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23 Agosto 2022

Scala Intravino (cioè la Regola della cassa da 12)

Mi sono reso conto che quando bevo un vino ho un sistema rodato, ormai automatico e abbastanza personale per valutarlo. Non è questione di centesimi, c’ho provato a farmeli piacere ma niente: sesso occasionale, no amore. Nel tempo ho iniziato ad utilizzare un sistema di giudizio quali-quantitativo che con me funziona molto bene e sono moderatamente certo che sarà utile anche a voi.

Anzi, di più: il giudizio su alcuni vini, filtrato da queste categorie, potrebbe fornire spunti interessanti.

Fate qualche tentativo e poi mi direte se questa sort of Scala Intravino ha il suo perché.
Dalla cima a scendere, dal meglio al peggio.

1 – Vino totale
Per assurdo, potrebbe essere l’unico in cantina, mi piace praticamente sempre e in ogni occasione: potrei berlo a casa quotidianamente, al ristorante in una serata speciale o all’aperitivo. Dove lo metti sta, potrebbe non essere il più incisivo in valore assoluto (o anche esserlo) ma ha una capacità di prestarsi agli usi più disparati che lascia a bocca aperta. Buono, interessante, più o meno sfaccettato, ma si beve, si beve benissimo. Può essere un Lambro cintura nera o un vino di Vosne-Romanée da 2k ma il concetto è lo stesso. Per assurdo anche un vino di Valdobbiadene potrebbe cascare qui dentro, le opzioni sono infinite quando il manico e la lettura del territorio assistono. Cambieranno stratificazione aromatica e gustativa ma in questa categoria vanno i grandi vini del mondo a prescindere da prezzo, provenienza, blasone e complessità.

2 – Re per una notte
Può prendere la scena una sera a cena per qualche motivo, non essere il vino che riberresti la sera dopo ma ha la capacità di stupire trovandosi al posto giusto nel momento giusto. Colpisce, e può farlo in maniera importante, ma c’è qualcosa per cui – pur riempiendolo di complimenti – aspetteresti un po’ prima di riaprirne una boccia. Un po’ come quelle persone belle, simpatiche e interessanti che però vanno assunte a piccole dosi.

3 – Tu mi fai girar
Non sei nemmeno stato il migliore della serata ma c’è quello strabismo di Venere che un po’ conquista. Ci torni sù, un attimo respinge e quello dopo attrae, è un rapporto continuo e insopprimibile di odio e amore. Più amore, no più odio, no più amore… Lo desideri ogni tanto per capire come va a finire: “Perché l’amavo? Perché era lui, perché ero io” (Montaigne). A seconda di fasi lunari, momento della giornata e responso della bilancia mi piace o non mi piace, eterno Odi et amo. Poi nella categoria ci sono quelli che pendono mediamente più dalla parte dell’odio e quelli più dalla parte dell’amore.

4 – Once in a lifetime
Non mi appassiona, magari incuriosisce, va bene una sera, non so se lo riberrei però sono stato felice di averlo bevuto. Amplia il mio bagaglio e mette alla prova le mie convinzioni, non mi ha fatto impazzire ma ripensandoci ha un suo perché. Magari è un bianco del Rodano da 100 punti Parker di cui non riuscirei a finire un bicchiere, o un blasonatissimo Meursault imballato di legno che però mi vendono come succo di terroir. O un Barolo gnucchissimo, o un cab di Napa che sa di pesca sciroppata e te lo ricordi dopo 15 anni come fosse ieri. E non lo riberresti mai, felice di averlo piantato in memoria come un chiodo.

5 – Senza infamia e senza lode
Sta nel mezzo ma non come sintesi di tante cose belle bensì proprio come Aurea mediocritas, “in una posizione intermedia tra l’ottimo e il pessimo, tra il massimo e il minimo, esalta il rifiuto di ogni tipo di eccesso, invitando a rispettare il giusto mezzo”: quel vino che non prende posizione, non si sbilancia, naviga nel comfort senza nemmeno spingere troppo da una parte o dall’altra. Ti lascia tiepido, generalmente lo sopporti, è il vino da cena coi compagni di scuola, non sarà mai il vino da ricordare ma nemmeno da lavandinare.

6 – Il mio nome è mai più
Perché devo bere un vino così? Ma chi me lo fa fare? Ma non senti che noia atroce? Oppure: ma non senti che questo proprio non è capace a fare il vino e ha messo in bottiglia una porcheria? Qui ci sono vini di due categorie: le pozzanghere infami, sporche e senza amore, oppure i vini prefabbricati da qualche tecnico senz’anima il cui unico interesse è avere parametri e numeri sotto controllo.

Alla fine, il metodo per capire quanto desideri un vino, quanto ti piace a prescindere dal prezzo e quanto vuoi che sia parte della vita è riassumibile nella:

Regola del(la cassa da) 12: dato un qualsiasi assortimento di vini, l’indice reale di gradimento è dato dalla composizione di una ipotetica cassa da 6/12 pescando tra le etichette proposte. Quelle più presenti saranno in alto nella Scala Intravino, quelle meno o per nulla presenti saranno in basso.

Sembra una banalità ma non lo è. Davanti a batterie di vini blasonatissimi, qualche campione che in teoria doveva stare in alto finisce molto in basso e, di converso, capita non di rado che le wild card facciano exploit impensabili.

Ora però provate e fateci sapere.

[Pic by Simone Di Vito]

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