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5 Aprile 2022

Intravino Communication League. And the winner is… (in loving memory of Antonio Tomacelli)

Canonicamente s’intende che la prima nota di degustazione della storia sia quella redatta il 10 aprile 1663 da Samuel Pepys, funzionario della corte inglese, da poco restaurata col ritorno in patria di Carlo II. Quella nota di degustazione era estremamente semplice “Bevuto tipo di vino francese, chiamato Ho Bryan (inglesizzazione di Haut-Brion, ndr), che ha gusto buono e più particolare che abbia mai assaggiato”. Per quel che mi riguarda la storia delle note di degustazione come genere letterario, avrebbe potuto tranquillamente esaurirsi con le poche righe dell’ottimo Pepys, dato che ritengo che non ci sia niente – nemmeno le interviste ai giocatori di calcio – di più noioso da leggere delle note di degustazione dei vini. Tutte, nessuna esclusa.

Che le note di degustazione fossero una noia mortale è sempre stato noto in primis a coloro che hanno iniziato a scriverle. Normalmente giornalisti inglesi, colti, raffinati e se possibile benestanti, proprio come il Pepys (il quale, da bravo inglese, appuntò quella sua degustazione a 3 settimane esatte dall’aver annotato, sullo stesso diario, la propria ferma volontà di non bere più alcool). Ci volle un americano, tale Robert Parker a rinnovarne il destino, farcendo codeste noiose righe di espliciti riferimenti al sesso (sarà banale, lo so, ma tira sempre) e aggiungendovi il ben noto strumento del diavolo conosciuto come “quei cazzo di punteggi”.

Fu quello il modo di Parker di rendere chiara l’alleanza fra sé e i produttori di vino. Coloro a cui egli offriva uno strumento di marketing potentissimo, ipocritamente travestito da giudizio indipendente e utilizzabile ad ogni latitudine con la maschera dell’obiettività. Questo breve excursus servirà ad intenderci sul perché i divulgatori del vino abbiano pieno di diritto d’essere sovente a scrivere per un pubblico fatto non già di bevitori, ma di produttori di vino. Chi avesse voglia di affermare il contrario può scrivere qua nei commenti (meglio se aggiungendo nome e cognome, sì da sapere).

Nel frattempo a me urge chiarire che no, non troverete qui il vincitore della Intravino Communication League, il nostro piccolo gioco dedicato ai divulgatori di vino in lingua italiana. Per vari motivi, il primo è che era già stato deciso che il giorno in cui avessi dovuto nominare il vincitore di questo gioco avrei chiarito che, per quel che mi riguarda, il vincitore morale sarebbe stato il grande Marco Baccaglio. Baccaglio cura da anni un vero blog di informazione fatta in modo serio, preciso, puntuale: I Numero del Vino. Si tratta del blog a cui si rivolge chiunque sia in cerca di informazioni utili a rappresentare sinteticamente situazioni complesse. Numeri veri, non “quei cazzo di punteggi”. Questo è il primo vero riconoscimento assegnato alla fine del nostro gioco.

Il secondo … beh, il secondo è quello che è stato chiaro da quando la brutta notizia della morte di Antonio Tomacelli ci ha raggiunto. Questo gioco non poteva che essere dedicato a lui e al suo ricordo. Ho scritto sia a Giampaolo Gravina che a Leonardo Romanelli. Loro erano arrivati in finale a loro era giusto chiedere se fossero d’accordo nel non svelare il vincitore e fare di questo ultimo post un omaggio – a nome di tutti coloro che hanno preso parte a questo gioco – ad Antonio Tomacelli. Sia Giampaolo che Leonardo mi hanno subito risposto di sì, senza esitazione e questa cosa va a loro merito. Se sono arrivati in finale non è solo perché di vino sanno e di vino hanno tanto raccontato, ma perché son persone che meritano il rispetto di cui godono e lo hanno dimostrato anche stavolta.

Intravino è stata – e spero continuerà ad essere – una storia strana nel mondo della comunicazione del vino. Un blog collettivo, piuttosto disorganico, piuttosto disallineato. A tratti caotico, a tratti poco facile da decifrare. Eppure da oltre 10 anni è una delle pagine più lette e sincere dell’intero panorama italiano (almeno per quel che riguarda le parole dedicate al vino). Collusi, se così si può dire, siamo un po’ collusi anche noi e ci mancherebbe. Se ci mettessimo a scagliare la prima pietra, troppe indietro ce ne avrebbero a tornare. Ma delle tante cose che non siamo riusciti ad essere, proprio per colpa di quell’eccessiva anarchia … beh non siamo mai riusciti nemmeno ad essere collusi fino in fondo.

Il merito, o la colpa, è principalmente di Antonio. Credo almeno al 99%. E di un carattere poco incline al compromesso e per questo così raro.

Se non fosse chiaro Antonio era un amico. Un amico vero. E mi manca terribilmente.