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11 Aprile 2022

Eccola qua, la fauna esotica del Vinitaly 2022

Un caro saluto dal Vinitaly 2022 perché tutta questa bolgia alla fine c’era mancata. Anzi, ormai poco avvezzi a trovare così tanta gente tutta insieme, belli ebbri e solfitati, siamo andati in giro ad osservare la fauna esotica dei vinitalari.

Campione di riferimento oggettivamente troppo ghiotto per farselo scappare.

L’hipster arricchito
AI piedi stivaloni da texano alla Lorenzo Lamas ovviamente di pelle di leopardo, barbetta fine fatta la mattina stessa dal barbiere di fiducia. Camicina comprata 4 mesi prima apposta per il Vinitaly e passo felpato da puma in caccia della preda. Tutto finto trasandato però, of course!

L’aziendalista
Giacca e cravatta che non molla dalla prima comunione. Si aggira puntuto e perfettamente impomatato come un pesce nell’acqua nei corridoi veronesi. Cinturone in vita con tutti i 18 biglietti da visita differenti per clientela e ISEE di chi ha di fronte. Sorrisone stampato e via a conquistare fatturato.

Lo scandinavo
Lo riconosci da 80 metri di distanza perché svetta serafico tra la folla di almeno 20 cm. Beone e beato vive il Vinitaly come il suo Valahalla. Alla ricerca di vino non convenzionale viene spesso abbindolato dal solito Totò italico che gli vende pure l’Arena di Verona oltreché vino edulcorato. Però fa simpatia.

La gnocca
La categoria ha subito una grande flessione negli ultimi anni ma è rimasta un evergreen. Lascia la scia profumata che nemmeno un vitigno aromatico. Non si capisce cosa cazzo faccia davvero al Vinitaly se non provocare come un qualsiasi vino vulcanico grande salivazione nel maschio alpha in fiera. Profumiera.

L’entusiasta
Che non è propriamente un outfit ma uno state of mind. Uomo, donna, nome, animale e città che sia lo riconosci dalla febbrile eccitazione e dall’ormone erotico che sprigiona. Sta sempre allegro e zompettante e convince tutti ad andare ad assaggiare anche lo sciacquo del lavandino dei bagni chimici fuori dai padiglioni. Inguaribile ottimista.

Il vinnaturista arrivista
Si traveste la mattina fuori l’entrata (purtroppo le cabine telefoniche non ci sono più e deve accontentarsi dei bagni dell’autogrill). Si presenta col classico apparel da vinnaturista con camicia a scacchi di flanella e t-shirt che rimanda alle etichette dei suoi vini o a qualche pseudo moda poppegean popperup anni ’90 (perché sono praticamente tutti 40enni questi personaggi). E si camuffa al suo stand per vendere gli avanzi di vasca al prezzo di un krug. Genio

Quelli col cappello
Categoria ampia e non eterogenea ma riconoscibilissima. Perché diciamocelo: ma cosa cazzo ci vai a fare in una fiera col cappello tipo Madonna o Humprey Bogart? Molto Maneskin: sono fuori di testa ma diversi da loro!!

Lo sciatto
Lo riconosci non solo dai vestiti della Standa degli anni ’80 ma soprattutto dallo sguardo lesso e dall’andatura sbilenca. È il classico tipo che si è fatto 10 ombre già in fila prima di entrare per scaldare il palato. Amici standisti, occhioo!

 

Ora che ci penso, di categorie ne mancano tante e potrei andare avanti a lungo ma chi c’è stato ieri mi darà sicuramente una mano.