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30 Agosto 2022

Il brutto anatroccolo (di quella sera tra Coche-Dury, Roulot, Pierre-Yves Colin-Morey e…)

Una sera d’estate, l’invito a cena da un amico, un tavolo apparecchiato in mezzo al parco e lui che apre tre dei migliori Bourgogne bianchi in circolazione. L’amico in questione ama bere alla cieca, cosa che non mi entusiasma più di tanto ma in questa occasione va benissimo, siamo in compagnia, non ci sarà nulla di didattico o palloso, si riderà tanto.

Ovviamente accetto l’invito e dico: “ok, porto anche io una bottiglia coperta perché nella vita occorre mescolare un po’ le carte ogni tanto per sfuggire alla noia”.

Le bottiglie sul tavolo erano il Meursault 2007 di Coche-Dury, il Meursault Tillets 2015 di Roulot e lo Chassagne Montrachet 2018 Les Caillerets di Pierre-Yves Colin-Morey: insieme alla mia “sorpresa” le quattro bottiglie sono state aperte per controllare che fosse tutto ok e poi affidate al figlio dell’amico che le ha coperte e numerate. Nessuno quindi conosceva l’ordine di uscita.

Dopo avervi raccontato come si è svolta la preparazione, ultima premessa: non era una gara, volevamo solo confrontarci su quale stile/produttore/vino fosse più vicino al nostro gusto. Io ero l’unico della tavolata a conoscere queste etichette avendole bevute più volte negli anni, per gli altri commensali invece solo assaggi estemporanei e occasionali.

Partiamo subito con il dire che tutte le bottiglie del generoso amico erano in forma strepitosa ed assolutamente all’altezza del blasone, con un Coche-Dury materico, imponente e profondo, un Roulot tutto precisione, dettagli e sfumature e un Pierre-Yves Colin-Morey compresso, energico e verticale. Tutto bene fin qui. L’ ordine è quello sopracitato, e i commensali – mentre chiacchieravano di donne, politica e calcio – erano divisi in base ai gusti personali tra numero uno, numero due e numero tre.

Arriva la boccia numero quattro e cala il silenzio, non si parla più. Nei visi appare una espressione che non si era ancora vista durante la serata. Il naso del vino stacca tutti per intensità, complessità ed originalità. Fino a cinque minuti prima ci stavamo accapigliando sul nostro preferito ed ora eravamo tutti d’accordo che il quarto fosse il vino della serata senza se e senza ma. Nessuna possibilità di appello.

Scopriamo le bottiglie fino a quel momento rigorosamente bendate e non vi dico la sorpresa nel vedere che l’ultima era il Pouilly-Fuissé 2007 Clos de Monsieur Noly del Domaine Valette, che per me è un produttore del cuore. C’erano tre cigni nello stagno, uno più aggraziato ed elegante dell’altro, ma il brutto anatroccolo che nessuno avrebbe mai scelto divenne il più bello e splendente di tutti.

Quindi: quanto si deve spendere per una bottiglia? La risposta non c’è, ognuno ha i propri mezzi e spende i soldi come gli pare. Quanto influisce il blasone sul giudizio? Molto se non capisci granché, poco se invece hai i mezzi e l’onestà di riconoscere i limiti di un vino qualora ce ne fossero (e come ho detto in precedenza, questa volta i tre vini erano assolutamente all’altezza). Quindi cosa voglio dire? Semplicemente che che nel vino non c’è nulla di scontato e che ogni tanto è giusto, se non doveroso, uscire dalla comfort zone e provare qualcosa di meno conosciuto e famoso, perché a volte dal mazzo peschi il jolly che fa saltare il banco.

Nessuno sconfitto: tre dei più grandi bianchi che possiate bere ma una sola superstar, Domaine Valette, bottiglia che costa da un terzo ad un decimo delle altre ma che ha regalato emozioni uniche, e come si sa le emozioni non hanno prezzo.

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