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28 Settembre 2022

Lui è Sergio Genuardi e questo Salgemma 2021 è la sua prima annata

Il potere del gesso. Sembra il titolo dell’epopea di un insegnante delle medie in preda a slanci megalomani ma non si tratta di questo. All’appassionato di vino, il gesso ci riporta alla mente solo una cosa: lo Champagne.

Perché la leggenda delle bollicine poggia le sue solide basi sul solfato di calcio bi-idratato (CaSO4·2 (H2O)), e con la chimica mi fermo qui. Questo materiale bianco-grigiastro è, in parole povere, una roccia sedimentaria di origine marina, formata da un accumulo di conchiglie e microrganismi calcarei in un mare poco profondo (da 50 a 100 m), dove vivevano ricci di mare, ostriche e belemniti (cefalopodi fossili simili ai calamari). Altamente poroso, riesce a trattenere l’acqua in maniera ideale, evitando ristagni e umidità. Insomma una manna per tutto ciò che vi affonda le radici e vi si accasa, come la vite. E come poi il vino che ne deriva, con quella sua sconcertante sapidità. Questo minerale per fortuna è distribuito un pò ovunque, della serie “Il mio tesoro…? Se lo volete è vostro… cercatelo!” (i nerd dei manga capiranno). In questa occasione è stato scovato in Sicilia, “la regione più bella del mondo” (cit.).

Il bello, però, viene adesso perché un ispirato giovane produttore, Sergio Genuardi, decide di puntare tutto sul nero d’Avola. Nasce così il suo primo vino – Salgemma 2021, monovitigno coltivato a circa 600 metri s. l. m. su suoli ricchi di zolfo, salgemma e gesso per l’appunto. Siamo a Casteltermini, nell’entroterra agrigentino, dove i suoli sono ampiamente ricchi di questi minerali. Contatto Genuardi telefonicamente e scopro un pò di informazioni direttamente dalla fonte.”

Mio nonno mi raccontava che qui, ai suoi tempi, la cultura contadina era fiorente, ognuno si faceva vino per consumo familiare, ma a un certo punto la miniera di zolfo (la solfara) divenne più remunerativa e si preferì abbandonare l’agricoltura. Poi la miniera venne chiusa e i terreni quasi tutti venduti ai comuni confinanti.

(…) Io ho 27 anni e sono enologo, ho girato mezza Europa negli ultimi 10 anni, tra studio e lavoro, per andare incontro alla mia passione. A un certo punto ho deciso di rischiare e puntare tutto sul mio territorio e sul mio progetto personale, volevo mettere le radici al loro posto.

Meno male, perché il suo vino è sorprendente, come mi dice subito Carmelo Iozzia, sommelier del ristorante Le Muse di Noto: e pensare che di mio non avrei mai scelto un nero d’Avola (maledetti preconcetti!). Vino vibrante già al naso, dove viene fuori il succo di mirtilli per poi lasciare spazio a pietra bagnata, salsedine che richiama la macchia mediterranea, anice, pepe, zolfo e un po’ di smalto. In bocca il liquido è fresco e succoso ma sfodera anche un elegante grip tannico. Mi colpiscono soprattutto pulizia e tensione tra la componente fruttata e quella acido-sapida.

Questa prima annata non è stata oggetto di nessuna filtrazione e la solforosa è bassissima, ma Sergio Genuardi non è un estremista: “cerco di fare il massimo in vigna, di lavorare meno che posso in cantina ma non ho un pensiero integralista, non voglio etichette. Faccio una piccola produzione artigianale, circa 7 mila bottiglie, e mi posso permettere di puntare tutto sulla qualità senza escamotage e senza dogmi.” Chapeau! Le premesse per un gran bel futuro ci sono tutte.

 

Sergio Genuardi
Contrada Serre
92025 Casteltermini (AG)
sergiogenuardi@gmail.com

+39 340 7033802

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