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4 Marzo 2022

Grillo e Sicilia DOC, tutto quello che avreste voluto chiedere

Mentre stavo rivedendo alcuni degli appunti presi a Palermo lo scorso novembre in occasione di un lungo e approfondito workshop dedicato alla DOC Sicilia mi sono accorto che di materiale non solo ne avevo in abbondanza ma anche che tutte le informazioni che avevo recuperato tra note e materiale stampa erano di sicura qualità, tanto da meritare un riassunto dedicato in almeno un paio di puntate.

A fare da cicerone attraverso la storia e l’attualità delle principali varietà siciliane l’enologa Lorenza Scianna, lei a condurre nel corso di un paio di giornate i diversi momenti di approfondimento che sono necessariamente partiti da lontano con uno sguardo piuttosto ampio sulla situazione generale della regione per andare via via sempre più nello specifico con particolare attenzione nei confronti di due delle più note varietà siciliane: nero d’Avola e grillo (nonostante a guardare i numeri sia il lucido, o catarratto, a vantare il primato con poco meno di trentamila ettari vitati contro i circa quattordicimila del Nero d’Avola e i poco meno di novemila del grillo).

Parto da quest’ultimo. Se da una parte studi molecolari hanno dimostrato che il grillo è frutto di un incrocio tra catarratto bianco e zibibbo (o moscato di Alessandria) dall’altra era stato proprio il suo creatore, l’ampelografo Antonio Mendola, a lascarci precisa testimonianza della cosa:

Seme di Catarratto bianco fecondato artificialmente col Zibibbo nella fioritura del 1869 nel mio vigneto Piana dei Peri presso Favara; raccolto a 27 agosto dello stesso anno; seminato in vaso a 3 marzo 1870 e nato verso il 20 maggio … e così ebbi il piacere di gustarne i primi grappoli nell’autunno 1874. Dedico questo pianta al chi chiarissimo Ing. G.B. Cerletti, direttore della stazione enologica di Gattinara.

E ancora:

Ibridai il Catarratto comune di Sicilia collo Zibibbo, per ottenere unibrido colle virtù miste dell’uno e dell’altro progenitore, per potere fabbricare un Marsala più aromatico.

Una varietà le cui prime tracce in termini di bibliografia sono da ricercarsi pochi anni dopo, nel 1909, quando l’agronomo Federico Paulsen studiando il comportamento del grillo innestato su diversi portinnesti lo considera come “una varietà di pregio” e riferisce che è coltivato in provincia di Trapani e di Messina, sua zona d’elezione ancora oggi.

«Ad ogni modo il Grillo è ormai da considerare il grande vitigno per la produzione del Marsala, ma non è da credere che con esso, con adatta vinificazione, non si possano ottenere vini da pasto perfino di grande finezza; questa strada non è largamente battuta, ma, da molte prove, i risultati sono perfettamente accettabili», così Bruno Pastena nel suo “La nuova viticoltura siciliana” del 1976. Un vitigno le cui qualità sono oggi ampiamente riconosciute e che proprio per alcune delle caratteristiche organolettiche che definiscono i suoi vini vive oggi una fase di grande crescita, ben oltre la sola zona occidentale della Sicilia.

 

In particolare, quando parliamo di Grillo possiamo dire che le gradazioni alcoliche sono accompagnate da una buona acidità totale, con valori di Ph piuttosto contenuti. Che il colore è solitamente abbastanza scarico e che il quadro aromatico spazia dalla frutta e fiori bianchi, agli agrumi. Se vinificato in riduzione (la grande maggioranza dei casi) è possibile preservare la famiglia aromatica dei tioli i cui aromi richiamano frutto della passione, fiori di ginestra, foglia di pomodoro, etc. per un profilo gustativo sempre ricco, di media/elevata struttura.

Nota poi la sua vocazione all’appassimento per la presenza di una buccia non troppo sottile, per la sua acidità e per la sua componente fenolica che conferiscono rispettivamente vivacità e corpo.

L’occasione è stata buona anche per assaggiare una cinquantina di Sicilia Grillo DOC 2020 provenienti da quasi ogni angolo della regione, degustazione perfetta tanto per approfondire la tipologia quanto per iniziare a farsi un’idea a proposito delle sue differenti espressioni in diversi contesti territoriali.

Questi i cinque che mi sono segnato in grassetto, quelli capaci di spiccare in termini proprio di espressività e di qualità assoluta:

Tasca d’Almerita/Fondazione Whitaker, Sicilia Grillo DOC 2020 “Mozia”
Fresco, croccante, invitante su tonalità bianche (biancospino) ma anche gialle (ginestra). Profondo, sfaccettato, spicca per salinità e allungo.

Baglio del Cristo di Campobello, Sicilia Grillo DOC 2020 “Lalùci”
Ricco, generoso non solo dal punto di vista olfattivo ma anche nel sorso tra suggestioni floreali e fruttate, piene, mature. Assaggio di grande finezza, che appaga.

Di Giovanna, Sicilia Grillo DOC 2020 “Helios”
Più ricco non solo in termini di frutto ma anche di peso specifico: vino la cui materia lascia il segno, da cui emerge una piacevole scodata ammandorlata e che colpisce per allungo nonostante la componente salina appaia decisamente in secondo piano.

Fondo Antico, Sicilia Grillo DOC 2020 “Grillo Parlante”
Di straordinaria precisione ed equilibrio, vino di rara compostezza e al tempo stesso grande intensità: ai fiori bianchi si affiancano toni erbacei di primavera per un assaggio fresco, salino, ricco di dettagli.

Planeta, Sicilia Menfi Grillo DOC 2020 “Terebinto”
Note anche di frutta bianca per un profilo olfattivo di intrigante complessità, più continentale che mediterranea tra richiami erbacei, vegetali e di fiori freschi. Assaggio terragno e lieve al tempo stesso, di buona puntualità gustativa.

Appuntamento a breve con un post gemello dedicato al nero d’Avola.

[immagine: Sicilia DOC]