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6 Ottobre 2022

Vino e salute, smettiamola una volta per tutte

Ho pensato a questo post mentre leggevo il report pubblicato su Winenews del convegno che si è tenuto qualche giorno fa a Orvieto dal titolo “A tavola con la scienza: la salute dell’uomo passa anche dal legame con la natura e i suoi prodotti”.

Un appuntamento dal sapore istituzionale introdotto dal presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella, “sul palco medici e specialisti ed enologi e protagonisti del mondo del vino che hanno evidenziato la necessità di raccontare l’importanza del legame tra la salute dell’uomo e i prodotti della natura e del territorio, sottolineando la necessità di un rapporto corretto e responsabile con il vino che non è generalmente percepito come potenzialmente pericoloso dal punto di vista sanitario”. Un paio i passaggi che mi hanno colpito:

Si è, quindi, parlato di malattie e dipendenza con Massimo Bracaccia, direttore del Dipartimento Area Medica Ausl Umbria n. 2, specialista in Endocrinologia e Medicina Interna, per cui (…) “il vino, con i suoi polifenoli (flavonoidi, in particolare) abbassa i rischi cardiovascolari, ha effetti anti infiammatori.”
Esistono motivazioni diverse tra bevitori moderati e dipendenti e Gelsomina Leone, pediatra, spiega come “nei ragazzi, l’alcol è sinonimo di diventare grandi. Questa equazione va eliminata tramite la conoscenza e l’educazione alla campagna e alla produzione dei prodotti agricoli, tra cui anche il vino.”
Nozioni confermate dal cardiologo ed internista, già direttore della Cardiologia Ospedale di Cortona Franco Cosmi: “molti studi fatti nel tempo hanno dimostrato che 1 o 2 bicchieri di vino al giorno riducono la mortalità complessiva per le malattie legate alla cardiopatia ischemica: il vino non aumenta e non riduce la mortalità complessiva legata a cardiopatia ischemica (in che senso? nda).

E ancora:

Per stare bene bisognerebbe applicare la legge numerica 0-1-5-25-30: 0 sigarette, 1 bicchiere di vino (cioè 1 bicchiere di vino è addirittura consigliato? nda), 5 porzioni di frutta, verdura e legumi, 25 Bmi, 30 minuti di attività fisica. Seguendo queste regole diminuisce la demenza senile e il diabete e si allunga l’aspettativa di vita di 14 anni.”

Una tavola rotonda che per forza di cose, visto anche il grande eco mediatico che ha avuto nelle scorse settimane, si è aperta con alcuni riferimenti alla recente allerta dell’Organizzazione Mondiale della Sanità relativa ai pericoli legati al consumo di alcol, e quindi anche di vino. Un documento elaborato durante una riunione a Tel Aviv, in Israele, dal titolo “European framework for action on alcohol 2022-2025” (qui, apre PDF). Un paper che al suo interno contiene alcune linee guida assolutamente non obbligatorie, sono solo consigli rivolti a tutti i governi, per incentivare un consumo più consapevole nella popolazione. Tra questi la cosa che in Italia ha fatto più scalpore e che ha portato a diversi titoli un po’ allarmati: la possibilità di valutare un’indicazione di pericolo in etichetta.

Parentesi: mi aveva colpito, come reazione a questo documento, anche una dichiarazione del governatore Piemonte Alberto Cirio riportata da Repubblica: “L’Organizzazione mondiale del Turismo intervenga per mandare un messaggio forte nel ribadire che il vino non è alcol, non è pericolo: è cultura, alimento, territorio”.

Chissà se un giorno sarà possibile far passare questo concetto in maniera diversa: il vino è certamente cultura, alimento, territorio MA è anche una bevanda alcolica che può fare grossi danni, ci si può girare intorno quanto si vuole ma l’alcol è cancerogeno, ed è di gran lunga (dopo l’acqua) la sostanza più presente in un bicchiere di vino. Coniugare questi due messaggi non è contraddittorio, credo: viva il vino ma con moderazione, bevanda che se abusata fa certamente male e che a piccoli dosi può migliorare il nostro umore e di conseguenza la nostra qualità della vita. È tutto qui.

Argomento affrontato anche dal New York Times in un recente pezzo che spiega perché in termini di salubrità (non di impatto ambientale, non di etica produttiva, solo di effetti sul corpo umano) il vino naturale non sia necessariamente migliore del vino cosiddetto convenzionale. Un pezzo che si chiude così, mettendo mi auguro la parola fine a ogni possibile discussione sull’assurdo binomio vino e salute:

Indipendentemente da come viene prodotto, il vino – o qualsiasi bevanda alcolica, se è per questo – può causare danni significativi. La manciata di studi che hanno suggerito come un consumo moderato di vino possa avere alcuni benefici, come il miglioramento della salute del cuore o l’abbassamento del colesterolo, sono stati nella migliore delle ipotesi inconcludenti. E i rischi per la salute – cancro, ipertensione, malattie cardiache, ictus, malattie del fegato e demenza, solo per citarne alcuni – sono numerosi e ben documentati.”

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