FacebookTwitterIstagram
6 Settembre 2022

Francesco Mulinari e la sua Aietta a Montalcino non li conoscete di sicuro

C’è chi produce vino potendo contare su una tradizione familiare e chi invece parte da zero ma con passione e caparbietà riesce a realizzarsi da solo. È il caso di Francesco Mulinari e la sua Aietta, al quale ho fatto visita in una delle mie ricognizioni ilcinesi di quest’estate. Quattro ore piacevolissime tra chiacchiere, assaggi e progetti futuri.

Arrivo e lo trovo all’opera anche con 40 °C all’ombra: “Facendo un po’ tutto da solo c’è sempre tanto da fare, l’unico aiuto che ho è quello del cavallo quando viene a darmi una mano…”.

Francesco, classe 1983, potrebbe passare per il classico giovane alle prime armi ma in realtà ci tiene a sottolineare: “Sono nel mondo del vino da vent’anni ormai e, salvo casi illustri, a Montalcino sono tra quelli con maggior esperienza”.

La storia della sua azienda nasce da un piccolo appezzamento di mille metri quadrati proprio sotto alle mura di Montalcino (oggi, tra scassi e ampliamenti, è diventato mezzo ettaro), acquistato dal padre nel 1995. Nel frattempo, inizia ad appassionarsi all’agricoltura e nel ’97 si iscrive all’istituto agrario, facendo pratica sui filari abbandonati del terreno di famiglia. Di questi, in seguito, si scoprì che erano iscritti a Brunello: “Cosi mi sono detto: sono a Montalcino, mi piace l’agricoltura, e allora? Facciamo ‘sto Brunello.”

Fino al 2013 ha girovagato per aziende importanti di Montalcino come Tenuta Vitanza, Casanova di Neri, Il Marroneto, per un periodo da Marino Colleoni, alcune vendemmie da Giancarlo Pacenti e infine al Castello Romitorio: “Dove stando in ufficio ho imparato gli aspetti burocratici e un po’ pallosi di questo lavoro”, ma è in quel momento che decide di dedicarsi esclusivamente al proprio vino.

“Oltre a quei mille metri, l’unica cosa che mi hanno dato i miei sono le firme per sposare la banca, da lì in poi ho fatto di testa mia”, come testimoniano le vigne dell’Aietta ad alberello basso in stile Pantelleria (datate 2004, le prime a Montalcino). “Nessuno mi aveva detto che potevo potare più alto quindi le ho impostate come le vedevo nei libri. Mi pento solo di aver fatto uno scasso in cui, mannaggia a me, eliminai anche parte della vigna vecchia ma sai, anni fa, si diceva che a 25/30 anni le viti erano esauste e da sostituire…”.

Assaggi
Con 1,2 ettari in produzione a oggi l’Aietta è l’azienda più piccola di Montalcino; al momento vanta cinque etichette per un totale di circa 7.000 bottiglie annue, a cui a breve si aggiungeranno un cru di Rosso di Montalcino in anfora e tra qualche anno una Riserva di Brunello annata 2019.

L’Aietta Metodo Classico Brut Nature (sboccatura di prova)
Metodo classico da sangiovese annata 2019. Veste rosa cerasuolo su un sorso lungo e roccioso fatto di bolle, acidità e frutti rossi.

Grandine 2021
Bianco da malvasia di Candia, vermentino e zibibbo. Polpa di frutta e salinità che fanno tanto Sicilia, poi ciccia e profondità ma snodato, famelico, dissetante.

Quinto elemento 2020
Vino rosso da uvaggio chiantigiano old style di sangiovese, canaiolo, colorino e trebbiano. Facile, profumato e un po’ piacione che ingolosisce e mette una certa voglia di aperitivo.

Rosso di Montalcino anfora 2021 (in anteprima)
Sei mesi di macerazione sulle bucce, sei mesi senza bucce sempre in anfora, poi altri sei in bottiglia. Frutto pieno e nitidissimo, corpo, estrazione e tannino polposo, ma anche leggiadria e dinamicità al palato.

Rosso di Montalcino 2020
Ciliegia, pepe e balsamicitá, calore, grip e lunga scia acida, beva dinamica e che caratterino…

Brunello di Montalcino 2017
Alcuni mesi in più di affinamento in legno (47 in totale) per smagrire carica e vigoria, vino vellutato e di prestanza fisica a cui non mancano finezza e attrattiva.

Brunello di Montalcino 2018 (campione da botte)
Meno pasta ed estrazione, più scorrevole e aggraziato del precedente, fin da subito ostenta classe e importanza, già bello e pronto così.

Progetti futuri
Sempre a Montalcino, Francesco ha acquisito un podere in zona Ponte degli Abeti (tra Fuligni e Madonna Nera): “Oltre alla nuova cantina sarà anche la mia nuova casa”, più spazio per stoccaggio del vino e accoglienza, un nuovo terreno e chissà, magari nuovi vini. Mentre il futuro prossimo è focalizzato su questa 2022: “Per ora è stata caldissima e siccitosa ma sbilanciarsi ora penso sia fuori luogo, anzi per quel che mi riguarda se arrivano una serie di acquazzoni l’annata diventa bellissima.”

È passato un mese dalla mia visita all’Aietta, e nel frattempo a Montalcino gli acquazzoni sono arrivati, per cui come sarà questa 2022? Precipitazioni e stelle assegnate dal Consorzio a parte, come sempre solo l’assaggio ci dirà.

[Foto cover: Angela Riccetti]

Generated by Feedzy