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26 Ottobre 2022

“Mi raccomando, chiedetele di aprirvi quello che volete e vi prego, assaggiate tutto!” (Château de Targé)

Non ho nulla contro le cantine che richiedono di prenotare la visita e che fanno pagare le degustazioni: mi rendo conto si tratti di un sistema pratico e non troppo dispendioso. Però…

Turismo familiare nella regione della Loira la scorsa estate, nei giorni che pure i Francesi chiamano “canicule”: sfiancati da visite ai castelli monumentali, ne scelgo uno di tipo diverso per il pomeriggio.
Certificato bio dal 2020, diversi coup de coeur sulla Guida Hachette, fa parte dei Vigneron Independant: lo Château de Targé ha le caratteristiche che sommariamente mi guidano nella scelta quando vago in Francia alla ricerca di piccoli produttori che da noi non si trovano.

Siamo a Parnay, a picco sul grande fiume, in magra impressionante; AOC Saumur e Saumur-Champigny. Appena arrivati il giovane proprietario, che affianca da qualche anno la generazione precedente, si scusa perché sta andando a fare delle consegne; ci presenta però ad una stagista, che scopriremo essere preparatissima, e ci dice serio serio: “Mi raccomando, chiedetele di aprirvi quello che volete e vi prego, assaggiate tutto!”.

E chi siamo, mia moglie ed io, per andare contro alla volontà del padrone? Entriamo nella cantina scavata nel tufo e con almeno 20 °C di differenza rispetto all’esterno cominciamo a far stappare bottiglie. Inutile qui parlare della bontà dei vini: il loro chenin ha declinazioni che vanno dal brut al molleaux (botritizzato), passando da due versioni ferme notevolissime; i cabernet franc vanno dal méthode ancestrale ai grandi rossi parcellari da invecchiamento, passando per un versatile rosé.

È che sono troppo ben predisposto per trovarli tutti non meno che ottimi, degustatore influenzabile che non sono altro. E anche oggi, tornato a casa e passati i giorni della canicola, ascolto Florence + The Machine e i vini mi sembrano buonissimi, proprio perché evocano quel pomeriggio e quelle persone.

Corollario per vignaioli: la gentilezza di Paul Pisani-Ferry, il discendente dell’illustre famiglia proprietaria, era senza dubbio sincera, così come l’orgoglio per i suoi vini. Ha comunque tratto il giusto profitto dall’accoglienza che ci ha riservato, perché siamo usciti dalla cantina con una dozzina di bottiglie, compensando anche chi arriva e (forse) non compra nulla.
Gli unici perplessi dall’esperienza sono stati i miei figli, che alla vista degli ennesimi cartoni di vino hanno cominciato a chiedersi timorosi che cosa – o chi – avrebbe fatto spazio in auto per il viaggio di ritorno.
Spoiler: ho una macchina brutta, ma con bagagliaio enorme.

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