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20 Settembre 2022

Le UGA di Greve in Chianti con Alessandro Masnaghetti (il video è proprio bello)

L’associazione dei viticoltori di Greve in Chianti ha aperto la stagione degli assaggi autunnali con una chiccha di approfondimento degustativo coinvolgendo Alessandro Mapman Masnaghetti. Con esempi, tavolo e foto tratte dal suo ultimo libro proprio sul Chianti Classico (ora in prevendita, disponibile da fine settembre: “Il primo libro al mondo dedicato esclusivamente al territorio del Chianti Classico, ai suoi comuni, ai suoi vigneti e alle sue Unità Geografiche Aggiuntive (UGA).”).

Ora, il lettore ha due strade, anzi tre.

1) Mettersi comodo in poltrona e vedere l’intera presentazione su YouTube. Non serve nemmeno dire quanto ne valga la pena e quante informazioni di prima mano escano fuori.

2) Leggere il mio report sotto con video autoprodotti nel mezzo. Strada più facile e quanto più possibile fedele all’originale.
3) Leggere il report e poi vedere il video per intero, ovvero: come diventare cintura nera di Chianti Classico in appena due ore.

Bene, chi ha seguito la strada 2 o la strada 3 mi segua.

Masnaghetti – con calma e umiltà che lo caratterizzano – ci ha condotti in un percorso (da rifare subito in bici, a piedi e anche in auto) tra le tante diversità di un territorio come quello del Chianti Classico che, oltre alla suddivisione in 11 Unità Geografiche Aggiuntive (le famose UGA) presenta molte altre sfumature.

Riprendendo in parte alcuni concetti già espressi in una degustazione simile pochi mesi fa a San Casciano, apre la lezione mostrandoci come il Chianti Classico sia una DOCG molto eterogenea dal punto di vista geologico con macigni (a parte Vagliagli) quasi solo sui monti del Chianti, mentre per il resto è soprattutto marne, con formazione di Sillano, alberese e altre argilliti a fare la parte del leone. Sui bordi a nord (San Casciano) si aggiungono i depositi fluviali e nella zona sud ovest alcuni depositi lacustri, colline dolci e argillose che somigliano a quelle delle Crete Senesi come forma ma ovviamente non come geologia.

A sud (Castelnuovo Berardenga), troviamo sabbie marine plioceniche e conglomerati, come a Poggio Bonelli e lungo la strada tra Pianella San Felice e San Gusmè. Un suolo simile lo ritroviamo sul colle di Montepulciano e nell’astigiano. In zona si chiama tufo senese ma non è tufo per niente. Il tufo è vulcanico, questa invece è sabbia marina compattata.

Come linee generali sappiamo che dove c’è più sabbia ci sono meno colore ma più eleganza e intensità di profumi, dove ho più argilla il vino è più ricco e pieno, con più colore e struttura, e nel mezzo ci sono tutte le altre sfumature che però hanno meno importanza sul vino rispetto ad elementi come microclima, boschi, coltivazioni attorno, altitudine, latitudine e venti.

Greve in Chianti in particolare si stanzia su 12mila ettari, con il fiume Greve nel mezzo e i monti del Chianti che fanno da confine orientale: rispetto ad altri comuni del Chianti Classico, ha in media molti ettari dedicati a olivi e bosco, anche più di altre UGA, e nello specifico è Montefioralle ad avere più oliveti di tutti.

La mappa geologica di Greve cosa ci dice?

C’è una distinzione grossa a Greve in tre sottozone dal punto di vista geologico ben distint. Abbiamo Destragreve che ha come suolo di riferimento il macigno presente anche nella zona di Dudda e Lucolena (oltre i monti del Chianti, guardando il Valdarno) con scaglia toscana, argilliti varie,  la riva sinistra della Greve (che comprende anche Panzano e Strada in Chianti) che ha come suolo argilliti e formazione di Sillano a nord (la stessa argilla da cui si fa il famoso cotto) e infine Montefioralle, che anche se sarebbe sulla riva sinistra ha in realtà nel sottosuolo quasi solo alberese se non nella parte a sud che ha pietra forte. Panzano poi scendendo ulteriormente nel dettaglio ha un poco di tutto con zone ben mescolate e sovrapposizioni molto sfumate.

Su macigno anche qui troviamo poca vite perché c’è poco suolo e siamo quasi subito su rocciamadre. Ruffoli (dove c’è Querciabella) ha macigno e vegetazione e cambia molto rispetto a Lamole e Greve, nonostante il suolo sia simile. Ruffoli è più siccitosa e ha meno bosco.

I vini in assaggio, intrigantemente degustati a coppie, ci hanno permesso di cogliere molte delle sfumature riportate nella trattazione pur ribadendo che le micro differenze di terroir e l’interpretazione umana spesso vadano oltre le differenze che possono nascere dal suolo stesso.

Ottomani Chianti Classico UGA Greve “sottozona Strada” 2020
Ricco, denso e scuro, mirtillo e ciliegia, tannino sfumato e rotondo, calore accennato, tocco di liquirizia e qualche linea speziata. 87

Tenuta di Nozzole Chianti Classico UGA Greve “sottozona Chiocchio” 2020
La zona del Chiocchio è sempre a nord, famosa per argille e vasi di terracotta, sotto troviamo soprattutto formazione di Sillano; il vino è caldo, fine e trasparente, floreale, viola e lavanda, sorso teso e sottile di bella acidità e sostanza, finale veloce e agile, grinta e piccantezza. 88

Santo Stefano Chianti Classico UGA Greve “sottozona Greti” 2019
Zona più a nord, esposta a sud-ovest quindi più tannino e struttura, meno caldo, c’è anche alberese sotto, note di viola, menta e susine mature, mentolato e balsamico con bella sostanza e finezza, tocco amarognolo e pepe nero, liquirizia, caffè e tostature. Finale di sostanza e durezza che si fa apprezzare con tannino più incisivo e terroso (più di Panzano in genere, tipico della formazione di Sillano) rispetto a zone più calde. 89

Villa Calcinaia Chianti Classico UGA Montefioralle 2019
Guarda est, più fresco, alberese si sente in acidità o che si sente di più, frutto più chiaro alberese senza terrosità, delicato floreale, viola vivida e giaggiolo, bergamotto e arancio,  il sorso com freschezza e agilità, beva sapida e fine, scorre veloce lasciando bel segno di grinta e grazia insieme, tannino di bella fittezza. 91

Terre di Melezzano “Chiandrè” Bio UGA Greve 2020 “sottozona Destragreve”
Sponda destra della Greve, vigne sono su Sillano in alto, pietra forte e macigno, mix tipico di qui, stile più santo stefano ovvero tannino più incisivo, terroso, bicchiere trasparente e fine, ossidazione lieve, menta, amarena, viola, zenzero e curcuma, tannino e freschezza belle, pochi spigoli ma tanto carattere. 89

Castello di Querceto Chianti Classico UGA Greve 2020 “sottozona Dudda Lucolena”
Zona sempre fresca, tra monti del chianti e Valdarno in basso, guarda il Casentino. Finora era anche dura avere maturità, ora perfetto per acidità in evidenza, stile qui è molto su frutto scuro amarena, visciole, prugne e mirtilli, torna terrosità e amarognolo a Sillano e argilliti, finale progressivo e ricco, tanta sapidità e menta, ritmo e vivacità a mescolare abbondanza e tensione. 91

Ca’ di Pesa Chianti Classico 2018 UGA Panzano
Ricco pieno e decisamente tipico della sottozona, siamo su poggio di Pietraforte, macrozona si sente molto (Rignana, La Massa, Rampolla) con sue note di mora di gelso e arancio rosso, pare balzare fuori dal bicchiere per intensità e dolcezza , quasi stucchevole al naso ma che poi in bocca trova equilibrio con mentolo ed eucalipto a dare ritmo e piacevolezza facili ma mai banali.Una bella sintesi di compatezza di Panzano con in più freschezza di Alberese su lato est (all’opposto di questo vino), mentre su lato ovest dove siamo qui ho più pesantezza in genere, qui non la trovo perchè annata è più fresca, in altre annate sarebbe stato più ricco e carico. 92

[Lo storico fotomontaggio di Mapman è di Fabio Rizzari]

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