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28 Marzo 2022

8 vini rosa e il mio amore per il ciclismo (aspettando il Giro d’Italia 2022)

“I sax spingevano a fondo come ciclisti gregari in fuga” (Paolo Conte, Boogie)

Abbandonate le abitudini gregarie mi concentro sulle bocce a tinta rosa. Per istinto gregario si intende l’attitudine di alcune specie animali a vivere in gruppo. Nel ciclismo, i gregari sono operai specializzati del pedale ai quali il caso fornisce talvolta l’opportunità di gareggiare liberi dagli obblighi di squadra.

Per estensione e con un po’ di fantasia, i vini gregari sono quelli sacrificati sull’altare delle più celebrate selezioni. Vini che spesso rappresentano la solida base economica sulla quale le aziende costruiscono il successo delle etichette di punta. Ma come nel ciclismo, può succedere che una bottiglia si prenda la sua bella rivincita conquistando un’effimera maglia tanto rosa quanto il più snobbato tra i colori del vino.

Sì perché di vino rosato, da noi, ci si riempie la bocca soltanto a parole. Ecco otto esempi da godere poco dopo ma anche poco prima di aver riposto il piumone nell’armadio. Son vini buoni per tutte le stagioni e proprio senza problemi.

Domaine de la Mordorée, Vin de France Cuvée Rosé La Remise 2019
La Remise è un po’ il portaborracce di quest’azienda biodinamica e anche l’unico vino a non fregiarsi della denominazione Tavel. Prodotto con grenache, marselan e una quota minoritaria di merlot, ha un colore quasi-spritz che mette allegria e sete solo a vederlo. Nasino minuto e grazioso di mandarini e fragoline, bocca generosa, schietta e calda. Snello nonostante sfiori i 15 gradi alcolici, possiede un guizzo da finisseur che potrebbe far fessi molti blasonati colleghi. Circa 10 euro on-line.

Bonavita, IGT Terre Siciliane Rosato 2020
Dopo una versione 2019 per me un po’ deludente, riecco il Rosato Bonavita in tutto il suo splendore. Scuro quasi quanto un rosso, naso vinoso, fragole, caramello, una punta di vaniglia, timo e origano, sorso vellutato di corpo e struttura, beva fuori dall’ordinario. La bottiglia finisce nello spazio di un cronoprologo. Nel gruppone IGT Terre Siciliane in quanto il disciplinare della DOC Faro (zona a nord di Messina) non prevede la tipologia rosa. Fisico da passista scalatore si difende bene contro il tempo. Ha tutte le qualità per diventare il Vincenzo Nibali dei rosé. Sui venti euro.

Domaine des Trottières, AOC Rosé d’Anjou Champ d’Oiseaux 2020
La “fuga bidone” è prerogativa esclusiva del ciclismo. Emblematica quella che portò Claudio Chiappucci a sfiorare la vittoria al Tour de France del 1990. Pescando tra le offerte online mi son preso spesso dei gran bidoni ma ho anche scoperto bottiglie intriganti come questo Rosé d’Anjou, un demi-sec (fermo) della Valle della Loira, leggero come una piuma, in bilico tra zuccheri residui (parecchi) e frazione acido-sapida (importante). Uvaggio di gamay e grolleau noir con macerazione brevissima e filtrazione tangenziale pre-imbottigliamento per evitare rifermentazioni indesiderate. Il contesto organolettico è disimpegnato con fragoline mature in bella mostra e un tocco di mentuccia a rinfrescare il finale. Perfetto in fuga solitaria in un pomeriggio-dolce-assolato-terso, mi intrigherebbe accostato a una grigliata di crostacei ma la bottiglia ha già tagliato il traguardo da un pezzo. L’ho visto in offerta a 6 euro…

A’ Vita, Calabria IGP Rosato 2016
Dalla zona di Cirò Marina giungono alcuni tra i più fulgidi esempi di rosa autoctono di territorio. Ho una predilezione per le creazioni di Francesco De Franco e Laura Violino e il loro rosato biologico, ottenuto da fermentazione spontanea di uve gaglioppo da una vigna a ridosso del mare, è come una cartolina estiva che guadagna in fascino ogni anno che passa, con quei tannini in calce a confondersi tra i ricordi e la sferzata acida che riporta alla realtà. Pedala col rapporto agile per arrivare lontano nello spazio e nel tempo. Si trova on-line a 15-20 euro.

Michel Chapoutier, Tavel AOC Beaurevoir 2020
Chapoutier è un colosso da dieci milioni di bottiglie l’anno provenienti da dieci regioni diverse della Francia. Nonostante i numeri imponenti, l’approccio agricolo è improntato alla biodinamica, tanto che ad oggi è la prima azienda al mondo per ettari certificati. I gioielli di famiglia hanno prezzi fuori dalla mia portata, ma nel listino aziendale c’è il Tavel Beaurevoir che è buonissimo a un prezzo accessibile. Arancia sanguinella ben matura, amarena sciroppata, spezie amaricanti. Acidità non pervenuta, equilibrio misterioso da surplace. Morbido, caldo, corposo e corroborante. Un gregarione che ti trascina di peso in una giornata storta.

Armin Kobler, Alto Adige DOC Merlot Kretzer Kotzner 2018
Non credo che Armin Kobler abbia progettato il Kotzner per tirare la volata all’aristocratica riserva “Klausner” ma le cronache riportano che questo Kretzer (cioè rosato, mannaggia ai tedeschismi) vince in scioltezza e di svariate lunghezze staccando il proprio capitano. Un vino rosa anomalo da merlot in purezza quasi in surmaturazione. Colore carico, sapore pieno e rotondo senza alcun accenno “verde”, frutto molto presente (lampone, melograno, uva spina) così come la frazione alcolica che scalda senza scottare. Un rosato per le serate autunnali quando la bici riposa appesa al muro e la tavola profuma di funghi, castagne, zucca e formaggi grassi. Tappo a vite. Attorno a 15 euro dal produttore.

Le Fraghe, Bardolino Chiaretto DOC Rodòn 2019
Un giovane inesperto al primo anno di professionismo, mandato in avanscoperta sulla salita più dura della giornata, è un po’ così che vedo il Bardolino Chiaretto servito ghiacciato a pochi mesi dall’imbottigliamento in una torrida giornata d’estate. La via provenzale imboccata dai produttori gardesani non implica necessariamente inconsistenza. L’errore principe è consumarlo senza avere atteso almeno un paio d’anni d’affinamento in bottiglia. Il Rodòn 2019 di Matilde Poggi non è ancora al massimo dell’espressività ma ci si sta avvicinando. Dimenticatevi gli aromi artificiali di caramella, qui è un trionfo di agrumi, una punta di cannella e una fogliolina di salvia. In bocca freschezza e sapidità si rincorrono e si completano a vicenda, dissetando con gusto. Corvina e Rondinella da agricoltura biologica fermentate senza aggiunta di lieviti. Tappo a vite. Sotto i dieci euro in cantina.

Château Turcaud, Bordeaux Clairet AOC 2020
All’ultima curva della prestigiosa tappa pirenaica del Tour de France 1988 con arrivo a Guzet-Neige, i fuggitivi Millar e Bouvatier imboccano incredibilmente la via di fuga dedicata alle vetture di servizio, regalando la vittoria a Massimo Ghirotto, generoso gregario di lusso della Carrera. All’ultimo click per un ordine online confondo il termine Clairet (vino rosa carico girondino) con Claret (l’antico appellativo utilizzato dai mercanti inglesi per identificare i rossi importanti di Bordeaux) e mi porto a casa per sbaglio un paio di bottiglie di Château Turcaud. Errore (da 10 euro) da ripetere più spesso. Un quadro vivente di fiori e fruttini rossi in cornice delicatamente aromatica. Al palato è coerente ma appena più delicato. L’insieme lascia una sensazione di piacevole equilibrio e leggerezza. Si beve in un baleno e pur sbagliando strada finisce in alto in classifica.

In fondo anche i grandi campioni hanno cominciato da gregari: Hinault, Lemond, Fignon, Indurain, Pantani… “È il vento del nord che mi farà capitano” cantava Jacques Brel. Il vento di questi giorni d’inverno diffonde un calore inedito come ad annunciare l’avvento della nuova stagione. “Aspetta primavera”, suggerisce John Fante. Ho una bella scorta di vini gregari in tutina rosa che mi aiuteranno ad arrivarci.

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