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29 Giugno 2022

Il concetto di terroir spiegato da Armando Castagno (una volta per tutte)

Ma quindi, cos’è esattamente questo terroir di cui tutti parlano?

Lo ha spiegato Armando Castagno su invito dei Giovani Vignaioli Canavesani durante REWine 2022 al Castello di Masino sabato 25 giugno. Prima di arrivare alle specificità della morena di Ivrea, epicentro dei vini del Canavese, il Castagno nazionale – divulgatore sommo per contenuti, forma, ampiezza e ritmo – ha dedicato un approfondimento al lessema più appassionante, controverso e intraducibile dell’enomondo.

E pensare che nell’800 il gout de terroir aveva un’accezione negativa: gusto di terra, non piacevole. Addirittura nel 1932, Jullien scrive: “Il vino che presentava «gusto di terroir» non era reputato adatto al commercio per la gente di città. Si contrapponeva in questo al vino nobile, al cru.”

Così invece Joseph Capus (Ministro dell’Agricoltura francese nel 1924 e promotore delle AOC) nel 1947, a sottolineare come non basti fare un grande vino per avere un terroir: “Un vero terroir è il luogo in cui la prima ragione della nascita di vini ottimi è il luogo”.

Autori francesi, lingua francese, concetto che nasce francese e si propaga nel mondo ma morirà francese e forse nulla più della definizione data dall’INAO (Institut national de l’origine et de la qualité, ex Institut National des Appellations d’Origine) nel 1999 ne chiarisce il senso:

Il terroir è uno spazio geografico delimitato, nel quale una comunità umana ha costruito, nel corso della sua storia, un sapere comune per la produzione, fondato su un sistema di interazioni tra un mezzo fisico e biologico e un insieme di fattori umani. Gli itinerari socio-tecnici messi così in gioco rivelano una originalità, conferiscono una tipicità e conducono a una reputazione per un bene originario di questo spazio geografico.

Insomma, il terroir è un viaggio, le interazioni sono infinite e mutevoli, il terroir è un alveare in cui cooperano migliaia di soggetti con micro-interazioni che sono residuali eppur fondamentali.

Per tutto il resto, per chi volesse il bignamino definitivo, l’interpretazione d’autore, i 3 minuti da mandare a memoria in qualsiasi situazione per fare un figurone e uscire brillantemente vincitori, ecco la sintesi finale dell’intervento di Armando Castagno sul concetto di terroir.

Lo spazio dei commenti è ovviamente aperto per ringraziarmi di aver cacciato fuori lo smartphone per fare un video al momento giusto. E grazie ai Giovani Vignaioli Canavesani per aver creato questa occasione.

 

PS: La foto in copertina è stata scattata a notte fonda da Attilio Balocchi, padre putativo dei Giovani Vignaioli Canavesani e oste da Caino a Salerano Canavese. I GVC gli hanno dato un premio come Uomo dell’Anno e lui sul palco si è commosso come un bimbo. Le tante storie di una zona del vino, piccole e grandi, sono fili come questo, magari poco note ai più ma toccanti per chi ci vive dentro.

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