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14 Marzo 2022

Sapete che esiste un Master Sommelier italiano? Ecco l’intervista a Matteo Montone

Scambiare due chiacchiere con i sommelier bravi mi sta prendendo la mano. Specie quando mi rendo conto che di alcuni sappiamo così poco. Ad esempio, quanti sanno che c’è un Master Sommelier italiano? Sì esatto, uno di quelli che hanno superato il fuoco dell’inferno celebrato nel film Somm. Ebbene, il MS si chiama Matteo Montone, lavora a Londra e questa è la sua storia.

Ciao Matteo, raccontami qualcosa di te e del tuo percorso professionale fino ad arrivare al titolo di Master Sommelier?
La mia passione per il vino è cominciata molto presto, all’età di 20 anni avevo già partecipato a diversi corsi amatoriali a Milano, ero molto curioso e ciò che imparavo non era mai abbastanza. Fino a quando mi si presentò la magnifica opportunità di essere ospite per un giorno alla Locanda Locatelli di Giorgio Locatelli e affiancare il team di sommelier di Virgilio Gennaro, tuttora Wine Director. Alla fine della giornata fui ispirato da quella vibrante città che era Londra, volevo diventare sommelier e volevo trovare la mia strada proprio a Londra. Partimmo con mia moglie nell’agosto 2013 e quando mi fu offerta la posizione di Sommelier all’Aqua Shard, fu l’inizio di un percorso molto intenso, 10 anni di duro lavoro, studio ma anche grandi soddisfazioni. Dopo breve raggiunsi la posizione di Deputy Head Sommelier al Ritz di Londra: gli anni trascorsi al Ritz sono stati una grande palestra di lavoro, ho imparato tantissimo, specialmente sul servizio. Sono molto orgoglioso di aver fatto parte del team che ha conquistato la stella Michelin nel 2016. Il 2016 fu un anno speciale nella mia vita. Nasce la mia prima figlia Mia Grace pochi mesi dopo aver iniziato come Assistant Head Sommelier alla Loncanda Locatelli di Giorgio Locatelli, finisco il mio Diploma Wset e vinco “Best Sommelier UK” organizzato da AIS. Mi fu poi offerta un’occasione unica come Head Sommelier all’Edition Hotel 5 stelle luxury, con Jason Atherton, grande Chef con stelle Michelin. Dopo un anno divento Wine Director e prendo in mano tutto ciò che è vino nei 4 outlet dell’hotel – da wine buying a education. Durante questi anni ho sempre studiato per raggiungere il titolo di Master Sommelier e partecipato a competizioni. Un altro anno grandioso, il 2019. Nasce la mia seconda figlia Gioia, vinco GQ Sommelier Award, UK Young Sommelier of the Year e World Best Young Sommelier in Korea, organizzato da Chaine des Rotisseurs.
Il 30 ottobre 2020 un sogno si avvera – dopo anni di sacrifici finalmente arriva il titolo di Master Sommelier. Al momento sono Wine Director per un prestigioso Private Members Club in Mayfair e ho una mia attività di consulenze.

Perché hai scelto di diventare MS e non tentare la scalata al titolo di Master of Wine?
Ho sempre avuto molta stima del grande Gerard Basset MS MW, quindi cito le sue parole che condivido pienamente. Per coloro che lavorano nel settore della ristorazione e catering, in particolare on the floor, MS è sicuramente una scelta più organica mentre per coloro che lavorano nel trade, MW è probabilmente la scelta più idonea. Se si fanno tutti e due anche meglio.

Credo che tu sia il secondo italiano ad ottenere il titolo di Master Sommelier (l’altro è Gino Nardella, poco noto da noi ma una istituzione a Londra). C’è solo un italiano, Gabriele Gorelli, arrivato ad essere Master of Wine. Perchè secondo te siamo così poco rappresentati?
Hai ragione, questa è una domanda a cui tutt’ora non trovo una risposta. Però vedo che le cose stanno cambiando – sono ottimista e conosco diversi professionisti italiani che nei prossimi anni diventeranno sia Master Sommelier che Master of Wine. Conosco Gabriele, un grande professionista, ci sentiamo e scambiamo opinioni spesso.

Argomento a cui tengo sempre molto, i cosiddetti vini quotidiani. Il tuo qual è? Nome e annata. E se puoi spiegami il motivo.
Bella domanda! Ho passato diverse fasi e sono molto entusiasta della mia passione attuale per l’Assyrtiko di Santorini. Ne assaggio molti, di diversi produttori – uno che mi piace moltissimo è il Cuvee Monsignori Argyros 2018 da vigne vecchie più di cento anni – un vino con una concentrazione e acidità uniche, penso che nessuna altra uva possa avere un tale equilibro tra concentrazione e acidità.

La bottiglia più importante che ti è mai capitato di aprire? Ricordi che situazione fosse?
La più importante è probabilmente un DRC Romanée-Conti 2010, ma la più importante per me a livello affettivo è sicuramente stato il mio primo fine wine aperto dopo due settimane a Londra, era un Mouton ’89. Mi tremavano le mani nell’aprire la bottiglia.

Londra è un osservatorio privilegiato da cui guardare all’universo del vino mondiale. Qual è la percezione che si ha del vino italiano?
I vini italiani sono importantissimi nel mercato UK – insieme ai vini francesi si spartiscono il mercato come leader. L’Italia ha una gamma di vini che copre sicuramente una fascia molto ampia di richiesta e prezzo e sono presenti in qualsiasi carta dei vini, da pub a locali con tre stelle Michelin.

La Court of Master Sommelier due anni fa è stata travolta da due scandali che hanno avuto grande risonanza globale. Che opinione ti sei fatto in merito?
Sono contro ogni forma di violenza e sopruso. Spero che la nostra società possa solo imparare dagli errori e correggersi per costruire un futuro migliore.

L’Inghilterra viene sempre più riconosciuta come paese produttore di vino oltreché mercato importante. Che idea ti sei fatto dei vini inglesi?
I vini inglesi stanno andando alla grande, chiaramente con gli sparkling metodo classico e vedo un boom nei prossimi anni. Anzi, io stesso da italiano suggerisco di non sottovalutare questa ascesa, ci sono alcuni vini interessanti che io stesso se fossi in Italia includerei nella mia lista.

Infine, che progetti hai per il futuro?
Sto vivendo un momento molto ricco di progetti – credo che il mio futuro mi vedrà lavorare internazionalmente, ma con un focus tra Londra e Italia. Il prossimo autunno lanceremo un nuovo progetto volto ad educare professionisti di settore in Italia – progetto sviluppato insieme all’amico e consulente gastronomo Paolo Tucci. Vorrei contribuire alla formazione della nuova generazione di professionisti del nostro settore, un progetto molto ambizioso insomma. A Londra mi sto concentrando sulle consulenze e sul progetto principale a cui lavoro, un brand di private members club di grande successo e sofisticatezza e in grande crescita.

Per chi volesse approfondire ulteriormente la conoscenza di Matteo, YouTube è sempre una risorsa preziosa quindi check it out.