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26 Settembre 2022

Il mio problema con la syrah (e un Apice 2016 da volare via)

Il mio problema con la syrah è più che altro una questione di pelle. Il suo essere così debordante e quel varietale così marcato me la rendono ingombrante, mi ricorda quelle persone che quando le conosci fanno passare il messaggio che se ti va bene, bene! sennò te ne puoi andare a quel paese.

In fondo è come se mi trovassi di fronte ad uno specchio nel quale non voglio guardarmi per non vedere quelli che ritengo i miei stessi limiti: ci somigliamo troppo per piacerci fino in fondo.

Sta di fatto che, al di là del mio sentire, da questo vitigno nascono vini splendidi (principalmente nel Rodano) in grado di evolvere ed invecchiare a lungo, perdendo quell’iniziale che diventa raffinatezza.

Stefano Amerighi è senza dubbio uno dei vignaioli con il maggior seguito in Italia da molti anni e le sue bottiglie finiscono in un baleno (qui ne sappiamo qualcosa: Vigneron del futuro: Stefano Amerighi da Cortona è un articolo del novembre 2009, ndr). Fortunatamente, ho un caro amico con un bella scorta che mi ha invitato a casa sua per una bella bistecca alla fiorentina con cui stappare questo Apice 2016.

Col vino nel bicchiere, decido di parcheggiare un attimo la mia solita velocità nella degustazione per dedicargli più tempo del solito, i miei movimenti sono lenti, soppeso ogni cosa e lo faccio in silenzio come fossi un ospite che non vuol disturbare. Non mi stancherò mai di dire che – dal mio punto di vista – nel vino esistono una grandezza oggettiva ed un gusto soggettivo e non sempre le due cose vanno a braccetto. Adesso voglio proprio vedere cosa succede con questa syrah così celebrata e solitamente così lontana dalle mie preferenze.

Il colore è vivo e brillante, il suo biglietto da visita è un pepe netto ed esplosivo che sembra volermi ricordare cosa sto bevendo, ne sento un sorso e vengo colpito dalla materia e dall’equilibrio ma decido di aprire qualcos’altro perché voglio dargli tempo per sciogliersi un po’. La scelta si rivela azzeccata. Sgomitando per farsi largo tra la speziatura, fanno capolino note nette di frutti rossi – su tutti il ribes – poi a seguire una bella parte ematica alla quale si uniscono la buccia del mandarino e il pesto di oliva in un continuo susseguirsi di opulenza e freschezza che culmina in profumi di mentuccia.

Anche al sorso questo Apice 2016 cresce a contatto con l’aria: l’alcol è perfettamente integrato, il vino ha una bellissima tensione e lascia la bocca vogliosa di proseguire. Finale che si snoda su frutto e liquirizia di grande persistenza. Gran bella bottiglia di livello decisamente superiore al costo a scaffale (non arriva a 50 euro), perfetta per capire che io e la syrah possiamo finalmente mettere via le reciproche diffidenze e cominciare ad essere amici.

Nota finale per i lettori più stagionati: a quattro ore dall’apertura, al naso si sente chiara, netta ed inequivocabile una nota di Tabù, la caramella in lattina con cui quelli della mia generazione sono cresciuti.

Non servo certo io per dirlo ma nell’elenco dei luoghi mondiali dove si producono grandi Syrah, Cortona occupa oggi un posto davvero di tutto rispetto.

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