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27 Giugno 2022

Dietro le quinte di un press tour del vino (spoiler: casi umani a volontà)

Per chi bazzica più o meno professionalmente il mondo del vino, il press tour è croce e delizia.

Una specie di Paradiso per giornalisti, blogger, influencer o improvvisati vari. Partecipare a un press tour è un po’ come avercela fatta e sentirsi arrivati: la dolce vita di andare a zonzo aggratisse nei ristoranti stellati con i migliori chef che cucinano per i pranzi dedicati alla stampa, location meravigliose che vengono aperte solo per quel ristretto (vabbè) mondo dei giornalisti ma soprattutto quella meravigliosa e decadente sensazione da grandeur anni ’80 nello stare tra la gente “che conta”, quelli che un tempo decidevano le sorti delle cantine.

Adesso che non stampiamo più i soldi, con qualche crisi sulle spalle e una casta sempre più traballante, i press tour si sono arricchiti di una fauna assai variegata nani, ballerine e compagnia cantante con cui non ci si annoia mai. E se ne vedono delle belle!

Ecco che quindi vi presentiamo in anteprima mondiale e anonima la vera anima dei tour dedicati alla stampa. Le situazioni più comuni che l’esercito dei comunicatori genera e affronta in ogni safari dedicato al vino. Sbirciate pure dalla serratura, ce n’è per tutti i gusti.

E sia chiaro, nessun Ufficio Stampa è stato molestato per questo bestiario.
Si comincia!

Il classico dei classici, l’evergreen per eccellenza, il pilastro di qualsiasi press tour e cioè la famosa domanda che tutti i the giornalisti si fanno tra loro: “Ok bello tutto ma tu che lavoro fai davvero per pagare le bollette?”.

La tensione da stallo messicano quando c’è da mettersi a tavola con tutti che cercano di mettersi vicino ad un amico per evitare la rottura di coglioni di stare tre ore accanto al nerd di turno della denominazione che ti spara numeri e voti o accanto a uno dei responsabili dell’ufficio stampa e non potersi rilassare né lamentare di tutto.

La prima domanda che si fa al povero addetto stampa prima ancora dei saluti e delle presentazioni: “si ok ma la piscina dov’è?”.

La sfida epica e tipica di ogni giornalista in un press tour: la gara a non tirar fuori manco un centesimo fino al ritorno a casa.

L’influencer che per la cena di gala si veste con tacco a spillo e scollatura ombelicale e si ritrova seduta accanto al tipico montanaro alpino coi sandali della Teva e le guance rosse tipo Cicciobello invecchiato malissimo… e addio selfoni.

L’immancabile fan del grandissimo Gianni Giudici, il vate del video girato nel paddock di Formula Uno, ancora viralissimo, che si aggira all’aperitivo gridando smargiasso e testosteronico: “Uè ma un pò di figa qua?”.
Ok, parlo di questo video qui sotto.

La domanda tipo Sacro Graal che nessuno pubblicamente fa all’addetto stampa ma che tutti in realtà si pongono sin dall’inizio del tour: “va bene la gita al santuario della santa locale, le 46 visite in cantina e i 234 vini da assaggiare… ma quando ho del tempo libero per farmi un po’ i cazzi miei?”.

Le scene epiche dei degustatori stramazzati al suolo con la lingua felpata tipo Fantozzi alla Coppa Cobram dopo le degustazioni per il consorzio X di un vino rosso da 18 gradi organizzato a luglio in centro città, conca umida, temperature subsahariane vista cammelli e beduini tra le strade. Condizioni ideali per degustare vini, insomma.

La super mega serata di gala organizzata in pompa magna con la prima dell’Aida e obbligo di black tie ma col teutonico e inflessibile giornalista tedesco di turno che non sente ragioni ed entra in bermuda rosa e Birkenstock (è successo davvero).

Al presso tour Leoni e poi gli articoli… “Giornalisti” che dopo tre giorni di lamentazioni feroci alla Geremia nell’Antico Testamento hanno avuto l’ardore e il coraggio di criticare pure il colore non appropriato delle pareti dei bagni fanno uscire poi solo articoli che fioccano lodi sperticate… elogiando anche il meraviglioso colore dei bagni.

Le tipiche sveglie all’alba per salire sul pullman aziendale che in sole tre ore e mezza ti porta a destinazione nella cantina di turno perché l’albergo meno caro trovato dall’organizzazione è… in pieno deserto.

Il parvenu di turno che si sente la Ferragni e sciorina alla platea intera che ha già pubblicato e postato tutto l’evento sul suo profilo da ben 150 follower facendo intendere che con la sola imposizione dei suoi social farà decollare la denominazione.

La temutissima masterclass del solone di turno tenuto evidentemente in naftalina con obbligo del silenzio e museruola tipo Hannibal Lecter per le tre settimane antecedenti al tour che si sfoga sui poveri astanti parlando per 15 ore consecutive della malolattica o della importantissima mappatura dei suoli del terroir evidenziando ogni metro quadrato che Masnaghetti scansate.

Le cene finali dove ogni giornalista, blogger o semplice passante è obbligato a bere, non assaggiare attenzione, tutti i 678 vini proposti perché i produttori nascosti dietro le tende o dietro le piante o con telecamere a infrarossi monitorano scrupolosamente se tutti assaggiano i loro vini pena una maledizione a tutta la discendenza per almeno 3 generazioni e l’esclusione dai prossimi 134 press tour.

 

[Foto: Scuola Holden]

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