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12 Maggio 2022

All’Anteprima del Chiaretto di Bardolino ho scoperto molte cose sui rosati

Dieci milioni di bottiglie, pari al 50% della produzione totale italiana di vini rosa fermi a denominazione di origine: è questo il Chiaretto di Bardolino. Sedici comuni nell’area sud-est dell’anfiteatro morenico del lago di Garda (sponda veneta) dove storia e condizioni pedoclimatiche hanno fatto in modo che l’uomo assecondasse la vocazione rosa di corvina e rondinella.

60 diversi tipi di suolo per mille ettari (di cui 350 coltivati in BIO) distribuiti tra 800 viticoltori e 100 produttori che dal 2014, con l’avvio della cosiddetta Rosé Revolution, hanno scelto la via delle rese più contenute e delle macerazioni più brevi al fine di ottenere un vino dal colore più tenue. Il colore è identità e noi scegliamo e beviamo anche quello.

L’Anteprima del Chiaretto “Corvina Manifesto” 2022 presentava in assaggio la nuova annata 2021, in versione ferma e spumantizzata, oltre a una piccola selezione di etichette che alcuni produttori stanno iniziando a mettere in commercio con già uno o più anni di affinamento sulle spalle.
A due vendemmie di distanza dal precedente appuntamento organizzato dal Consorzio di Tutela cosa c’è di nuovo?

In etichetta il Bardolino Chiaretto è diventato “Chiaretto di Bardolino” per enfatizzare il carattere identitario di questo specifico prodotto di territorio
Il nuovo disciplinare di produzione ha decretato l’innalzamento fino al 95% della percentuale utilizzabile di corvina veronese

Quello della longevità del Chiaretto di Bardolino credo sia il tema più interessante emerso in questa edizione, perfettamente fotografato dalla masterclass col Chiaretto in verticale condotta dal solito monumentale ed enciclopedico Angelo Peretti. Le vecchie annate sono in piena forma e suggeriscono un potenziale evolutivo ancora tutto da scoprire. L’azienda Poggio delle Grazie ha stupito tutti con un 2014 di grande eleganza: agrumi, uva spina, tè alla pesca, menta, miele e un ricordo fumé per un assaggio fragile e complesso che chiude sapido e asciuttissimo. E meno male che l’annata è considerata orribile! Con il 2015 si perde giusto qualcosina in finezza ma le coordinate rimangono quelle di un vino che (per fortuna) è solo un lontano parente delle giovanissime e stereotipate versioni da bordo piscina (esiste una definizione peggiore?). Ancora più affascinanti le due annate in assaggio della Tenuta La Presa: una 2017 tutta pesca, pompelmo, erbe officinali, grandi suggestioni minerali, e soprattutto una 2016 che ricorda uno Champagne complesso ed evoluto a cui semplicemente la carbonica è venuta meno.
A margine della verticale, sempre a conferma del giovamento che il Chiaretto di Bardolino può trarre da un affinamento prolungato, segnalo la selezione 2020 Le Morandine dell’azienda Il Pignetto e il Villa Cordevigo Gaudenzia di Villabella nelle versioni 2018 e 2019, ai vertici di gradimento dei miei assaggi del weekend. Insomma il Chiaretto non solo non teme l’invecchiamento ma col tempo acquisisce una profondità e una complessità difficili da preventivare al momento dell’imbottigliamento.

Con queste premesse, la nuova annata finisce per pagare dazio. L’andamento climatico del 2021 ha favorito una buona maturazione delle uve e l’escursione termica giorno/notte nel periodo chiave ha trasferito nei vini una componente acida e sapida più importante rispetto alla 2020. In generale ho trovato vini discreti, con una certa omogeneità qualitativa anche se a mio parere ancora acerbi, con gli aromi fermentativi ancora in evidenza e un frutto (più futtini rossi che agrumi) indeciso tra l’imporsi, integrarsi  o cedere completamente il passo alle componenti saline e speziate. Comprendo bene la necessità di far quadrare quanto prima il bilancio, capisco che c’è un mercato che chiede vini giovani e freschi per l’estate in arrivo, ma allo stesso tempo non riesco a non pensare che si tratti almeno in parte di potenziale sprecato.

Segnalo l’azienda Raval sia per il Chiaretto di Bardolino Classico 2021 che per lo Spumante Brut (da Charmat) goloso di fragola e pompelmo rosa. Molto interessante anche il Metodo Classico Brut dell’azienda Ronca dal colore quasi ambra, il naso dolce e speziato, e la bocca piena e matura. Tuttavia non credo che la spumantizzazione (soprattutto con metodo Martinotti) rappresenti il mezzo migliore per valorizzare le peculiarità del territorio. L’ascesa del Prosecco Rosé potrebbe fare da traino oppure oscurare completamente questa tipologia. Il tempo dirà.

L’Anteprima ha ospitato altre due masterclass per le quali nutrivo parecchia curiosità:

Tavel
Rosés des Terroirs

L’AOC Tavel è nota per essere stata la prima denominazione istituita in Francia (nel lontano 1936) esclusivamente per vini rosé. Oggi conta 36 produttori tra cui 4 cooperative che coprono più della metà dei 930 ettari totali. Nella produzione del Tavel possono concorrere fino a 9 diverse tipologie di uva (tra cui anche varietà a bacca bianca) con la grenache in percentuale maggioritaria. La natura dei suoli, il clima molto caldo e secco, e il tipo di vinificazione (macerazione a freddo per un tempo compreso tra le 12 e le 24 ore) fanno sì che si ottengano rosé dal colore molto intenso, alcolici e strutturati, agli antipodi rispetto al Chiaretto del Garda. Se vi rispecchiate in questo genere di vino buttatevi a capofitto: sotto i 20 euro si trovano dei veri gioielli. Durante il lockdown ho consumato con soddisfazione Tavel del Domaine de la Mordorée, Château  d’Aqueria, Guigal, Chapoutier, Château de Ségriès. A questo giro devo aggiungere tre vini (annata 2021) per altrettanti produttori scoperti alla masterclass:

Domaine Des Carabiniers da vigne lavorate in biodinamica, fermentazione spontanea, dal carattere selvatico ed energico, acidità spiccata e bella personalità;

Cuvée “Langoustière” di Château de Manissy, sempre da agricoltura biodinamica, in equilibrio tra fragole mature, arancia rossa, beva e complessità;

Château la Genestiére, ovvero il più colorato dell’intero lotto in degustazione, di gerani e lamponi, fragole e spezie in un quadro generale di grande armonia.

Tutte le sfumature di rosa invece per l’Association International Rosés des Terroirs (AIRT) che riunisce sotto di sé (al momento) 34 produttori dalle denominazioni Tavel, Bandol, Côtes De Provence e Chiaretto di Bardolino, quest’ultima rappresentata dalle aziende Le fraghe di Matilde Poggi e Guerrieri Rizzardi. Scopo dell’associazione, come dice il nome stesso, è promuovere i vini rosa dalla spiccata identità territoriale.

In degustazione “coup de coeur” per il Côtes du Rhône Rosé Le Rosé d’Automne 2020 Domaine l’Odylée, di gran lunga il più originale tra i vini serviti. Grenache 100% in conversione biologica, macerazione carbonica dei grappoli interi senza controllo di temperatura né aggiunta di alcun additivo enologico. “Avevamo progettato di fare un vino rosso” spiega Odile Couvert, vignaiola presente all’evento. “Un esperimento che mirava ad ottenere un certo tipo di estrazione ed ecco invece che in svinatura ci siamo ritrovati un vino dal colore molto scarico che non avrebbe mai ottenuto l’ok dalle commissioni per cui abbiamo deciso di imbottigliarlo come rosé”. Un vino vibrante ed emozionante, nonostante la volatile chiaramente percettibile, ottenuto col più geniale degli errori: assecondare la natura fintanto che (pur con fini diversi) essa persegue i tuoi stessi obiettivi.

Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio di tutela del Chiaretto e del Bardolino, approfitta di alcune domande per puntualizzare: “Queste masterclass certificano che i nostri sono e restano vini di territorio che senza dubbio necessitano di cure ed attenzione in fase di vinificazione ma non di tecnologia invasiva, a meno di non considerare la gestione della temperatura un eccesso di tecnologia”. Personalmente sono convinto che valorizzare un territorio e trasferirlo in bottiglia implichi passare necessariamente attraverso l’applicazione di pratiche agricole biologiche e l’utilizzo delle fermentazioni spontanee con lieviti indigeni in cantina. Su questo duplice aspetto mi pare ci siano ancora grandi margini di miglioramento.

Tirando le somme, qual è la vera anima del Chiaretto? La discriminante che rende davvero giustizia alle differenze tra le microzone che rientrano nella DOC è rappresentata dal tempo e tali differenze si dilatano e si amplificano con gli anni di affinamento in vetro. Il Chiaretto di Bardolino ha dalla sua il vantaggio di avere in genere un prezzo decisamente accessibile. Se vi dovesse scattare la scintilla per una determinata bottiglia il consiglio è semplice: procurarsi un cartone per il consumo immediato e uno da dimenticare in cantina per la pensione. La vecchiaia può riservare piacevoli sorprese!