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20 Luglio 2022

Paolo Cianferoni sul cambiamento climatico

A proposito del grande caldo che ha investito e che sta investendo tutta l’Europa in questi mesi ho trovato interessanti due cose, intercettate in questi giorni. La prima, grazie a un post su Facebook della giornalista Francesca Ciancio, è un grafico sviluppato da gruppo di scienziati dell’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica (IRPI) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) che mostra come “la prima metà dell’anno in corso sia stata del tutto anomala sia in termini di precipitazione che di valori termici”. Un’anomalia “che non ha eguali nel periodo compreso tra il 1981 e il 2010” e che dimostra quanto i primi sei mesi del 2022 siano stati quelli con meno pioggia e con le temperature più alte dal 1950. Eccolo (qui l’articolo originale).

La seconda è una riflessione pubblicata da Paolo Cianferoni di Caparsa sul suo blog, un paio di settimane fa, su quanto questo clima imponga scelte completamente diverse rispetto a quelle solo di un paio di decenni fa. Titolo: la geografia dei migliori vigneti è cambiata. D’accordo con lui la riportiamo per intero.

Potremo risalire al 2003, annata particolarmente calda con temperature di 43 gradi per un paio di mesi e oltre, l’inizio evidente del processo in corso. Da allora sempre più frequenti annate si succedono con ondate di calore, ma soprattutto l’innalzamento della temperatura media ha modificato la geografia delle migliori vigne.

Qui in Chianti fino alla fine del millennio le migliori esposizioni erano nelle zone sud, dove il sangiovese si esprimeva meglio in quanto vitigno tardivo, per cui le maturazioni erano ottimali. Ritengo anche che la zona di Montalcino, a Sud di Siena, zona molto più calda del Chianti sia stata baciata da quel clima che permetteva di esprimere annate memorabili in finezza, eleganza e equilibrio. Non dico che oggi in quella zona non ci siano vini anche oggi altrettanto fini, ma dico che sicuramente gli interventi in cantina sono molto più necessari rispetto al passato a causa dei cambiamenti climatici.

Dunque la geografia delle migliori vigne è cambiata radicalmente, come anche la visione delle conduzioni agronomiche, come la resa per vite che, quando troppo scarsa, produce vini molto alcolici e con concentrazioni che valevano negli anni duemila ma che oggi fanno fatica a imporsi.

Quando si voleva fare vini concentrati e opulenti nelle zone più fresche era un’impresa, oggi che si vuol fare vini eterei, fini e freschi è più semplice in quei vigneti. Forse qualcuno si arrabbierà per quel che dico, ma chi non si è accorto che le grandi calure penalizzano una parte considerevole del vigneto Italia e che la geografia dei migliori vigneti è cambiata?

[immagine: New York Times]

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