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4 Aprile 2022

Intrawine #5: Auf Wiedersehen Pét, Blind Ambition, Asti Spumante & Ucraina e baby Bordeaux

Eccoci qui, Intrawine torna con una nuova carrellata di articoli scovati e scelti tra quello che di interessante è uscito nelle ultime due settimane sulle testate di mezzo mondo. In questo numero i podcast e il mondo del vino, una riflessione sulla FIVI alla luce dell’elezione del nuovo presidente, gli strascichi della guerra in Ucraina sul mercato italiano e un’analisi sulle viti vecchie.
Questo è l’antipasto, le portate principali le trovate qui sotto.

Buona lettura.

I podcast e il mondo del vino
Nulla di nuovo se vi dico che i podcast siano il fenomeno mediatico del momento. Ma è interessante capire come questo nuovo formato venga declinato in relazione al vino. Qui una panoramica su alcune tendenze che nel mondo anglosassone stanno trovando spazio e che vedono il podcast come un mezzo per fidelizzare clienti, creare relazioni e aumentare le vendite. Se addirittura un istituzione come il wine merchant londinese Berry Bros & Rudd ha lanciato il proprio è il segnale che il futuro della comunicazione sul vino passa anche di qui.

Podcasts – The New Way to Communicate with Wine Drinkers? (Meininger’S Wine Business International)

Tempi bui per l’Asti Spumante
Segnalo qui l’ennesimo risvolto che la guerra ai danni dell’Ucraina ha nei confronti del mercato mondiale nel vino e quindi di rimbalzo anche su quello italiano. Qui un’analisi degli effetti sulle vendite di Asti Spumante nei mercati russo e ucraino, che rappresentano 14 milioni di bottiglie vendute. Il rischio ulteriore è rappresentato dai possibili mancati pagamenti derivati dalle sanzioni inflitte all’economia russa.

Asti Spumante in jeopardy due to Russia-Ukraine war (The Drinks Business)

L’invasione dei pet-nat
Il pezzo di Simon J. Woolf tocca uno dei nervi scoperti del movimento naturale, i cosiddetti pet-nat e la confusione che si genera quando si inizia a parlare di metodo ancestrale, rifermentazione in bottiglia e appunto petillant naturel. Quello che era innanzitutto un metodo legato ad alcune aree geografiche e connotato da ragioni storiche, culturali e ambientali è diventato una pratica che ricorda l’uso della barrique negli anni ’80/’90, pervasivo, onnipresente e omologante.

Auf Wiedersehen Pét (The Morning Claret)

Omologazione VS Originalità: una discussione aperta
Trovo che i contributi che escono sul sito di Tim Atkin siano sempre centrati, aprono discussioni pertinenti per chi si interessa di vino. In questo scritto di Robert Joseph, la cui lettura si abbina bene alla segnalazione precedente, si pone l’attenzione sulla replica sterile che spesso viene fatta da innumerevoli produttori di modelli che appartengono a specifiche aree e zone. Spiego meglio. Qual è il senso di ripetere “ricette” produttive omologate ovunque e in qualsiasi condizione? Non basta piantare del sangiovese in California per ottenerne versioni avvicinabili a quelle del Chianti per esempio. Quello che emoziona è quando un produttore rompe le regole per creare qualcosa di nuovo, una bottiglia prodotta senza seguire passi già percorsi da altri.

Writing your own lines (Tim Atkin) 

L’anomalia della FIVI
Il sempre puntuale Angelo Peretti fa una riflessione articolata sulla natura anomala della FIVI a pochi giorni dall’elezione del nuovo presidente Lorenzo Cesconi e del consiglio direttivo. Proprio a questa “anomalia”, per usare le parole di Peretti, corrisponde la sua efficacia, la sua capacità unica di fare gruppo, di mantenersi in equilibrio e in forze pur accogliendo al suo interno differenze, visioni antitetiche e posizioni asimmetriche. Si potrebbe sintetizzare che il tutto è maggiore della somma delle parti.

Quell’anomalia che appartiene alla Fivi (The Internet Gourmet)

Va in scena la Chianti Classico Collection 2022: alcuni report da leggere
Si è conclusa da poco la Chianti Classico Collection 2022 che ha visto l’introduzione per la prima volta delle UGA (Unità Geografiche Aggiuntive) per il momento riservate solo per la tipologia Gran Selezione. Oltre ai soliti e puntuali report targati Intravino (uno sui vini d’annata l’altro sui Riserva), qui di seguito due approfonditi report dall’evento fiorentino. Il primo a firma del duo Boco-De Cristofaro uscito su Tipicamente e il secondo di Carlo Macchi. Per quanto riguarda l’annata 2020, volendo sintetizzare a colpi d’accetta, ci troviamo davanti a vini armonici, dotati di slancio gustativo, freschezza e luminosità, in cui la godibilità non pregiudica una ricchezza espressiva, anzi.

Chianti Classico Collection 2022: il nostro report (Tipicamente)

Chianti Classico Collection alla Leopolda: annata 2020 figlia di un percorso virtuoso (Winesurf)

“Piccoli” Bordeaux
Spesso quando poniamo l’attenzione su una zona vinicola uno sguardo superficiale coglie soltanto le grandi cantine, i produttori totem che occupano in modo pervasivo la scena, lasciando intendere che al di sotto di essi poco o nulla succeda. Mai come a Bordeaux questo assunto si è trasformato in una realtà condivisa. Eric Asimov in questo pezzo pone l’attenzione invece su dodici vini che non provengono da sfarzosi chateaux ma da piccoli e medi produttori che nell’areale bordolese lavorano in modo biologico o biodinamico, pratiche che in una terra refrattaria come quella stanno guadagnando sempre maggior spazio.

A Farmer’s Dozen From Bordeaux (The New York Times)

Vecchie viti sono sinonimo di qualità? Parliamone
Si sente spesso parlare dell’età delle viti, di vecchie piante, della qualità intrinseca che i vini prodotti da queste dovrebbero avere. Ma è realmente così? E se sì, da cosa dipende? Se lo chiede Jamie Goode in un articolo che cerca di fare chiarezza sull’argomento con la proverbiale profondità scientifica che caratterizza l’autore. La conclusione è che l’età di una pianta ha il suo peso specifico nella riuscita di un vino di qualità ma da sola non va da nessuna parte. “Give me a 15 year old vine on a great site versus a 50 year old vine on the fertile valley floor any day.”

The science of old vines (Wine Anorak)

Un documentario da vedere
Qui un pezzo su Blind Ambition, documentario del 2021 che racconta l’avventura dei quattro sommelier che compongono la squadra dello Zimbabwe e il loro viaggio per partecipare in Francia ai World Wine Tasting Championships. “These were people empowering themselves. In a brief epilogue, we see Joseph, Marlvin, Tinashe and Pardon raising money for charities, developing their own wine brands, selling wines overseas, providing employment and opportunities to others and developing plans to take viticulture back to their native Zimbabwe. The message of hope is heart-warming and inspiring; you have to wish them well.” Non manca nulla: c’è una sorprendente storia di riscatto e speranza, i grandi territori francesi del vino, quattro personaggi interessanti. Vale la pena cercarlo e vederlo in definitiva.

Wine Movie’s Powerful Message (Wine Searcher)

Foto da premio
Un chiusura una carrellata di foto bellissime dalla shortlist del The Wine Photographer of the Year. Enjoy!


Tutto su IntraWine, la rassegna stampa di Intravino:
– IntraWine: la rassegna stampa di Intravino #1 Febbraio 2022
– IntraWine #2: Melania Battiston, fumetti, Buttafuoco, gusto “salato” e DRC
– IntraWine #3: vino “croccante”, Barolo a La Place, terroir di Internet e guerra in Ucraina

– Intrawine #4: Chianina & Syrah, Libano, NFT, bicchieri da osteria e cure palliative

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