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23 Settembre 2022

E il naufragar m’è dolce in questo Mare e Vitovska 2022

Mi piace il Castello di Hohenschwangau, vicino sfigato di Neuschwanstein più famoso e disneyanamente celebrato. Mi piacciono molto il Castello di Malaspina perché c’è la camera di Dante, quello di Edimburgo perché ha l’one o’clock gun come il Gianicolo ha il cannone di mezzogiorno, quello di Suomenlinna a Helsinki iperboreali motivi che solo Eino Leino, Jari Litmanen, Aki Kaurismäki e vecchi amici capirebbero.

Mi piacciono il Castello di Velona e quello di Verona, il primo perché lo vedo dalla finestra a Castelnuovo dell’Abate, il secondo perché è citato nella carducciana Leggenda di Teodorico che mi faceva molto ridere da bambino, quando mio padre la declamava facendosi la barba. Amo l’Hohensalzburg perché, altior surgens, si vede dal giardino del Mirabell che è più in basso e cantato da Trakl, infatti ospita la targa coi versi di Musik im Mirabell. Amo Castel Sant’Angelo per ovvii motivi, tra questi un’altra targa che recita non Trakl ma Animula vagula blandula eccetera; e amo anche i Castelli Romani per senso di prossimità, appartenenza e identità, sebbene dei castelli restino oramai solo le spoglie. Amo il Castello del Wawel per l’ultimo inverno di cortina di ferro in cui mi ritrovai, dopo una partita a scacchi e abbondanti screwdriver, a far slittino col culo su un cartone giù per il colle; ma anche perché, a cortina di ferro divelta, vi ripassai mentre ospitava temporaneamente la Dama con l’ermellino.

Più di tutti amo forse il Castello di Duino, arroccato sul bianco raggiante delle falesie a strapiombo sul golfo, un affaccio d’abbagliante bellezza; lo amo anche per il fortepiano al quale suonò Liszt e per il sentiero panoramico intitolato a Rilke, uno che non metteva i likes alle ferragne ma era uso flirtare con Cvetaeva, Salomè e altre influencer del loro calibro. Qui Raniero M. compose le prime due Elegie Duinesi e postò nell’occasione uno status update: “Essere qui è splendido”. Molti likes, molte condivisioni. In effetti aveva ragione. Non bastasse, il Castello di Duino ospita una manifestazione e un vino che amo: anche nel 2022 Mare e Vitovska / Vitovska in Morje ha soddisfatto tutte le attese, a cominciare da quelle mondane: raramente mi ero imbattuto in frotte enoiche tanto composte e, a sera, persino eleganti, quasi la sede suggerisse dress code acconcio e modi distinti. Molte, quindi, le toilettes da serata galante d’estate, con l’opportuna eccezione dei tacchi bassi per affrontare saliscendi, sterrati e selciati senza ritrovarsi galantemente a gambe levate o con un’elegante ingessatura a pendant. Venendo alla sostanza, anche quest’ultima edizione ha alimentato gaudio e gusto, cominciando dalle colazioni (prime e seconde) en plein air presso cantine e vigne, occasioni fortunate per racconti e assaggi extra-Vitovska, e continuando al Castello con la Vitovska e i banchi di svariati ristoranti e produttori di salumi, formaggi, dolci e miele (per le referenze vedere qui): il meglio dei dintorni e una presenza imperdibile da Erba.

Quest’anno si è divertito (e infervorato) anche Carlo Petrini, prima alla colazione da Sandi Škerk e poi alla conferenza introduttiva durante la quale ha celebrato la “… maggior rivoluzione vitivinicola del mondo a opera di una piccola schiera di produttori…” e la loro eccezionalità (cit.): “L’eccezionalità sono proprio i produttori, l’identità è data da loro più che dal vitigno, o dal mare…”.

Petrini, insomma, pare aver preso a cuore le trde glave (in sloveno: teste dure). Più olimpico di lui è stato Nicola Bonera che, con la consueta e compita eleganza, si è soffermato sulla versatilità della vitovska, qualità da non confondere con l’ubiquità: vitigno strenuamente locale, eppure duttile – ciò che Nicola (1) mostrerà efficacemente nella degustazione da lui guidata – al punto da prestarsi a interpretazioni tanto varie, quanto generalmente riuscite.

Ai banchi e nelle degustazioni (quindi solo Vitovska, ospiti a parte)

BAJTA. 2020 sapida, guizzante, agrumata, vivace per nerbo e progressione in allegro. 2016 ben evoluta con agrumi canditi e cenni di nocciola e toffee a caratterizzarla per un tratto morbido veritiero, non artato, ben equilibrato da freschezza e croccante sapidità.

ŠKERK. 2019 austera e serrata. Concentrata, sostanziosa ma nitida e nettante in progressione e chiusura. Riservata. Vino che guarda avanti. 2018 più distesa, soave, dal bouquet composito di fiori, susina, curcuma e mandorla; lunga, leggera, avvolgente e appagante al sorso.

OSTROUSKA. 2021 prova di botte grossa e scalpitante, irruenta, prosperosa e divertente. 2020 fiori, frutta a polpa gialla e sale, tel quel, ovvero esemplare e corretta per la cifra stilistica delle vinificazioni senza macerazione.

Damijan MILIČ. 2019 piccola, sapida, brillante. Una gemma di sale e screziature floreali e fruttate (susina, latte di fico, mandorla).

GRGIČ. Excursus: da lui si è anche andati per il pranzo. Fa vino, ha un agriturismo, un maneggio e una fattoria didattica, è un omone simpatico come sua moglie, alla quale devo grazia sempiterna per uno stinco di maiale con patate e zucchine in tecia. 2019 piena, pastosa e franca di frutta gialla e girasole, sapidissima, gastronomica (non a caso: quasi lo stato di spirito della sua casa). 2020 prova di botte cruda e muta, una nuda lama di sale. 2021 prova di botte altrettanto cruda ma vivace, spiritosa, trascinante.

ZIDARICH. Disclaimer: abdico a finzioni d’obiettività, Benjamin mi aveva conquistato anche prima di conoscere lui e sedere alla sua osmica. 2019 ferma e ferrea al naso, splendida al sorso, piena, nervosa e di presa trascinante. Kamen 2019 sensuale e tenue. Claustrale al naso e invece piena, salata, tesa al sorso. Una carezza in un pugno, Dorme un canto nelle cose, qui le cose sono tante e stop alle citazioni. 2004 autunnale con fiori amari, canditi ed erbe fini, bocca di sale, gesso, canditi e melata.

BUDIN. 2020 firm, crisp and dry. Essenziale nel duplice senso di: a) sobria/asciutta/concisa/sintetica, agli antipodi del ricercato, bombastico e illustrativo; b) bevendola si può finire per non volerne più fare a meno.

SKERLJ. 2020 prova di botte. Disclaimer: il suo è il vino degli amici e il vino degli amici è fuori discussione. Tra visite ufficiali, ufficiose e persino post-lavorative (tra queste memorabile quella con tre entusiasti elettricisti dopo una giornata in cantiere a Monfalcone) non saprei più quante. Se gli amici, poi, hanno il dono innato del bilanciare estro e regola, il compitino del commentatore è di facile esecuzione. Ho preso ad amare la sua Vitovska dalla vendemmia 2007. 2020 lineare, fendente, sassosa e luminosa già prima di andare in vetro, rinnova il piccolo, annuale portento di tre lustri di ragione e sentimento. 2019 energica, fresca e floreale con camomilla e girasole, susina e idromele. Sapidità eminente e grande presa al palato, progressione lunga con cenni di frutta matura (albicocca, camemoro, gelatina d’uva), finale tracciante e dissetante. Ricorda per equilibrio ed espressione proprio la magnifica e corale 2007, a volume per ora leggermente ridotto.

CACOVICH. 2020 Dimitri è giovanissimo, gestisce e abita 3 ettari che, oltre a lui, abitano le sue api. Gestisce anche un’osmiza. La gentilezza, morbidezza di fondo della sua Vitovska pare richiamare il miele e chiude in lunghezza un sorso salato, energico, agrumato (mandarino), intessuto di dettagli erbacei e di frutta gialla matura, molto godibile.

ZAHAR. 2020 Struttura, densità e articolazione aromatica quasi fuorvianti – una sorta di Malvasia in disguise. Sapida e piena, progressione cremosa e dai sapori di frutta gialla matura con finale che chiude decisamente su sale e agrumi.

KOCJANČIČ. 2020 frutta sublimata, non ostentata, profumi rarefatti, sottili e penetranti. Temperata, magra, schiva, senza compiacenze. Un altro bell’esempio di droiture che, nella degustazione guidata, ispira Bonera nella riflessione sulla Vitovska che scardina le credenze non imponendosi per riconoscimenti/riconoscibilità, così sobria e solo mimeticamente fruttata…

Damijan MILIČ. 2019 miele di acacia, fava e albicocca accennati, lime e salmastro più netti. In attacco freschezza svettante al palato, citrina e tesa, evolve tutta in velluto, polpa e freschezza d’agrumi maturi, susina e caprifoglio.

OSTROUSKA. 2020 una pesca bianca, il suo nocciolo, uva spina, un grano di sale (bocca) e prima di quelli cera, miele, crocchette di mais, polenta (naso). Si fa bere, apprezzare, ricordare.

RENČEL. 2018 Se Joško Renčel dice che la 2018 è un’annata classica, da Riserva, allora la 2018 è un’annata classica, da Riserva. Lui interpreta l’annata classica appassendo 2 settimane in cassette, macerando altre 2, svinando e passando per 2 anni in tonneaux usati e acciaio. Risultato? Presa al palato da rosso, grande concentrazione senza gravami, tensione e presenza. Maturità di frutto esemplare senza cotture, confetture, sciroppi. Energica, sapidissima e dettagliatissima. Una lama foderata in velluto, la Vitovska di Hattori Hanzō, senza dubbio vinificata a Okinawa.

Joško Renčel

 

VINARSTVO GEC. 2020 tropicale, lattica, cremosa. Naso tra cedrata, frutta esotica, idrolitina e zuppa inglese. La bocca, al traino di un’acidità tracciante, paga in allungo la trazione anteriore diminuendo l’aderenza e planando su una catasta di frutta assortita.

A colazione (quindi no-Vitovska)

1. Da Sandi Škerk (con Gregor Budin + Damijan Milič)

ŠKERK. Malvasia 2019 radiosa, ariosa e complessa, ha un ventaglio aromatico lento a schiudersi e di ampiezza affascinante, dalle nitide note balsamiche e di frutta candita. Apre al palato in delicatezza e incrementa ritmo e presenza in allungo, con grazia e nerbo perfettamente assiemati, sapidità ingente e una fine speziatura di contorno. Ograde 2019 (vitovska, malvasia, sauvignon blanc, pinot grigio) ancor più complesso per maggiore stratificazione aromatica. Ananas e albicocca disidratati, scorza d’arancia candita, melata, frutto della passione, alloro, ginepro, muschio. Bocca fresca e sapida, dalla presa decisa e tannini che accompagnano la progressione, freschezza crescente e finale salato e fruttato dolce. 18/10 Metodo Ancestrale (glera) camomilla, miele millefiori, lavanda, cardamomo, cedro candito e fondi di caffè. Cremoso e misurato, quasi denso per sensazione tattile, soave nei richiami aromatici, vivificato dalla vena sapida.   

BUDIN. Malvasia 2020 lime, frutto della passione, susina, petricore, timo e curcuma a comporre un bouquet ad alto impatto, ma più emotivo che olfattivo: è buonissima anche al palato con morbidezze e calore misurati e diffusi in principio, corroborata da freschezza e sapidità, piena e dinamica, dal lungo finale in cui il frutto riverbera screziato di fumo e mandorla.   

Damijan MILIČ. Malvasia 2020 essenziale, fresca e dissetante. Pesca, mandarino ed erbe di campo soavi ispirano semplicità e leggerezza. Il suo piccolo do-mi-sol evolve invece al sorso in un insieme più solido, di presenza e persistenza aromatica molto godibili.   

2. Da Vigna sul Mar – Urizio + Bruno Lenardon

Muggia: solo un pugno di chilometri ed è un altro mondo, soprattutto un’altra terra. In effetti è un lembo d’Istria e un letto di flysch, tutt’altro dal calcare e dalle terre rosse dell’altopiano. Il sostrato organico è qui più profondo, il terreno più fertile, sebbene vi siano variazioni a seconda della quota altimetrica: Lenardon, che è poco più in alto, ha suoli più magri; Vigna sul Mar è invece sul versante meridionale della collina di San Bartolomeo e, come suggerisce il nome, la sua vigna si estende fino al mare su terreni fertili e ben drenati.

Bruno Lenardon

URIZIO. Malvasia 2020 avvolgente e complesso il profilo aromatico, slanciato e cangiante. Bocca sapida, fresca ed equilibrata, corposa e vibrante, dalla coda chiaramente salina. Refosco 2020 complesso con amarena, ribes, susina, erbe amare e spezie (pepe rosa), bocca da… Refosco antipodale rispetto al Terrano: corposa e tannica, con tannini morbidi e fini, aggraziata ed equilibrata nello sviluppo, irrorata di freschezza.

BRUNO LENARDON. Refosco 2020 da viti dei due refoschi poi espiantate nel 2021 a 35 anni di età. Vendemmia tardiva per acquisire piena maturità del frutto e pienezza d’aromi. Elegante e fragrante, dal sorso slanciato ma di ottima presa e presenza, finale con ampie e lunghe caudalies fruttate e speziate. Elysium 2018 (moscato rosa di Parenzo) coinvolgente, soave bouquet di rosa tea, salvia, menta, buccia di mela, rabarbaro candito. Bocca leggera, carezzevole, dai molteplici dettagli aromatici e giustamente fresca.

3. Da Rado Kocjančič + Martin Merlak + Sancin

KOCJANČIČ. Malvasia 2020 di respiro marino, accenna appena a frutta gialla, miele e camomilla. Bocca di notevole presa, salina ed essenziale, vibrante e lunga. Una Malvasia vestita da Vitovska. Brežanka 2017 è il vino e la vigna di Breg, come indica il nome. 15 varietà di uva a bacca bianca da un vigneto centenario con quota maggioritaria di autoctone (malvasia istriana, vitovska e glera) e saldo da varietà dalle zone circonvicine: friulano, riesling italico, sauvignon blanc, pinot bianco, ribolla, klarnica, pinela, poljsakica e, per andare più lontani, malvasia del Chianti, auxerrois e due varietà a piede franco non ancora certificate nella banca mondiale del DNA. Fiori di acacia, propoli, pesca matura, albicocca e fieno greco in composto insieme. Bocca avvolgente, quieta, solenne e molto sapida, di notevole lunghezza.

MERLAK. Malvasia 2019 leggiadra e dal timbro aromatico contenuto (susina, fiori di sambuco, menta). Bocca di mandarino e sale, molto fresca, dal bel finale in cui la viva sapidità bilancia note morbide di agrumi canditi e acqua di rose. Rosso 2020 (refosco ped. verde) succoso, puntuto, leggero. Frutti rossi e scuri più una punta speziata e ferrosa.

SANCIN. Glera 2020 naso di grande impatto con pompelmo, lime, timo e frutto della passione. Divertente, fresco e beverino al sorso, con coda aromatica a cadenzare il finale. Rosso Monte d’Oro (VdT, merlot e refosco) ispira frutta rossa matura e carnosa, peperone, fumo. Al palato è sostanzioso e ben ritmato da tannini maturi. Sensibile la nota del legno, dolce e non astringente, sullo sfondo di ciliegia matura, pomodoro confit e composte di prugna e peperone.    

4. Da Grgič + Cacovich + Zahar

GRGIČ. Malvasia macerata 2019 miele, fiori e crema a comporre un naso di spessore cui fa riscontro una bocca rotonda all’ingresso ma sapida, animata e asciutta in allungo. Coda speziata e floreale.   

CACOVICH. Malvasia 2021 gentile e misurata. Fiori di campo, susina e agrumi su uno sfondo salmastro. Bocca sapida e concisa, ben equilibrata, spigliata e dissetante.

ZAHAR. Malvasia 2018 la più opulenta, ampia e grassa al naso con frutta matura, fieno greco e ricchi cenni di pasticceria. Bocca rilassata e regolare, vivificata da ingente sapidità, nitida e nel complesso morbida.

Vedi che io non sono un poeta, lui sì e alla fine della degustazione mi ha salutato con garbo, con cortesia e per nome. On croit que le style est une façon compliquée de dire des choses simples, alors que c’est une façon simple de dire des choses compliquées. Suo, a questo proposito, l’estro nel definire una scala dei gialli per la Vitovska, secondo lo stato evolutivo e il frutto di più immediato riferimento, dal pompelmo delle versioni più tangy a mango e guava di quelle internazionaliste.

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