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13 Aprile 2022

Il Verdugo sarebbe piaciuto a Miles di Sideways?

“No, if anyone orders merlot, I’m leaving. I am NOT drinking any fucking merlot!”. È la celebre frase pronunciata dal protagonista Miles Raymond interpretato dal bravissimo Paul Giamatti nel film Sideways – in viaggio con Jack, pellicola del 2004 che ha fatto incetta di premi in giro per il mondo tra cui un Oscar per la migliore sceneggiatura non originale. Il film tratto dal romanzo di Rex Picket e diretto da Alexander Payne utilizza il vino per indagare con un senso dell’umorismo pungente e leggero le fragilità dei due improbabili amici di lunga data durante il loro viaggio tra i vigneti della contea di Santa Barbara in California.

Gli appassionati monologhi di Miles e il suo amore incondizionato per il pinot noir hanno provocato quello che successivamente è stato battezzato “The Sideways effect” ovvero un incremento della produzione del 170% di pinot noir in California e un conseguente aumento delle vendite di circa il 7/8% negli anni successivi alla distribuzione del film, a scapito del povero merlot, il cui consumo subì un brusco rallentamento.

Non ho l’ossessione di Miles per il pinot noir, bevo di tutto a patto che il mio portafogli possa sostenere la spesa, sono e continuo a essere attratto dai canti delle sirene dei vini e vitigni più blasonati, ma ascolto anche le voci fuori dal coro e qualche volta con un po’ di fortuna è possibile fare degli incontri casuali che all’improvviso deflagrano in un colpo di fulmine.

Il mio innamoramento improvviso è scattato per il Verdugo, un merlot in purezza coltivato a Trissino in provincia di Vicenza dalla famiglia Masiero, figlio di una vigna piantata nel 2001 su un suolo di matrice vulcanica per una produzione di circa 4.000 bottiglie.

La famiglia Masiero fa parte di Co.Vi.Bio (Consorzio Vignaioli Biodinamici) un manipolo di piccoli produttori che hanno deciso di unire le forze per ottimizzare le spese, condividendo magazzino e catalogo e ognuno dei soci ha scelto di abbracciare la filosofia biodinamica come unico percorso sostenibile nel fare vino.

Il Verdugo nasce da una fermentazione spontanea delle uve in tini di legno aperti per 20 giorni, successiva maturazione in botte grande per 12 mesi e affinamento in bottiglia per almeno un altro anno senza ricorrere a chiarificazioni o filtrazioni.

Il risultato è spiazzante, un liquido senza orpelli e rifiniture che riesce a coniugare bevibilità e complessità, sostanza ed emotività esaltando un varietale troppo spesso ridicolizzato per la sua natura vellutata e piaciona.

Il Verdugo si presenta nel bicchiere con una veste rosso scarica e già alla prima olfazione si rimane affascinati dal suo talento. E’ un vino mutevole che a contatto con l’ossigeno si trasforma, riesce lentamente a trovare un suo equilibrio e in quel lasso di tempo sprigiona dei profumi che inizialmente tendono su sentori selvatici e di spezie orientali per poi virare sul tartufo, la rosa appassita e la cannella. E’ un liquido generoso, l’acidità sostiene il sorso abbracciando dei tannini aggraziati ed eleganti, l’incedere in bocca è deciso, senza tentennamenti, ma non irruento e dopo la deglutizione si ha la sensazione che il vino sia riuscito a gettare il cuore oltre l’ostacolo del retrogusto delineando nuovi orizzonti nella memoria gustativa del sottoscritto.

Quando Sideways usciva nelle sale italiane, quel mondo mi sembrava così incredibilmente adulto, all’epoca la pinta di Slalom era la birra più buona in assoluto e le bottiglie di vino erano quelle da bere nei bicchieri di carta durante qualche festino universitario tra i fumi di sigaretta stando attento a non beccare il recipiente che fungeva da posacenere. Oggi rivedere Sideways fa tutto un altro effetto, scommetto che qualsiasi appassionato si riconosca un po’ in Miles Raymond e alla fine della giornata l’unica cosa che conta è con chi l’hai condivisa quella cazzo di bottiglia di merlot.

Verdugo Veneto Merlot igt, Masiero

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