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30 Marzo 2022

Degustazione alla cieca? No, grazie! O forse sì

Non bastano undici stelle per fare una grande squadra (e il Paris Saint-Germain ne è la prova) così come non basta coprire undici bottiglie per fare una degustazione alla cieca. Come per costruire una grande squadra, anche la degustazione ha bisogno di un coordinamento serrato. Nel delirio social-mediatico ormai si vede laqualunque, con batterie improbabili che vanno dal Rodano all’Abruzzo passando per Bordeaux, con magari un Amarone a metà batteria, e francamente tutto questo a mio parere non ha senso.

Partendo dal presupposto che si può bere ciò che si vuole quando si vuole, il problema nasce quando poi si sentenzia quale sia il migliore dei tanti. Difficile se non impossibile apprezzare un vino giocato in finezza, tutto sfumature e sussurri, dopo un vino con estratto mostruoso e 15 gradi di alcol perché così facendo non si rende giustizia né al primo che verrà oscurato e neppure al secondo che potrebbe risultare fin troppo piacione.

Vi dirò di più: anche nel caso di una degustazione coperta di vini della stessa tipologia e annata – sicuramente più rivelatrice – occorre fare molta attenzione all’ordine di bevuta perché vi sono stili e qualità ben differenti e anche tra vini affini vi sono centometristi e maratoneti: particolare da non trascurare se vogliamo una panoramica corretta del reale valore delle bottiglie.

Tutto questo pippone per dire che non ho nulla contro le bevute al buio a patto che siano fatte sotto l’attenta regia di qualcuno. Quando mi capita di farne, prima cerco di stabilire un ordine di “pesantezza” dei flaconi, dal più leggero al più pesante, ma questo non basta, perché non è detto che un peso massimo sia migliore di un peso piuma (anzi, spesso è il contrario) anzi vuol dire che è solo più forte ma magari con un bagaglio di colpi decisamente più limitato. Dopo aver deciso la successione, faccio bere tutti i vini ripetendo almeno due volte il giro in modo che tutti abbiano tempo a sufficienza per mostrarsi al meglio. Nell’ultima degustazione che ho fatto con sei rossi della Cote de Beaune, alla fine la bottiglia più entusiasmante si è rivelata quella che in partenza era più contratta. Aveva solo bisogno di più tempo delle altre.

Discorso diverso, invece, per quel che riguarda la singola bottiglia coperta per dare un giudizio non condizionato da fattori esterni. Lì sì che si possono avere piacevoli sorprese e spunti interessanti. Alcuni anni fa, ad esempio, mi fecero bere Chateau Lafite 1997 alla cieca e dissi che era un vino solo discreto, sicuramente ben fatto ma con poca energia, cosa tra l’altro confermata nell’arco della serata.

In conclusione, divertiamoci a bere blind ma se vogliamo fare classifiche, dare punteggi o semplicemente capire qualcosa in più di questo meraviglioso mondo, ahimé, un cappuccio sulla bottiglia non è certamente sufficiente.

Di prezzo, blasone e marketing parleremo poi un’altra volta.

[Credits: Fisar Milano]