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11 Ottobre 2022

Intrawine #12: Perché bere non è più figo, Ucraina e bombe, caos a Barolo e tesori di una libreria

Ritorna Intrawine con una piccola novità: da questa uscita cambia la cadenza, da quindicinale diventa mensile. Un minimo cambiamento che permette di raccogliere articoli e letture interessanti senza fretta e con un orizzonte più ampio. Il punto di partenza rimane quello di sempre: trovare articoli che valgano la pena di essere letti per capire in che direzione stia andando il vino nel mondo.

Quindi partiamo con questa nuova versione con un bel menù di notizie, tra la cronaca della vita sotto le bombe di alcuni professionisti ucraini del vino, il problema del sovraffollamento turistico nelle Langhe, la miopia delle denominazioni d’origine italiane e tanti altre letture che meritano attenzione.

Cominciamo.

Il mondo del vino ucraino va in guerra
Il titolo, sommelier che indossano un giubbotto antiproiettile, dice già molto di cosa troveremo. L’articolo è la testimonianza di quanto anche il settore vinicolo e la ristorazione siano stati colpiti dall’aggressione russa in Ucraina ma, al tempo stesso, dei modi con cui abbiano reagito a questa tragedia. Cantine occupate e altre colpite dalle bombe, sommelier costretti a reinventarsi in un paese assediato. Ci sono le storie di persone che dopo aver abbandonato sale di ristoranti e winebar sono entrate nell’esercito, professionisti del vino che hanno cercato di organizzare degustazioni ed eventi e destinare i proventi a gruppi di volontari, ristoratori che hanno tenuto le proprie cucine aperte per aiutare civili e militari che resistevano agli attacchi. Una lettura che merita tutto il tempo speso per approfondire il conflitto in corso da un punto di vista inedito e a noi più facilmente comprensibile.

Sommeliers in body armour (Tim Atkin MW)

Una fotografia dei vini britannici
Qual è lo stato dell’arte nell’industria vinicola in Gran Bretagna? Jamie Goode ci aiuta ad entrare nel rapporto emesso da Wine GB, ente che si occupa della produzione del vino britannico. La superficie vitata nel Regno Unito ha visto un incremento del 70% negli ultimi cinque anni, con la zona del Kent a primeggiare. Continuano ad essere le varietà champenoise a dominare, chardonnay in testa. Per ovvie ragioni, sono sempre gli spumanti a guidare la produzione vinicola con il 68% e quasi 9 milioni di bottiglie prodotte nel 2021. È interessante notare come la maggior parte dei vini britannici venga esportata nei paesi scandinavi o comunque nel Nord Europa (Germania e Olanda) e fuori dai confini europei in Giappone, Honk Kong e USA. Per il momento, i paesi produttori dell’area mediterranea rimangono tiepidi sull’accoglienza dei vini made in UK. Staremo a vedere se questo trend cambierà nei prossimi anni.

The UK wine industry: how’s it going? (Wineanorak)

Troppi turisti a Barolo?
Quanti turisti può sostenere Barolo? La domanda non è così strana, come spiega questo pezzo di Tom Hyland. Il piccolo paese langarolo sta vivendo anni di grande richiamo turistico che, da primavera fino ad autunno inoltrato, riempie le strade, gli alberghi, le cantine della zona. Ma se un incremento di queste proporzioni ha aspetti ovviamente positivi sull’economia locale, non mancano quelli negativi. I rischi sono quelli di essere investiti da un turismo poco consapevole che trasformi Barolo in una specie di Napa Valley piemontese e ne stravolga il carattere autentico. Altro elefante nella stanza, come avevamo segnalato a suo tempo anche qui su Intravino, sono alcuni contestati progetti di parcheggio che dovrebbero mettere a disposizione nuovi posti auto sacrificando aree verdi intorno al centro del paese. Si sta inoltre dibattendo della possibilità di applicare un controllo degli accessi, con il rischio di accentuare differenze tra turisti mordi-e-fuggi e altri con maggior possibilità di spesa. Intorno a questi temi si deciderà molto del futuro di questo Eldorado del vino italiano e dell’identità che avrà nei prossimi anni.

Barolo wrestling with tourism trails (Winesearcher)

Un vino è innanzitutto la sua narrazione
Qui un articolo lungo e denso. Si tratta di un’approfondita analisi di come la narrazione di un vino ne influisca la percezione da parte del consumatore. Scritto da Susan R Lin MW, il pezzo si muove spiegando quali siano i meccanismi biologici e psicologici che attivano la soddisfazione nelle persone: una storia ben raccontata è uno di questi, per poi entrare nel dettaglio su come un vino con determinati tratti ci appaghi maggiormente rispetto ad un altro. Lusso, scarsità, qualità e desiderio di appartenenza sono sintomi di un fenomeno preciso e in grande crescita in questi anni nel mondo del vino, cioè l’irraggiungibilità di diverse bottiglie. Articolo quindi da leggere se si vuole capire meglio da dove partano certe dinamiche che governano oggi il mercato enologico.

The Power of the Story: Influences of Narrative in Shaping Wine Perception (Guildsomm)

Il lento declino dell’alcool fra la generazione Z
Non è la prima volta che esploriamo il rapporto fra la generazione Z e l’alcool. In questa segnalazione che arriva da Vice, si riporta che secondo un sondaggio fatto in UK da Drinkaware nel 2022 il 26% delle persone tra i 16 e i 24 anni si dichiara astemia. Le motivazioni ipotizzate sono diverse: possibilità economiche limitate, meno tempo da dedicare a bevute e uscite con amici, una cultura della sobrietà in crescita. In ogni caso, bere non attira più come quindici, vent’anni fa. L’articolo riporta come anche i social abbiano un peso in questo mutamento. Gli anni Dieci non stigmatizzavano comportamenti sopra le righe dovuti al bere, mentre oggi una foto che ci ritrae sbronzi verrebbe additata e commentata senza pietà: basti pensare al caso della premier finlandese Sanna Marin e alle foto girate online mentre partecipa ad una festa privata. Da una parte, gli alcolici perdono fascino, dall’altra invece la ketamina o i funghi allucinogeni vengono sempre più usati. Il futuro è incerto e quindi staremo a vedere se diventeremo tutti sobri o all’occorrenza prenderemo qualche pasticca in grado di farci dimenticare una realtà senza vino.

Perché bere non è più figo? (VICE)

Vermentino francese? La UE dice no
Questa storia ha avuto un’ampia diffusione anche in Italia, su giornali e social network. Si tratta della decisione della UE di vietare ai produttori francesi l’uso del termine vermentino per indicare i vini prodotti dal suddetto vitigno in territorio transalpino dopo le proteste di diversi colleghi italiani. Una vicenda che viene presentata su Wine Searcher come l’ennesimo esempio del bizantinismo che contraddistingue la burocrazia europea nel merito di decisioni prese in ambito vinicolo. Non è la prima volta che si assiste ad assurdità del genere e non sarà l’ultima. Si tratta di forme di protezionismo che hanno la pretesa di cancellare con un colpo di penna relazioni durature fra un vitigno e il territorio che l’ha adottato.

Bureaucrats look to target grapes names (Wine Searcher)

La libreria dei sogni enoici
Da impallinato di libri e vini, questo è il genere di articolo che vorrei leggere sempre. Su Atlas Obscura (sito da seguire) si racconta della libreria dedicata alla viticoltura e al mondo del vino all’interno dell’Università di Davis in California. Un tesoro di libri, cimeli, liste, menù e ammennicoli di qualsiasi genere. La collezione comprende, fra le altre cose, un manoscritto del dodicesimo secolo dei monaci dell’abbazia di Cercamp, un poema del XVI secolo contenente una disputa fra il vino e l’acqua, un libro in miniatura contenuto all’interno di un tappo di sughero con dei versi sul vino tratti dall’Odissea. E poi ancora manifesti e manuali di ogni sorta, un patrimonio sterminato. La libreria nacque sul finire del diciottesimo secolo su impulso dello stato della California come centro di raccolta e ricerca per supportare la viticoltura nel momento in cui la minaccia della fillossera era arrivata anche da queste parti. Se qualcuno conosce qualcosa di analogo qui in Italia mi faccia un fischio.

The treasures within the world’s greatest wine library (Atlas Obscura)

Poche tutele per le donne nel mondo dell’ospitalità
Qui su Sevenfiftydaily si discute l’impatto che il ribaltamento della sentenza Roe versus Wade del giugno scorso possa avere anche nel settore dell’ospitalità: la Corte Suprema statunitense ha in pratica eliminato il diritto all’aborto a livello federale. La sentenza ha sollevato indignazione e cambiato la prospettiva di molte donne sull’opportunità o meno di scegliere di rimanere incinta. La situazione è ancora peggiore, se possibile, per le donne impiegate nel settore della ristorazione e dell’ospitalità. L’articolo dice che le donne rappresentano il 70% degli impiegati in questi settori in cui solo un terzo ha tutele rispetto alla propria salute dall’azienda per cui lavorano e meno della metà riceve la paga quando si ammala. Simili difficoltà si riscontrano anche per ottenere congedi parentali. È evidente che si viene a creare un cortocircuito fra le difficoltà crescenti di accedere all’aborto e la mancanza di garanzie professionali per le donne che invece intendono portare a termine una gravidanza. Un altro aspetto che entra in gioco è l’alta percentuale di molestie subite dalle donne in ambienti di lavoro collegati all’industria del bere, situazione questa evidenziata dai diversi casi usciti negli ultimi tempi di casi di violenza nel mondo della ristorazione.

A Healthcare Crisis in the Bar Industry (Sevenfiftydaily)

Le brevi di Intrawine

The Gravner Notebook
Un’intervista illustrata a Josko e Mateja Gravner. Da non perdere.

Wine as liquid asset: do wine investment funds deliver?
Investire nel vino vale il rischio? Pro e contro.

The most original wine list in the world is on a sicilian island in the middle of the Mediterranean
Secondo The World of the Fine Wine, la wine list più originale del mondo è a Salina nella tenuta Capofaro ed è opera di Giulio Bruni.

Heavy metal fans drink muscadet and you should too
Ascolti heavy metal? Allora devi bere muscadet!

Your final wine school assignment
Preparate i fazzoletti, l’ultimo pezzo della wine school di Eric Asimov tutta dedicata ai bianchi delle Alpi.

You can now buy an advent calendar filled with cocktails
Siete già in ansia per i regali di Natale? Un calendario dell’avvento alcolico può risolvere molti problemi.

Ci risentiamo tra un mese.
Buona lettura (e se avete suggerimenti, vi aspetto: dillo@intravino.com).

 

Tutto su IntraWine, la rassegna stampa di Intravino:

– IntraWine: la rassegna stampa di Intravino #1 Febbraio 2022
– IntraWine #2: Melania Battiston, fumetti, Buttafuoco, gusto “salato” e DRC
– IntraWine #3: vino “croccante”, Barolo a La Place, terroir di Internet e guerra in Ucraina

– Intrawine #4: Chianina & Syrah, Libano, NFT, bicchieri da osteria e cure palliative
– Intrawine #5: Auf Wiedersehen Pét, Blind Ambition, Asti Spumante & Ucraina e baby Bordeaux
– Intrawine #6: Geoffroy in Franciacorta, progettare cavatappi, clean wine e cosa fa un wine consultant
– Intrawine #7: Amazon, bottiglie di plastica, Burlotto, AVA e Albéric Bichot, vignaiolo-esploratore
– Intrawine #8: bere in Antartide, Tik Tok, caos delle spedizioni, Muvin e bianchi di Rodano e Spagna

– Intrawine #9: Vino e mistificazioni, uve perdute dalla Gran Bretagna, Vorberg e l’annata 2018 a Barolo
– Intrawine #10: Il futuro di bordeaux, il prosecco di Kylie Minogue, Radice di Paltrinieri, Algeria e zeitgeist
– Intrawine #11: Suicidi tra i vignaioli, l’eredità di Robert Parker, bere con moderazione e the World of Fine Wine

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