FacebookTwitterIstagram
12 Ottobre 2022

Chianti Classico: l’Atlante definitivo di Masnaghetti (+ esordio con intervista di Paolo De Cristofaro)

Da felice possessore dei suoi Barolo e Barbaresco MGA ho accolto con grande piacere l’uscita di Chianti Classico: l’Atlante, perché i lavori di Alessandro Masnaghetti sono sempre un must assoluto. Che poi di una zona storica e articolata come il Chianti Classico si trovi così poco materiale, spesso generico e superficiale, è una triste constatazione che finalmente verrà stravolta da questo libro.

Un vero e proprio Atlante, quasi un’Enciclopedia che, come gli altri libri di Enogea, non è esattamente una lettura disimpegnata da divano ma più un manuale di consultazione adatto a tutti, tanto per chi è alle prime armi quanto per gli smanettoni come il sottoscritto che vogliono approfondire l’areale fino al minimo dettaglio. Un acquisto quindi imprescindibile per ampliare i propri orizzonti su una denominazione da sempre considerata iconica ma di cui troppo spesso si trascura la vocazione agricola all’interno di un paesaggio rurale a tratti mozzafiato.

Cronologia dei disciplinari, territorio e geologia, annate, toponimi, vigne, addirittura una lista di idronimi (i nomi propri di qualsiasi corpo idrico, ndr): questi alcuni dei tanti temi presenti in queste 424 pagine, dove il vero e proprio cuore del libro sta nelle mappe e nei paragrafi legati ai comuni divisi per UGA, le Unità Geografiche Aggiuntive istituite nel 2021.

Come nei precedenti lavori di Enogea, alla versione italiana è affiancata una traduzione in inglese, in questo caso ad opera di un grande esperto di Chianti Classico come Burton Anderson. Una bella novità, inoltre, è che accanto a Masnaghetti (di cui pochi giorni fa Andrea Gori ha ripreso un evento proprio a Greve in Chianti) come co-autore c’è Paolo De Cristofaro, colonna di Tipicamente, degustatore esperto e cronista del vino coi piedi ben saldi in Irpinia, la testa in Borgogna e il cuore nelle Langhe.

Proprio a Paolo ho voluto rivolgere qualche domanda per approfondire questa pubblicazione, la genesi, il suo ruolo e tanto altro.

Ciao Paolo, domanda semplice per riscaldarci sul tema: cos’è per te il Chianti Classico?
Un posto dove sto bene, in cui mi diverto sempre come un bambino e dove sopratutto ci sono tanti vini che mi piacciono.

Come è lavorare con Alessandro Masnaghetti?
È tosta, ma anche la cosa migliore che possa capitare a chi come me è cresciuto con l’idea del giornalismo come una palestra quotidiana dove imparare ogni giorno qualcosa di nuovo. Da questo punto di vista Masnaghetti è veramente una miniera inesauribile: in quasi due anni a stretto contatto con lui ho imparato e sto imparando più cose di quante forse ne ho apprese nei dieci precedenti. Il suo è un modo di lavorare rigoroso e che giustamente ti obbliga a prestare attenzione alle conseguenze del tuo scrivere, o quantomeno a pensarci prima di lasciarti andare a pensieri, parole e scritture che non siano appoggiati in maniera solida su dati verificati, su sostanza. Mettere nero su bianco un qualcosa è ben diverso da quell’autoreferenzialità mista a cazzeggio che spesso usiamo sui social, perché non è destinato a evaporarsi in poche ore come una qualsiasi stories o post di tutti i giorni.

Che tipo di approccio si deve avere per un lavoro del genere, dal momento che zonazioni e mappature sono il futuro ma anche molto il passato?
Prima di tutto è importante capire che il concetto di mappatura è un qualcosa di completamente diverso da quello di zonazione, perché al suo interno contiene tanti più aspetti. È un lavoro fortemente radicato in un vissuto umano e culturale dove anche parole abusate come “tradizione” hanno un significato molto concreto; una sorta di diario collettivo nel quale conoscersi e riconoscersi come comunità, e che non può prescindere dall’osservazione del paesaggio, quindi poi la vigna, i vini e chi li produce, l’ambiente in cui tutto questo è calato; dove poi geologia e terreni, considerati il fulcro negli studi di zonazione, sono solo un ingranaggio di tutto il meccanismo e spesso neanche il più importante. Quindi se parliamo di mappature, queste non sono né il passato, né il futuro, sono semplicemente il mare in cui tutta la filiera del vino si muove, dal contadino al produttore, dal sommelier fino all’appassionato: un primo e fondamentale step dal quale, di conseguenza, potranno nascere altri lavori come unità geografiche e/o zonazioni.

Tre Chianti Classico da bere che consiglieresti a chi non conosce minimamente ma vorrebbe approfondire questa denominazione comprando il libro?
A differenza di come probabilmente farei in altre denominazioni, qui partirei da tre vini che raccontano tre modi diversi di essere Chianti Classico e che dimostrano sempre più di potersi integrare in maniera armonica; per primo un Chianti Classico Castello di Brolio del Barone Ricasoli, la più storica azienda della denominazione dove un po’ tutto è partito e che oggi propone sempre più vini di grande costanza, riconoscibilità stilistica e territoriale. Subito accanto andrei su una vecchia Riserva del Campino di Barberino, con i suoi 3000 m è la più piccola azienda del Chianti Classico, dove ancora oggi un personaggio incredibile come Antonio Benelli, classe 1939, è pienamente operativo, ricco di energia e passione veramente commovente. Per chiudere uno dei tanti Chianti Classico sfusi, vini non necessariamente destinati a finire in una bottiglia, spesso commercializzati all’ingrosso e che possono servire magari a impreziosire prodotti poi imbottigliati da altre aziende: con pochi euro si possono pescare delle cose davvero stupende, per esempio mi viene in mente un 2019 assaggiato a Radda da Podere l’Aja, dove la tentazione di portarsi via con un tir l’intera vasca di cemento era veramente forte.

La tua UGA preferita, quella di cui, tra viaggi e degustazioni, hai i ricordi più belli…
Sono sincero, faccio fatica a rispondere perché fin dall’inizio il mio approccio col Chianti Classico è stato nella sua interezza, cioè vivendolo come una sorta di tavolozza di colori, dove poter pescare di volta in volta quello più adatto al momento della giornata, la stagione, al piatto, all’umore, al mood. Se invece parliamo di bei ricordi, su tutti dico Lamole, un microcosmo dove puoi ancora incontrare tutti i produttori insieme, una piccola oasi felice dove puoi ritagliarti veramente un momento rigenerante; senza dimenticare poi i vini, che amo e che in me hanno sempre toccato delle corde molto particolari, pur sapendo poi che sono talmente inconfondibili che possono essere anche molto divisivi.

Infine il libro, domanda a bruciapelo: qual è il suo valore aggiunto e perché comprarlo?
Una delle cose che ci unisce con Alessandro è la difficoltà, o se vogliamo il pudore nell’auto-promuoversi e quindi per quanto mi riguarda è più confortevole lasciare la parola a chi ha avuto già modo di consultare e consigliare il libro: Antonio Galloni ad esempio lo ha definito una pietra miliare oltreché il Sgt. Pepper’s di Masnaghetti. Al di là del gradimento, è una base con cui ogni persona che seguirà con lavori successivi dovrà per forza confrontarsi, un primo e completo libro dedicato al Chianti Classico, che prima non c’era e oggi invece c’è.

Un libro destinato a fare la storia, indispensabile per appassionati e professionisti” questo recita una frase sul sito di Enogea, e personalmente, sottoscrivo.

 

Chianti Classico: l’Atlante
di Alessandro Masnaghetti e Paolo De Cristofaro
Copertina rigida
Formato: 23,5 x 30 x 7 cm
Pagine: 424
Aziende catalogate:421
Numero mappe: 140
Costo: 70 euro

Generated by Feedzy