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25 Marzo 2022

La difficoltà di scegliere il vino (ok, quale MoonSwatch di Omega x Swatch prendo?)

Io al ristorante cerco sempre di andare sul sicuro col vino perché non c’è niente di peggio di una boccia inadatta. Di solito prendo cose che conosco e che mi piacciono eccettuato un caso, anzi due: quando la figura di sala ha carattere e piacere di comunicare, è divertente affidarsi e seguire un percorso, dialogo misto a bicchieri meno noti arricchiscono l’esperienza anche se il prodotto è apprezzato solo in parte.

L’altro caso in cui mi affido sono i percorsi al bicchiere nei ristoranti stellati con tante portate in cui l’utilità è duplice: vedere se hanno estro e non impazzire con carte dei vini ingestibili. Questa opzione ha però una criticità seria: i percorsi al bicchiere di tanti stellati fanno cagare, hanno vini banali spinti da qualche produttore ambizioso e accettati da sommelier compiacenti che ci mettono poco del loro.

Questa premessa presta il fianco a molte considerazioni ed esaurisce la quota enoica dell’articolo perché in realtà quel che mi preme oggi parla di ben altro.

Domanda: chi impazziva per gli Swatch ormai 30 anni fa?

Domanda collaterale: chi è appassionato di orologi oggi?

Se avete risposto Sì ad una delle due domande vi prego di continuare la lettura ma potete farlo pure in un terzo caso perché ho bisogno di un consiglio spassionato.

Brevissima premessa: lo ammetto, sono uno di quelli che nella vita hanno fatto la fila davanti a un negozio Swatch, genitoremunito, per comprare un qualche pezzo annunciato in pompa magna. Stavamo vivendo un momento clamoroso di storia dell’orologeria moderna e non lo sapevamo. Ve lo zippo in tre righe.

Gli orologi rigorosamente meccanici hanno cambiato la storia dell’umanità: prima appesi ai muri dei paesi per dare un ritmo comune alla vita sociale, poi tra le mura di casa, poi nel taschino e infine al polso: son passati dei secoli, nel mentre. Siamo quasi ai giorni nostri, esistevano già geni conclamati della meccanica orologiera e miti che iniziavano a diventare tali (Rolex).

Poi accadde l’insondabile, quella che i libri di storia chiamano “crisi del quarzo” nippo-americana. Secoli di ingegneria meccanica surclassati da un chip stampato, economicissimo e dall’affidabilità insuperabile per qualsiasi mezzo privo di pila. Il più scrauso dei Casio sarà sempre più preciso del più costoso Patek Philippe da qualche milione di euro.

Un disastro per l’orologeria meccanica, un mondo che stava per scomparire sommerso da debiti e fallimenti.

Poi arrivò Swatch: erano i primi anni Ottanta e fu un colpo di reni a riportare in Svizzera il pallino della questione: orologi simpatici, divertenti, belli, diversissimi e modaioli rubarono la scena a tutti creando scene di isteria collettiva. Quando facevo le scuole medie esistevano vari giornaletti che parlavano di Swatch e li divoravamo letteralmente, illudendoci che un giorno l’Happy Fish o il Gulp avrebbero preso valore. Non è andata così, l’orologeria meccanica di qualità si è totalmente riposizionata sul mercato e oggi lo spettro di possibilità è molto ampio e variegato, con gli smartwatch che stanno scuotendo le fondamenta come un tempo fecero Casio e compagnia.

In tutto questo, però, ci sono dei capisaldi, delle icone di storia dell’orologeria: tra le più indiscusse, lo Speedmaster di Omega, il Moonwatch, l’orologio indossato dal primo uomo che andò sulla Luna. Perché ci sono orologi sportivi, eleganti, subacquei, da viaggio, da volo… ma di orologio che è andato sulla Luna ce ne sta solo uno (in realtà ce ne sarebbero altri ma la storia la scrivono i vincitori): e Omega da ormai tanti decenni questo Speedmaster – che è uno dei tre cronografi più iconici in assoluto, senza dubbio – lo ripropone in tutte le salse per fargli prendere valore e posizionarlo sempre più in alto, con una politica dei prezzi che, specie negli ultimi anni, ha fatto quasi raddoppiare il costo d’acquisto (ora le versioni regular stanno sui 7.000 euro): quindi oggetti di lusso ma nella fascia ancora “umana”. We could be heroes just for one day, più o meno.

Pensate: Omega è il terzo grande brand di orologi di lusso per fatturato (dopo Rolex che stacca tutti di brutto e Cartier) ma fa parte dello Swatch Group, che negli anni ha acquisito importanti brand di lusso dell’orologeria. Così vicini e così lontani, si direbbe.

Poi ieri il colpo di genio del marketing che non t’aspetti: uscirà sabato 26 marzo il MoonSwatch cioè il Moonwatch di Omega x Swatch: la forma è quella del Moonwatch, ma sotto c’è il motore di Swatch quindi una pila e un telaio in bioceramica che è la exit strategy per distanziarsi dalla plasticaccia.

Risultato? Il delirio! Isteria collettiva come non se ne vedeva da anni, forum impazziti, chat roventi, screenshot che girano i continenti tra anteprime e rumors. Chi vuole approfondire trova qui una ricostruzione puntuale della strategia.

Ma veniamo a noi.

Questo è l’ultimo Speedmaster, per la precisione Moonwatch Professional Co-Axial Master Chronometer Chronograph 42 mm referenza 310.30.42.50.01.002.

Chi avesse 7.700 euro sul conto lo può comprare qui.
Però ora viene il bello perché se questo sopra è abbastanza inaccessibile, quelli sotto, i nuovi Omega x Swatch (sul sito di Swatch si vedono benissimo), sono decisamente più accessibili. Non solo: sono tanti, di tutti i colori e per tutti i gusti. La collezione da 11 pezzi comprende 9 pianeti, una stella e un satellite, storytelling e marketing ad altissimi livelli. E ogni coperchio della batteria sul retro ha un’immagine del corpo planetario che ispira il design.

Ma come al ristorante, dove mi perdo tra etichette sconosciute, così mi sto perdendo nel tripudio di opzioni che mi è capitato sotto agli occhi e chiedo cortesemente un aiutino del pubblico.

Pronti e concentrati?

Avanti! Eccoli qua.

 

 

Lui è Moon, quello che più vuole ricordare l’originale.

Neptune celebra il gigante di ghiaccio con un blu intenso e gelido.

Mission to Mars è uno dei più “filologici” perché ricorda una storica versione del Moonwatch, soprannominata Alaska Project, e caratterizzata da questo mix di bianco e rosso.

Earth blu e verde mi piace di brutto, lo trovo originale ed elegante oltreché indossabilissimo.

Mercury è un omaggio al veloce messaggero alato in grigio scuro e fa la sua porca figura, effettivamente.

Saturn è di un bel beige con l’anello di Saturno ad ore 6.

Pluto è dedicato al pianeta “nano” in grigio e bordeaux, e quel colore vinoso mi tocca dentro…

Poi c’è Sun in giallo oro spazzolato.

Mission to Venus in rosa celebra il pianeta dell’amore e ha i sottoquadranti ovali, direi da donna e mi sembra sia quello fornito con due cinturini.

Jupiter color bronzo con lancetta dei secondi “Ultraman” arancione.


Last but not least, Mission to Uranus, tributo celeste al dio greco del cielo che si inserisce in un filone modaiolo molto in voga come quello dei celeste Tiffany, cui varie aziende hanno dedicato edizioni limitate e costosissime.

Orologi in vendita da sabato mattina, solo offline e solo nei negozi Swatch. 250 euro il prezzo, solo due pezzi a testa e sono previste code importanti, se è vero come è vero che stamattina i telefoni dei punti vendita erano letteralmente bollenti.

Ma quindi, quale scegliere?

Ho fatto un sondaggio tra i miei amici e questo è il risultato.
Andrea: Moon poi Mercury e Neptune.
Mik: Moon e Neptune.
Greg: Mars ma anche Mercury.
Gianluca: rosso o giallo, ma più rosso, quindi Mars o Sun, quello che io personalmente avrei messo tra i meno appetibili.
Per Valentina, che non ha alcun interesse negli orologi, i primi tre nomi scelti sono Sun, Venus rosa e Mars, quindi almeno due su tre tra quelli che uno direbbe meno interessanti.

Io sono incerto tra Neptune e Earth, mi piacciono tanto, e completo il podio con Pluto. Poi magari live cambierò idea, sì perché ci siamo dati appuntamento alle 05:30 al casello di Asti Est per poi filare a Torino e metterci in fila.
Delirio puro. Qualsiasi consiglio è ben accetto perché siamo alla follia.

Poi se uno è arrivato fin qui, ha senso che si veda il video di Fratello Watches, perché una settimana fa Swatch ha invitato in azienda una dozzina di giornalisti di settore (mi ricorda qualcosa in effetti) per raccontargli la storia e fargliela abbondantemente documentare. Check it out!

Bando alle ciance, domattina sveglia alle 5, ritrovo alle 05:30 ad Asti e poi via verso il negozio Swatch di Torino, obiettivo MoonSwatch. Per tornare un po’ ragazzini, ne vedremo delle belle ma ancora non ho le idee chiarissime e confido nell’aiuto del pubblico.