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16 Settembre 2022

Pienezza e pesantezza

Mai stato così determinato nell’iniziare e portare avanti una dieta. L’astinenza per me è allucinogena, mangiate 500 grammi di insalata a cena poi ne riparliamo. Minestrone, riso in bianco senza burro né parmigiano, carote crude croccanti come snack prima di pranzo, un po’ di caffè, carote crude croccanti come snack a metà pomeriggio, 250 grammi di carne di pollo, verdure, non le patate perché non sono verdure, giusto 60 grammi di pane “con un velo di marmellata” la mattina poi boh, non pervenuto, insomma: finiti i pasti sono pieno come una mongolfiera, mezz’ora dopo ricomincerei da capo.

Rimuginando su questo stadio della materia, il click: di pienezza e pesantezza. Apparentemente sinonimi o comunque affini, in realtà mica tanto. La pesantezza è pienezza con peso (allegare foto autore qui), affaticamento e digestione rimandata alle calende greche. Io invece da 10 giorni sono pieno senza peso, tutto acqua, fibre e – diciamolo ora che nessun dietologo laureato ascolta – salute a volontà. Perché non mi serve una laurea per intuire che un clamoroso antipasto di salumi, 160 grammi di pasta al ragù con mezza boccia di Chianti Classico, tre fette di pane, un tocco di meraviglioso Parmigiano, una correzione di Aceto Balsamico Tradizionale, altri due bicchieri di Chianti Classico perché mezza boccia non era bastata ecc ecc ecc non siano la dieta perfetta. Il Paradiso quello sì, la dieta dei campioni no.

A dirla tutta, quindi, la pienezza non sempre è pesante e la pesantezza non sempre riempie.

In fin dei conti, i concetti di pienezza e pesantezza sono utili anche nel vino.
Io adoro i vini pieni, quelli che hanno una loro densità interna (non necessariamente l’estratto secco), spesso sono i vini totali nella Scala Intravino, quelli che fungono da benchmark, di cui non ti stanchi mai e che vorresti sull’isola deserta. Mi rimase sempre impresso quel caro amico, grande esperto di Champagne e non solo, a cui feci provare il mio frizzante da uve glera di riferimento (all’epoca Valdobbiadene docg). Del tutto a sorpresa, proprio lui, champagnista convinto e prosecchista super-scettico, mi disse: “L’ho trovato eccezionale: il naso è quello ma in bocca riempie fino in fondo, è proprio un vino serio”.

Esattamente al contrario, tanto amo i vini pieni quanto odio i vini pesanti, eccessivi, estrattivi, addensati in vigna dalle rese o dal rovere in cantina o in postproduzione, spesso anche molto famosi. Ma si sa, succede dappertutto: il nome aiuta sempre a distinguere il grasso dal tondo affascinante affascinante, il difetto dallo strabismo di Venere.

Quindi viva i vini pieni (di cose da dire) e abbasso i vini pesanti. Vale come con le persone.

[Foto: Salute Lab]

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