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14 Luglio 2022

Ora basta cavolate, lo dice l’Istat: tra 20 e 34 anni oggi si beve più vino di 15 anni fa

Cronistoria di una incomprensione.
Incipit.
Nel nuovo inserto dedicato all’enogastronia, chiamato CIBO – curato da Sonia Ricci, allegato al quotidiano Domani edito da Carlo de Benedetti e diretto dal bravo Stefano Feltri – Jacopo Cossater scrive un bellissimo pezzo: Il mondo del vino non sa che fare con i millennial.

L’articolo parla del trend ormai costante del calo mondiale dei consumi di vino, e del fatto che i millennials – cioè i nati tra l’80 e il ’96 – abbiano capacità di spesa minori rispetto a chi aveva contribuito a trasportare il mondo del vino verso l’Eldorado, cioè i Baby Boomers, cioè i nati durante il boom economico (a spanne, 1946-1964).
Jacopo amplia il raggio e parla di trend mondiali, non solo europei né tantomeno italici, citando tra l’altro signori articoli come quelli di Eric Asimov sul New York Times e di Janice Williams su The Drop. Oggetto è il cambio generazionale tra Baby Boomers e millennials, e di come questi ultimi nel vino abbiano un approccio più orientato all’aspetto salutistico. Più birra artigianale e cocktail e meno vino per i 40enni. La conclusione, secondo Cossater e gli autori che cita, è che per parlare ai millennials serva una nuova comunicazione del vino.

Sviluppo.
Il pezzo fa rumore e viene ripreso.
Su The Internet Gourmet esce un pezzo di Angelo Peretti intitolato Il vino, i mercanti e gli uomini saccenti.
Cito:”L’assunto è che i nati nel nuovo millennio abbiano un approccio con il vino – e io aggiungo anche con il lavoro, con lo studio e con la socialità – lontano da quello dei genitori, perché sono portatori di valori diversi da quelli dei genitori.” Angelo Peretti nel suo articolo fa un bellissimo atto di accusa verso la vecchia generazione, in cui lui si riconosce, riponendo grandi speranze nelle nuove generazioni. Secondo lui i millennials.

Pietro Stara poco dopo riprende entrambi i pezzi, citandoli, per scrivere sul suo blog Vino e Storia, che seguo con piacere, un articolo dal titolo: Forse i millennial non sanno che farci con il vino. Alcuni spunti a partire dagli articoli di Jacopo Cossater e Angelo Peretti. Stara parla dei millennials come della nuova generazione che si è allontanata dal vino per ragioni sociologiche, politiche. Parlando di cambiamento di paradigma culturale, le nuove generazioni, secondo Stara i millennials, hanno cambiato l’approccio al bere passando dal vino ad altre bevande.

Considerazioni.

Credo ci siano almeno due cose da chiarire in questa faccenda.

La prima è il consumo di vino dichiarato dall’Istat. Come sempre fondamentale, a tal proposito, il supporto offerto da Marco Baccaglio col suo I numeri del vino, sito stracolmo di dati preziosi tra cui questi: Il consumo di vino in Italia – dati 2021 per regione e classi di età.

La tabella che segue è fondamentale per il discorso che stiamo facendo, perché spesso si ha una percezione del reale che poi i dati brutalmente negano.

Secondo l’Istat, le fasce d’eta tra gli 11 e i 17 anni dimostrano consumi di vino in calo (e questa notizia ce la giochiamo in tutte le chat della scuola, così le mamme volano).

La cosa sorprendente e fondamentale da sottolineare è però che la fasce tra i 18 e i 34 anni sono in netta crescita per consumi di vino, con i 20-24 anni al top.

La fascia di età dei 35-44 anni è praticamente ferma ai consumi del 2007. La fascia di età che invece si conferma in discesa è proprio quella dai 45 ai 64 anni. Una generazione che si dimostra forse spaventata dall’alcool e dal vino.
I numeri poi crescono ancora anche per i più agée…“e vèn l’è (ancora) la tèta di vècc”!

La seconda considerazione, che fa perdere totalmente il fuoco sull’articolo di Jacopo Cossater e su quelli da lui citati, è che troppo spesso in Italia confondiamo le sigle anglofone inventate per catalogare le generazioni.

 

Come si vede nell’infografica, i millennials di cui parla Cossater nel suo articolo non sono i cosiddetti giovani ma sono i 40enni di oggi. Io sono nato nel 1978 ma come tanti mi sento proprio dentro questa fascia. I millennials siamo noi, e anche Jacopo Cossater mio coetaneo, e anche se nati appena prima ci sentiamo giovani millenari.

Ultima infografica, stavolta da Wikipedia, e considerazioni conclusive coi dati ISTAT alla mano.

Gli Alpha – i giovanissimi – stanno bevendo meno vino.
Gli Z stanno alzando i consumi a bestia.
I millennials tengono botta.
Gli X unica fascia in flessione con gli Alpha.
I baby boomers eroici sono in aumento.

Chiusura squisitamente personale che non verrà rilevata dall’ISTAT, ma visto che ognuno proietta sul mondo il proprio sentire senza alcun supporto numerico a corredo, lo faccio anche io.

Occhio ai romantici dei tempi andati: io fino ai 20 anni bevevo merda e molto poca di quella era vino, mentre adesso vedo tanti ragazzi che a 20 anni ne sanno già più di me ed hanno passione e fame di conoscenza. Prima di parlare e giudicare è sempre meglio riflettere bene. Il vino i giovani lo bevono eccome. Solo che spesso non capiamo bene chi siano i giovani.

[Credits Foto cover e Infografica Millennials]

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