosità e frutto oppure una lama d’acciaio acido che scavi profondi solchi nel vostro palato? Se la risposta è quest’ultima, spesso avrete trovato conforto nel Grand Cru di Les Mesnil sur Oger, village dove sono nati i più stupefacenti blanc de blancs della regione. La grandezza dei vini che nascono qui spesso risale anche al fatto che è uno dei village dove si vendemmia più tardi lo chardonnay in Champagne e questo permette, nelle annate giuste, di avere non solo grande freschezza e ph bassi ma anche frutto e sensazioni floreali che donano tridimensionalità al vino.

In un’annata come la 2008, tutto questo è stato esasperato fin quasi al parossismo, portando ai migliori chardonnay che la Champagne abbia mai visto a livello di composizione chimica ed equilibrio nel chicco.

La rivelazione dei vini di questa annata – e in particolare i blanc de blancs che da qui provengono (come Salon) – è stata attesa con una pazienza carica di aspettative che in genere non sono andate deluse. Vale lo stesso per questo capolavoro di Krug, un Clos du Mesnil 2008 che rinnova i fasti del 1996 ma ad un livello di consapevolezza e integrità superiori, un vino assoluto capace di scavalcare questioni di gusto e di “brand”, trasversale e a un prezzo che viaggia ormai attorno ai 1.500 €.

La presentazione milanese è andata in scena nel curioso e intrigante retrobottega di Carlo e Camilla in Segheria, location post industriale sui Navigli dove l’accurata scenografia allestita ha messo sul palco Olivier Krug con la presenza a distanza del maestro Ryūichi Sakamoto. A Sakamoto, fan di Krug, è stato chiesto di immaginare un tema da solista per Clos du Mesnil, una composizione per sottolineare la maestosità del millesimo nel Vintage Collection e infine una sinfonia per sottolineare l’evoluzione e la dimensione temporale multipla della Grande Cuvèe edizione 164, basata sul millesimo 2008.

L’assaggio dei vini si è svolto in una stanza oscurata in una mezz’ora dove la suite è stata suonata con l’accompagnamento di luci su videowall, situazione invero molto evocativa e stimolante.

Champagne Krug Clos du Mesnil 2008 (ID 321045)
L’assolo di chardonnay di Krug in genere non è fatto per essere goduto a sorsate ma è impossibile resistere alla pura dolcezza cesellata di una cuvée come questa, sorso piccante e quasi terremotante di acidità eppure sontuosamente piacevole e suadente. Note profonde e piene di mandorle, mandarini, nocciole, agrumi tropicali e tanta susina bianca, ribes bianco e rosso, lamponi appena maturi. Il lato gessoso è stupefacente per come unisce minerale e frutto e per come sembra creare una parete di roccia da scalare foderata di aranci, un intricato mosaico di lime, pompelmo, zenzero, fichi appena maturi, fragole. La componente del naso “bianco” pare fatta di scaglie che si sfaldano poco a poco e continua in un sorso sferzante e che pare strabordare dai confini dello chardonnay e del Clos. Si tratta di chardonnay champenoise di una forma di piacere purissimo levigata ma mai doma, dal concettuale al carnale nello spazio di un sorso anche breve, che pare concentrarsi nel primo impatto ma ti conquista del tutto solo con il passare degli istanti. Le nocciole, le noci e il miele, la zagara, la canfora, il sambuco, l’anice e il ginepro si susseguono in uno sfondo multiforme che allarga la percezione. Giovanissimo eppure già presente in nuce in ogni sua sfumatura, apre squarci di grandezza, passionalità e rigore stilistico toccati molto raramente finora. 99

Krug Vintage Collection 2008 (53% pinot nero, 22% chardonnay, 25% pinot meunier, sb primavera 2020, ID 220019)
Già presentato un anno fa, si è mosso e allargato ulteriormente. Colore quasi ambrato e vibrante, note aromatiche rosse e scure di prugne, mirtilli, cassis e ribes nero, melanzana e caramelllo, miele di eucalipto e zagara. Naso in questa fase fortemente marcato dal pinot nero sontuoso e meunier ricco e carnale, ci vuole un po’ perché lascino emergere lo chardonnay. Del resto è un’annata straordinaria anche per i vitigni rossi e si sente in ogni istante. Emergono note di torrefazione e sentori marini come della polvere di caffè adagiata su una ostrica belon, si apre sfaccettato di agrumi e frutta di bosco ma non dimentica le note carnose e iodate miste a vegetali intriganti, verbena, vetiver. Il sorso composito e sinfonico, un quadro autunnale di grande fascino e signorilità che impressiona. Prestando attenzione è come se avesse una parte autunnale e all’occaso che finisce però primaverile e aurorale con un risveglio di suoni e profumi dalla progressione impressionante in cui trovano spazio candidi, zest, finocchietto, kiwi giallo, papaya prima di lasciar spazio a mele in crostata, pan di Spagna, burro e crosta di pane con noci e olive. Avvolgente e in crescita, scalpita come se avesse ancora molto da esprimere. 98


Krug Grande Cuvée 164eme édition (annata base 2008, vino più risalente 1990, sb. estate 2017, 48% pinot noir 35% chardonnay, 17% meunier, ID 317025)
Il tempo in bottiglia è stato generoso e il vino è oggi di una magnificenza che rischia di oscurare i fratelli di millesimo come del resto ambisce a fare ogni anno dai tempi di Joseph Krug, che lo ha sempre preferito al Vintage. Note di zafferano, menta, timo, funghi shitake e caramello, canditi e prugne, ribes rosso e pomodoro confit, peperone crusco e tanta dolcezza di more e cassis. Sorso serico e appuntito allo stesso momento, conturbante e classico, barocco e dorato, sontuoso e imponente senza timore di apparire sfacciato con una acidità tambureggiante su cui costruire infiniti ricami di gusto e piacere, si svolge elegante e punteggiato di pepe e rafano nel mentre dispiega il lato burroso e biscottato in tutto il suo agognato splendore di chi ha saputo aspettare. Mancano lo slancio finale e qualche pienezza di corpo rispetto al Vintage ma è di una piacevolezza davvero sublime in questo momento con tutto il lato speziato e ossidativo svolto nelle sue parti più fresche, tostate e iodate. 97

La scelta dello chef per accompagnare i vini quest’anno è caduta sul talentuoso Paolo Lavezzini, in forza al Palagio del Four Seasons Firenze, che ha proposto piatti in grado di esaltare le componenti dei vini tenendosi sempre un passo indietro per non oscurarne le sfumature, anzi cercando di esaltarle. Particolarmente efficace l’Aragostella alla brace, emulsione di pesce e crostacei, mela e mirtilli fermentati con il Clos su Mesnil ma centratissimo anche il Risotto leggermente affumicato e cavoli di stagione, dove la mantecatura leggera ha permesso di godere il vino al suo meglio. Infine il Pesce nero (morone) cotto nel farro, cipollotto autunnale e pompelmo ha permesso al Grande Cuvée di uscire quasi vincitrice dal confronto con le cugine ben più costose al tavolo.

Tre vini formidabili in cui è difficile vedere difetti e da cui sarà difficile prescindere nel giudicarne altri in futuro. Ormai, nei fatti, rappresentano anche lo scarto decisivo di Krug verso i vini irrangiungibili dai comuni mortali per disponibilità e prezzo. Come “consolazione” resta la Grande Cuvée, che sa offrire prestazioni e godimento elevatissimo ad un prezzo finora non inaccessibile, sperando che non si inneschi una spirale di speculazione simile a quella vista in altre maison e aziende francesi.

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