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12 Aprile 2022

Elogio della lentezza (di houseboat e Cognac)

Era il 2008.
Con alcuni amici decidemmo di andare in vacanza in Belgio in houseboat.
Le houseboat sono imbarcazioni lunghe almeno una dozzina di metri che a volte sembrano chiatte, altre yacht.

La nostra, vista da fuori, era bellissima, bianca, affusolata. Dentro era minuscola ma eravamo in 6 e ogni coppia aveva la sua cabina e un bagno. C’era poi una stanza comune con un tavolo sul quale giocare a carte durante i momenti di noia.

Scegliemmo il Belgio perché aveva meno chiuse rispetto alla Francia. Superare le chiuse, a leggere le recensioni, era il momento più noioso, ma in realtà le poche che facemmo furono persino divertenti, con le manovre incredibili per far stare il maggior numero di houseboat guidate da turisti incapaci in uno spazio ristretto.

Le houseboat navigano su canali artificiali quasi immoti e sono facili da guidare una volta che prendi la mano. L’addestramento durò 10 minuti: “così accendi, così spegni, così vai avanti, così vai indietro, così giri. Ci vediamo tra una settimana.”.

La velocità di punta della nostra houseboat era di 8 km all’ora.
Le biciclette sull’argine dei canali ci superavano senza sforzo così come più di qualche corridore.
Le houseboat allenano la pazienza, obbligano a rallentare i ritmi. Le manovre sono lente, la marcia è lenta, e col passare dei giorni rallenti anche tu, in simbiosi.

La “crociera” durò una settimana, ad anello. Lo stesso tragitto avremmo potuto percorrerlo in un giorno solo in macchina, ma non sarebbe stata la stessa cosa.
Vedere Bruges in lontananza, aspettarla, sentire profumi e rumori che cambiano pian piano ma non poter fare nulla per accelerare il passo è un’esperienza anacronistica, fuori dal tempo, bellissima.

Non avevo idea che avrei ripensato a questa bellissima vacanza una sera qualunque di 14 anni dopo bevendo un Cognac.
Il Cognac, come le houseboat, allena la pazienza.
Se vuoi godere un Cognac lo devi aspettare, come Bruges, lo versi, lo guardi, ti siedi comodo, coccoli il bicchiere, e attendi.
Potresti berlo subito, certo, ma sarebbe come andare a Bruges in macchina, lo spostamento di un pendolare invece di un viaggio.

Inizia pungente, il Ragnaud Sabourin Fontvieille Grande Champagne, con un pizzico di rancio che ricorda la Jamaica, piccante di pepe e macis, e poi fumo di camino. Viene voglia di berlo ma aspetti.

Passano i minuti, forse venti, torni sul bicchiere e compare la dolcezza del legno buono, la vaniglia e un pizzico di cannella, tabacco dolce. Bruges si avvicina.
Si muove lento il Cognac, ma non sta mai fermo; basta cambiare l’inclinazione del bicchiere che spunta qualcosa di nuovo, un fiore, il mallo della noce.

Altri minuti e arrivano i primi sentori di frutta, una pera leggera, l’uva sultanina, l’albicocca secca, la scorza d’arancia, e l’acidità accennata del ribes bianco.

Dopo forse quaranta minuti il primo sorso. Calore in bocca, la spezia buona, la freschezza dei frutti, la gola che non brucia per nulla, e poi viene il bello.

Sei arrivato in città, rallenti ancora, i canali si restringono, il verde degli argini è diventato il rossiccio dei mattoni, i turisti arrivati in aereo o in auto ti salutano e ti invidiano. Ti fermi e quasi non ti accorgi della differenza.
Scendi e cammini piano.

Continuano a echeggiare in bocca e al naso la dolcezza del tabacco, la vaniglia appena accennata, la nocciola e un pizzico di frutta, quel primo sorso non finisce mai.
È passata quasi un’ora, hai rallentato il ritmo, come in houseboat, godi del silenzio e del tempo.

La longueur, la longueur c’est tout, monsieur!” mi scrive il Maestro.

Ognuno di noi ha bisogno di un viaggio houseboat, e di un buon Cognac.

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