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3 Marzo 2022

Perlydia di Cantine Valpane in verticale. La Barbera estrema di Pietro Arditi

Pietro Arditi è il custode di una cascina e azienda centenaria (Cantine Valpane) nelle terre degli Infernot, cantine scavate nella roccia tipiche del Monferrato. Gli infernot sono architetture dure, sommesse, celate e nascoste alla vista ma dedicate al piacere del vino. Anche Pietro è un po’ così: duro ma dedito al vino, figlio delle sue viti e delle sue valli. Un piemontese bonario, molto sorridente, che da buon sabaudo sa stare al posto suo ma ha slanci e ideali da grandeur espressi assai pacatamente, quasi scusandosene.

Ho capito la sua idea di vino da una frase che pare quasi scappargli lì fra i denti: “Voglio fare vini mondiali”.

Angelo Petracci dell’Associazione Italiana Sommelier mi ha invitato a conoscere Pietro e i suoi vini in una bella verticale organizzata dalla delegazione Valle dell’Aniene. Davanti alla platea, Pietro candidamente avverte che questa è la prima verticale che fa dei suoi vini, suscitando una risata fragorosa e distensiva: “Non so cosa devo dire, non so cosa debbo fare, ma pensando alla verticale ho riflettuto sulle troppe vendemmie che ho alle spalle e… forse era meglio non farla sta verticale”.

È curioso anche lui di assaggiare la longevità della sua barbera di punta Perlydia, il vino che ha voluto dedicare a sua zia Lidia, una donna che è stata pietra miliare della sua educazione sentimentale ma anche enologica, figura che ancora aleggia nella sua piccola azienda del Monferrato. Le barbere di Pietro hanno affinamenti quasi estremizzati, basti pensare che ora è in commercio con la 2010 (in giro trovate anche la 2011 e la 2012 che per lui sono ancora un po’ giovani ma se qualcuno gliele chiede lui contrariato le vende)  La sua idea di vino gioca su concentrazione, matericità, speziature pungenti e tostature fragranti ma, sorpresa, il legno è bandito. Tutti i suoi vini fanno solo acciaio. 

Prima di incontrare Pietro e la sua barbera mi sono riletto il bel pezzo di Samantha Vitaletti qui su Intravino, dove cita una frase di Gino Manfredi che presenta la filosofia di Cantine Valpane: ”Si tratta di vino naturale perché è naturale farlo come è stato sempre fatto in casa loro. Ereditata una tradizione si è portata semplicemente avanti”. E difatti Pietro parla molto spesso di suo nonno come del classico figlio del secolo austero, è ossessionato da questa figura e si è inventato a distanza di due generazioni una vera e propria competizione con lui. Sempre quasi sotto voce si fa scappare una frase che è emblematica per capire l’uomo e il vignaiolo: “Per fare i miei vini sto tornando indietro”. Un uomo alla ricerca struggente e feroce di un abbraccio con quel nonno idealizzato, un vignaiolo che cerca di lavorare meno in cantina e più in vigna ma che, da classico personaggio fuori dal tempo e soprattuto dalle mode, non pronuncia mai la tanto consumata espressione “lavorare in sottrazione”.

Pietro è estremo anche nelle lunghe macerazioni portate avanti nelle vecchie vasche di cemento della cascina – mai smaltate né smantellate – da un minimo di 21 giorni fino a mesi interi. La barbera poi rimane sulle fecce grosse fino a giugno. 

Pietro vinifica solo con i propri lieviti, non fa chiarifiche né filtrazioni, per capire quando vendemmiare non segue i dati tecnici ma si affida all’assaggio degli acini, delle bucce e dei vinaccioli seguendo a braccio la metodologia elaborata dall’ICV – INSTITUT COOPÉRATIF DU VIN di Montpellier. D’altronde, è convinto che la barbera sia la miglior uva da tavola che esista.

Ed eccoci ai vini: Barbera Superiore del Monferrato DOCG Perlydia, Cantine Valpane.

2012
Una barbera del 2012 dopo 10 anni en primeur, iniziamo a capire che ci sarà da divertirsi. La 2012 ancora non è in vendita perché Pietro non la considera pronta. Un naso incisivo, verticale e pungente con frutta e spezia in equilibrio, rosa carnosa, pepe rosa, ciliegia matura, una morbida tostatura. Netto e schietto nei profumi che non virano con l’ossigenazione. In bocca l’attacco è graffiante sulle acidità con tannino leggerissimo e finale potente su ritorni di frutta e spezia, è succoso e sapido. Pietro candidamente racconta che pensa ai suoi vini per accompagnarli al cibo e tutta la vocazione gastronomica esce alla grande in questo vino. Paradigmatico per tipologia e grande per esecuzione.

2010
Annata attualmente in commercio. La frutta inizia a nascondersi nel sottobosco e nelle trame materiche e cupe. Una vena salmastra lo accompagna. Cuoio e pepe nero pungente si legano a un velo di chinato. Un vino duro e composto, austero ma docile e sinuoso in bocca. Un vino in forma smagliante. Inizio a dare ragione a Pietro, il barberista estremo.

2009
Annata con scarsa produzione dopo la perdita totale della 2008, che infatti non è uscita. Ha una leggera volatile che sparisce in un attimo. Poi esce in sordina con note dolci di anice, cacao quasi zucchero filato. Ingresso pulitissimo in bocca, molto delicato ma con una tensione che si rilassa nel palato. Ha una dimensione di bocca molto diversa dalle altre annate che non mi convince in pieno.

2007
Naso duro e crudo. La speziatura si fa largo su note di cacao, anice e tostatura di caffè, la frutta è lontana e latente. A bicchiere mosso una nota di foglia di the si fonde al mirtillo appassito. Chiude su note chinate di iodio e rabarbaro. L’assaggio è pieno ma straordinariamente fresco, con una acidità che sostiene la beva, il tannino è umile e scarico. Finale di bocca iodato, salato e balsamico che insieme danno un senso di vivida energia. E’ quello che ho scelto da portare a tavola per la cena. Il migliore.

2004
Naso materico e caldo, lo iodio sbuffa forte su note olivastre, una nota di carrube, poi in bocca il sottobosco apre un sorso che si fa terragno, un velato tannino però grippante con finale sapido, ma iniziava a dare segni di cedevolezza. Se ne trovate una bottiglia godetevela adesso. Hic et nunc!

2000
Prugna sotto spirito al naso, poi una nota di alloro e sentori quasi maderizzati. In bocca ha una acidità flebile ma ancora vivida, continua sulle note marsalate e ferrose ma l’incedere è piacevole. Non ancora da necrofili del vino ma quasi.