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6 Maggio 2022

Uno, nessuno e centomila (Les Nourrissons 2018, Bernardeau)

Les Nourisson 2018, Bernardeau: è la quarta bottiglia di questo vino che bevo ma, a differenza delle altre occasioni, ho avuto più tempo da dedicargli seguendo l’evoluzione per due giorni. Se nelle esperienze passate l’ho bollato in maniera superficiale e sbrigativa con un semplice “buono ma troppo giovane”, oggi mi viene da scrivere tutt’altro.

Va detto che la prima bottiglia, ormai un anno fa, aveva accanto quel mostriciattolo del Les Noel De Montbenault di Richard Leroy accanto, ma analizzando il vino senza il peso del confronto e con il giusto tempo di ascolto dimostra grande purezza ed equilibrio, non ha sbavature, cresce e si distende nel bicchiere con una progressione continua, è stimolante e ha un ottima persistenza. Se prima era un “buono ma giovane”, oggi è uno “stappate e bevete”.

Questo mi fa rendere conto di quanto sia difficile parlare di vino e avere un confronto con altri appassionati su bottiglie bevute in momenti e situazioni diverse. Se a volte penso che frutti, fiori e spezie siano un limite nella comunicazione del vino, allo stesso tempo il “non stappare il Barolo 2017 di Anco Marzio perché l’ho bevuto due settimane fa ed era chiuso a riccio” dà un contributo alla causa vino ancora più insignificante.

Le variabili in gioco sono troppe, beviamo esperienze non bottiglie, cerchiamo sogni non certezze e forse ci vorrebbero più leggerezza e spensieratezza. Leggo, seguo, osservo, ed è pieno di assolutismi, dogmi, tentativi di creare gerarchie che non hanno senso di esistere. Quando mi dicono “l’esperto sei tu”, se a farlo è gente non interessata al vino lo accetto, ma quando è un appassionato a dirlo mi fa uno strano effetto.

Allo stesso modo, quando l’esperto di turno mi dice “i vini di Comtè Ramonetzk Roulotte da giovani sono grassi e legnosi” mi domando: “il mio interlocutore quanti Comté Ramonetzk Roulotte ha bevuto? Quanti e quali cru? Quante annate? Quali annate? Che rapporti ha con i bianchi di Borgogna? Quanta sensibilità ha per i profumi derivanti dal legno? Quanti e quali bianchi di Borgogna beve? Ma soprattutto, c’è una verità in quello che dice? È cambiato il modo di produrre vino in casa Comté Ramonetzk Roulotte? Se sì, da quando? Il mio interlocutore ne è a conoscenza o e fermo alle sue convinzioni senza aver approfondito?

Capita, è capitato e capiterà anche a me di spararle grosse, di fare il professorino (qualcuno si diverte a chiamarmi così), ma i buoni propositi ci sono: il ritorno alla semplicità, al rispetto delle opinioni degli altri anche se vengono espresse da persone con meno esperienza, perché saper ascoltare fa crescere, aiuta a capire, ma solo se chi parla è puro, libero dagli stereotipi che ingabbiano la mente.

Beviamo per stare bene, per essere felici, per condividere, anche se più di qualcuno questo l’ha dimenticato.

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